La sinistra che tifa Porreca (che lavora da candidato): "Ma senza padrini, a Foggia vince il modello Abruzzo"

Potenziale candidato del centrosinistra, il presidente di CCIAA è intervenuto ieri all'inaugurazione di 'Polis' e ha tracciato la sua idea di città di fronte a pezzi di mondo della sinistra

La data di intervento è stata decisa circa un mese fa, quando ancora la candidatura di Fabio Porreca non era concretamente nell’aria come oggi. Il corso degli eventi, poi, ha portato (suo malgrado, ma neanche tanto) il presidente della Camera di Commercio a fare la sua prima uscita pubblica da potenziale candidato sindaco del centrosinistra ieri, in via Ciampitti, alla presentazione di Polis, la nuova associazione politico culturale dei “dissidenti” di sinistra. Dissidenti perché di fatto si rivedono gli intramontabili Sabino Colangelo e Ciro Mundi, dopo la fuoriuscita da LeU, una “vecchia gloria” come l’ex parlamentare trinitapolese Arcangelo Sannicandro, altro fuoriuscito come Michele Sisbarra, Stefania Venditti. Questi ultimi in particolare in qualità di segretario e presidente di quello che Colangelo definisce un “laboratorio, che servirà anche ad incrociare culture diverse”. “Gli organismi sono tutti da definire” si smarca però quest’ultimo, consapevole che Polis deve partire senza corpi invasivi ed invadenti. E figure come quello di Colangelo lo sono.

“Il mondo sta andando a rotoli, non c’è più solidarietà. Fermiamoci un attimo e riorganizziamo il nostro pensiero” esordisce in via Ciampitti Stefania Venditti. Non a caso al tavolo, oltre alla Cgil con il suo segretario Maurizio Carmeno, c’è un altro esponente della solidarietà sociale come Antonio Russo, Acli nazionale. “Due candidati sindaci insieme” ironizza qualcuno. D’altronde, non è un mistero che, accanto a Porreca, qualche frangia più di sinistra vorrebbe proprio Russo in campo per la corsa a Palazzo di Città. “Ma non è escluso che i due possano ragionare insieme”. In che termini è un po’ presto per dirlo. Porreca, se lui sarà, deve ancora ricevere la benedizione ufficiale della coalizione. Domani è atteso un ulteriore tavolo. Potrebbe essere la volta buona. Si parla anche di ticket con Pippo Cavaliere, il presidente della Fondazione Buon Samaritano portato in “sposa” fino a qualche giorno fa ed ora spostato a latere, a vice.

Dalle parti di via Ciampitti sanno bene cosa significhi. I giochi non sono fatti sino a quando non sono ufficiali. Tanto più se sulla graticola si sta troppo tempo. E’ accaduto già a Mundi, quando gli si preferì al fotofinish Ciliberti sindaco. Roba già vista, scrolla le spalle qualcuno.

Nel parterre pezzi di sinistra nostalgica, interessati, curiosi. Esponenti del Pd come Alfonso De Pellegrino, di Italia in Comune con Vincenzo Rizzi e Marcello Sciagura, di Socialismo Dauno con Pino Lonigro, di Sinistra Italiana con Mario Nobile e Marco Barbieri, Giorgio Cislaghi, Raffaele Capocchiano, Mimmo Di Gioia, Ottavio Severo, la Cgil, l’ex presidente dell’Ordine dei Medici Salvatore Onorati. Pezzi di mondi di sinistra che provano a riorganizzarsi e a dirsi qualcosa di sinistra, consapevoli del difficile momento vissuto tanto a livello nazionale, quanto locale.

