Barriere Architettoniche a Foggia, Vigiano: “Se il Peba non parte inizio lo sciopero della fame”

La lettera del consigliere della Lega e già presidente Antonio Vigiano al sindaco di Foggia, dopo la caduta dalla carrozzina di un diversamente abile per via delle pietose condizioni del marciapiede

Immagine d'archivio

“Se entro la fine del mese le attività relative alla redazione del PEBA non dovessero partire o quanto meno non dovessero essere calendarizzate, dal giorno 1 febbraio mi vedrò costretto ad iniziare lo sciopero della fame”. Si chiude così, con la minaccia di un'azione eclatante (“auspicando  di non rimanere da solo in questo gesto” scrive),  la lettera aperta che il consigliere comunale della Lega e già presidente della commissione socio-culturale, Antonio Vigiano, ha inviato al sindaco di Foggia, Franco Landella, nelle scorse ore.

Il Peba è il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, finalizzato a rendere le città a misura di disabile. Uno strumento di cui numerose realtà sono ancor oggi sprovviste. Foggia compresa. Da sempre attenzionato dai radicali, è tornato in auge negli ultimi giorni dopo la disavventura patita da un diversamente abile foggiano, denunciata su  Facebook (M.C. è caduto dalla sua carrozzina a causa delle condizioni pietose del marciapiedi, nei pressi della sua abitazione). Una vicenda che ha scosso più di qualche coscienza. “A leggere quella roba mi sono vergognato - scrive Vigiano - e ho sentito la necessità di porgere le mie scuse a questo ragazzo, come a tutte le persone disabili a cui neghiamo la mobilità e la piena autonomia, in quanto non ci sono problemi finanziari che tengano di fronte alla integrazione delle persone disabili nella società, diritto questo di rilievo costituzionale. Penso sia nostro precipuo dovere garantire il “minimo sindacale”, intervenendo con la ditta che si occupa delle manutenzioni ordinarie affinché siano eliminate le voragini e le sconnessioni più importanti presenti sui marciapiedi cittadini, tra l’altro insidie anche per le persone normodotate, facendo più attenzione a quelle presenti nei pressi degli scivoli, affinché siano pienamente fruibili dalle persone in carrozzella”.

Certo che questa accorata richiesta possa essere accolta, “in quanto a costo zero per il Comune di Foggia, che già paga la ditta che si occupa delle manutenzioni ordinarie”, Vigiano passa al Peba. “La Commissione Socio Culturale, che ho avuto l’onore di presiedere fino a qualche tempo fa, è stata l’artefice della mozione PEBA, approvata all’unanimità nella seduta di consiglio comunale dell’ormai lontano 22 giugno 2016. Ricordo a me stesso che la delibera portata all’attenzione del consiglio comunale veniva altresì emendata, così da prevedere che il conferimento dell’incarico per la redazione del PEBA fosse dato entro sessanta giorni dall’adozione della delibera medesima. Per quanto mi riguarda ritenevo poco praticabile quella tempistica, nel contempo ritengo che di tempo ne sia passato sin troppo e altro non debba più passare affinché si dia inizio alla redazione del piano, visto che, tra l’altro, in consiglio comunale è stata prevista una certa copertura finanziaria a tal riguardo”.

Il consigliere si sofferma quindi sui percorsi contorti della burocrazia. “Dapprincipio il mio interlocutore era l’assessore all’urbanistica – scrive -, poi sostituito dal geom. Fattibbene dei lavori pubblici, poi sostituito ancora dal dirigente Ing. Paolo Affatato, il quale inizialmente mi riferiva che aveva provveduto ad interessare della questione un professionista della città di Campobasso, come se nella nostra città non vi siano professionalità altrettanto capaci, ed ora che si è in attesa della disponibilità dell’Università di Pescara, che ha già mostrato grande professionalità in materia. Anche se i tempi si sono già maturati, attendo con pazienza l’inizio delle attività per la redazione del PEBA fino alla fine del corrente mede di gennaio. Già le preannuncio – avverte Vigiano- che se entro la fine del mese le attività relative alla redazione del PEBA non dovessero partire o quantomeno non dovessero essere calendarizzate, dal giorno 1 febbraio mi vedrò costretto ad iniziare lo sciopero della fame, auspicando di non rimanere solo in questo che ritengo un gesto eclatante ma dovuto. Dovuto non perché, sia ben chiaro, abbia velleità nella competizione elettorale che ci accingiamo a vivere, ma dovuto nei confronti di chi ha il sacrosanto diritto di vivere appieno la propria città, gli uffici e le sedi comunali, le scuole e ogni altro edificio posto sotto la nostra egida, e che invece si scontra ogni giorno con la nostra indifferenza, che è poi la vera diversità”.

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