Parco del Gargano, manovre (leghiste) per la presidenza. Ottaviano sconfortato: "Ma quale cambiamento, stesse logiche del passato"

E' sconfortato l'imprenditore garganico e sottoscrittore del "Manifesto per il Parco". "Costa? Un buon ministro ma nessun risultato. Pazienza? Non lo conosco ma serve persona pulita e di spessore". Lega in manovra, cinquestelle all'oscuro

“Attendiamo sfiduciati”. Domenico Ottaviano, imprenditore garganico, tra i fautori dell’associazione Gargano Plastic Free e tra i sottoscrittori del Manifesto per il Parco del Gargano, è ormai rassegnato. “Pensavamo che con il nuovo governo si uscisse dalle solite logiche politiche di spartizione e si mettesse per davvero davanti a tutto il Parco e il suo futuro. Invece il tempo passa, l’impasse resta, di nomi di spessore che possano cambiare le cose qui da noi non se ne fanno. L’ente è ancora senza un presidente e con tutti i problemi che lo attanagliano”. E ancora: “Dai tanti eletti del Movimento 5 Stelle mi aspettavo un impegno maggiore”.

Eletti che, a ben guardare, rischiano addirittura di non toccare pallare rispetto alla partita. La Lega ha dirottato lì le sue mire e anche l’ultimo nome (archiviata la partita Ricci), quello del professore dell’UniFg Pasquale Pazienza, pare venga fuori da quel perimetro: la seconda scelta dopo Trombetta, che resta ancora il primo su cui l’europarlamentare con casa a Lesina, Massimo Casanova, punta. Vicino in passato all’ex assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, potrebbe essere il trait d’union tra i leghisti ed Emiliano, chiamato a condividere col Ministero il nome del presidente del Parco. E tra Maggiano (prima scelta di Emiliano) e Trombetta (prima scelta della Lega a trazione Casanova), il terzo nome potrebbe sbloccare l’impasse. Sarà Pazienza? “A noi va più che bene” spiegano alcuni leghisti, pronti a battezzarsi il nome. In questo scenario, è evidente, il Movimento 5 Stelle e i suoi parlamentari rischiano di non toccare palla. Neanche quelli provenienti dal Gargano, sistematicamente all’oscuro di tutto.

“Sindaci e politica stanno dimostrando di non comprendere lo spirito con cui si dovrebbe governare il Parco e che abbiamo cercato di enunciare nel Manifesto” dichiara ancora, sconfortato, Ottaviano. “Già all’epoca della terna dei nomi Maggiano – Pecorella- Vigilante, il ministro Galletti ed Emiliano dimostrarono che la politica del nome superava quella del cosa fare. Oggi la situazione appare ancora più sconfortante, se è possibile uno scenario più sconfortante. A noi non interessa il nome, ovvio che debba essere una persona pulita e di alto spessore. Ma ci interessa anche cosa farà, la conoscenza della materia, la competenza. E che si dia una guida al Parco. Costa fino a questo momento risultati non ce ne ha portati. Si diceva che la politica sarebbe rimasta fuori, evidentemente i meccanismi delle nomine sono sempre gli stessi”. “Pazienza? Non so chi sia, mai sentito. Ma noi sottoscrittori del Manifesto non ne abbiamo mai fatto una questione di nomi. Evidentemente questa logica continua. Sarebbe utile che tutti facessero un passo indietro individuando una persona non che garbi alla Lega o chicchessia, ma che fosse funzionale al territorio. Non ad una parte politica. Continuiamo a spartire poltrone. Abbiamo eletto una nuova classe politica ma non portano risultati” l’affondo.

“Ci vuole un presidente che faccia il presidente, in grado di coordinare i diversi organismi che popolano l’ente, di dipanare le innumerevoli conflittualità che lo animano, con fratture tra Ministero, ambientalisti, sindaci, di spendere le risorse, di assumere, di gestire i fenomeni che lo percuotono. E’ un’area fortemente antropizzata. Ha molti problemi ma anche molte potenzialità. Noi come cittadini siamo sconfortati. Abbiamo chiesto più volte di essere auditi, mai ricevuto risposta. Serve un cambio di passo ma in questo scontro Lega-5Stelle, che perpetra le logiche del passato, vedo molto difficile che si trovi una quadra. Attendiamo sfiduciati” conclude.

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