Porreca e la 'narrazione' da candidato

Io non ho ideologie, sono un pragmatico” il biglietto da visita con cui Porreca, profilo di centrodestra,  prova a sedurre quei mondi. E, per quanto esordendo ci tiene a rimarcare la sua presenza in qualità di presidente camerale, a nessuno sfugge la narrazione da candidato. Porreca denuncia ciò che non va e traccia la sua città possibile: zona Asi, infrastrutture, lavoro, servizi pubblici. “Bisogna mettere mano ai veri problema della città. Primo è sicuramente il lavoro e l’assenza di sviluppo. Bisogna assumere l’ambizione di incidere – scuote-. L’ente locale non ha la bacchetta magica ma ha il dovere di provarci”. Da dove si riparte? “Sicuramente dall’area industriale di Foggia – dichiara-: tutti sappiamo che il moltiplicatore dello sviluppo sono gli investimenti. In questo territorio di investimenti rilevanti non se ne sono avuti negli ultimi anni. L’unica potenzialità è l’area industriale di Foggia. E’ chiaro quale impatto occupazionale avrebbe l’industria manifatturiera. Bisogna governare quei presidi in maniera efficiente”. Quindi le Zes, definita  “precondizione per veicolare risorse per investimenti e importante per la fiscalità di vantaggio”. Porreca ricorda le sue dimissioni dal cda dell’Asi: “Mi sono dimesso perché avevo capito che per motivi di carattere giuridico e gestionale non eravamo nelle condizioni di fare questo. E quella è una opportunità mancata. Lì bisogna assumere consapevolezza che bisogna incidere”.

Quindi le “infrastrutture” (torna a battere sull’aeroporto) e la “legalità”, considerata una “parola abusata”. E via con le critiche all’attuale condizione della città. “Il rispetto delle regole deve essere quotidiano. E’ una cosa inaccettabile in una città civile che gli abusi siano sotto gli occhi di tutti, è tutto si sentono legittimati a fare le cose al di fuori delle regole. Oggi abbiamo azioni repressive diverse da quelle del passato. Operazioni molto evidenti.  Ma è necessario che anche la comunità locale collabori”. 

"Si vince col modello Abruzzo"

“Se lui vuole vincere deve adottare il modello Abruzzo, designato sì dai partiti ma la coalizione la deve metterla su lui. Di Gioia e Piemontese lo designano ma poi deve rovesciare il discorso. Solo così può avere appeal, i due assessori rischiano di essere un freno, la gente ha ancora un ricordo negativo del centrosinistra, non si deve marcare il candidato” sostiene, ascoltandolo, un vecchio esponente di sinistra. Che sul profilo di Porreca aggiunge: “Non è di centrosinistra? Poco male. Bisogna rendersi conto che il centrosinistra è perdente, e si deve allargare. Deve fare affidamento sulle liste civiche, ma non quelle di Di Gioia, che sono pilotate. Qui non si tratta né di centrodestra né di centrosinistra ma di rimettere insieme un campo di forze”. “C’è gente delusa come Salvatore Onorati, tutti mondi da mettere insieme”. “Credo – continua- che sia Porreca che Russo sia due figure spendibili, non hanno mai fatto politica, non sono riconducibili ad alcuna amministrazione, devono ragionare tra loro, non con la storiella del vicesindaco, sia chiaro”.  La politica deve fare un passo di lato, insomma. “Anche Emiliano, che credo voglia dire l’ultima parola, lo deve capire” conclude il nostro osservatore.


Russo, "Foggia in declino"

Traccia la sua idea di città anche Antonio Russo. E il suo intervento sembra seguite il filo di questo ragionamento. “Nessuno esce da solo dalla situazione in cui la città si è ficcata. Occorrono parti sociali, partiti, stampa. Rischiamo una deriva pericolosissima” avverte. E punta sulle politiche sociali: “Il tema dei nuovi poveri è decisivo  qui i poveri non sempre si vedono. Immaginare un piano straordinario per le periferie è fondamentale. C'è un tema di welfare anziani che va ripreso in mano. Va ripensato il sistema di trasporto pubblico, anche per loro. È importante non solo il pubblico ma anche il privato sociale che, dentro un ragionamento integrato, possono agevolare tutta una serie di cose. C’è l’esigenza – conclude- di una comunità più coesa e che si riconosce attorno ad alcune cose. Stiamo perdendo l’identità. C'è un declino. Non è più appetibile Foggia. Insieme si può fare un lavoro nuovo”.

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