Scintille in aula, Di Gioia accusa certa politica per quelle "cattive frequentazioni". Landella tuona: "Fai nomi e cognomi"

Siparietto alla Bugo e Morgan tra Leonardo Di Gioia, che accusa alcuni consiglieri comunali di "cattive frequentazioni" e Landella, che replica quando il consigliere di Senso Civico per Foggia è già andato via: "Sei scorretto"

Landella e Di Gioia

"Molti continuano a mantenere cattive frequentazioni per il solo fatto di essere legati da vecchie amicizie giovanili a persone che invece andrebbero isolate, non solo per una questione di igiene pubblica, ma anche per quella cortina di difesa sociale che tutti quanti dovremmo costruire. E questo Consiglio non è esente da simili comportamenti e atteggiamenti".

Leonardo Di Gioia aveva annunciato scintille et voilà. L'affondo del consigliere comunale di opposizione (Senso Civico per Foggia) scuote un Consiglio comunale indolenzito sull'emergenza ordine pubblico e sicurezza urbana. Ha chiesto di parlare alla presenza del sindaco Franco Landella ed è stato accontentato, il suo intervento è stato posticipato per il faccia a faccia. "Al di là degli schieramenti politici, le elezioni sono state caratterizzate da momenti clamorosi: davanti alle scuole erano presenti persone che sono facilmente identificabili e riconducibili  a sistemi non certo virtuosi della nostra città - denuncia pubblicamente nella massima assise il consigliere Di Gioia - Noi dobbiamo essere forti, dobbiamo saper rinunciare a un po' di voti a costo che qualche social network ci identifichi come politici in declino o in una fase calante della nostra carriera, ma non dobbiamo comprometterci con quelli che sono facilmente capaci anche di indirizzare consensi significativi". 

Lo spunto erano le "piccole cose" su cui attecchisce l'humus dove trova terreno fertile la criminalità, il climax è il marcio nella politica, le passerelle sono un contorno. È tranchant sulla validità della seduta, nata sulla scorta di una richiesta avanzata da alcuni consiglieri piuttosto che da un atto emotivo dell'amministrazione: "Ritengo questo Consiglio tardivo, una forma dovuta, quasi una seduta psicologica di autocommiserazione, in una città in cui le manifestazioni pubbliche sono solo un momento di esibizione della presenza, e questo è un tratto costante che abbiamo rilevato spesso. Quelli che partecipano, in molti casi lo fanno quasi per assurgere a professionisti dell'antimafia. Purtroppo questa città vive in maniera sonnolenta e rassegnata un dramma enorme. Molto spesso ha rimosso la vicenda della criminalità essendo concausa della sottovalutazione del fenomeno. 

Non ha firmato nessuna delle due proposte di ordine del giorno, quella della maggioranza con il Movimento Cinquestelle e quella del PD, approvate all'unanimità. In animo, aveva una mozione sulla Stazione Unica Appaltante. "Nel documento che circola ciascuno di noi ha scritto un bel desiderio da proporre, anche chi oggi ha poteri gestionali all'interno dell'Amministrazione. Io non sono disposto a firmare alcun documento che non riguardi le cose che deve fare il Comune. Il Comune mi deve dire se vuole aderire o meno alla Stazione Unica Appaltante. Rendiamo trasparente il sistema degli appalti, uniformiamo i criteri di nomina dei componenti, facciamo quelle valutazioni che se non servono nel merito, perché nel merito è tutto legale e tutto perfetto, almeno nella forma rendano sereni e tranquilli quegli imprenditori che come me e molte persone che rinunciano ai voti, alle collateralità e agli appalti vedono un sistema degenerato nel suo complesso". 

Risponde per le rime il sindaco Franco Landella, che ha chiuso il giro degli interventi. Temeva che il dibattito, oltre ad essere infarcito della classica retorica, potesse degenerare in invettive. La sua profezia si autoavvera. Leonardo Di Gioia ha già abbandonato l'aula. Si consuma a distanza un siparietto alla Bugo e Morgan: "Lo scorretto consigliere Di Gioia da una parte rivendica la mia presenza poi finisce il discorso e se ne va". Il primo cittadino non accetta lezioni né morali, replica punto per punto e rispedisce al mittente le insinuazioni. Riduce ad un quarto d'ora di celebrità l'intervento del consigliere Di Gioia. "Penso che la cultura del sospetto non favorisca lo sviluppo del territorio. Utilizzare questo clima per gettare ombre sull'intera comunità disincentiva gli investimenti al pari di quelli che ogni giorno commettono atti delinquenziali. Se qualcuno continua a dire che davanti ai seggi c'erano personaggi poco raccomandabili e parla per sentito dire di questo o quel professionista e imprenditore, fa parte del mondo degli ignavi, di coloro i quali conoscono e non denunciano. Quando si fanno certe affermazioni bisogna essere consequenziali e avere il coraggio di fare nomi e cognomi, altrimenti è qualunquismo, è cultura del sospetto che danneggia la nostra città. Concentriamoci sulla mala erba, sulla minoranza che ha danneggiato l'immagine di Foggia, non cerchiamo di essere protagonisti per apparire, visto che qualcuno ormai è nell'oblio e probabilmente non ha più una casa dove collocarsi e trova lo spunto del Consiglio comunale per diventare protagonista e distinguersi".  

I ritardi spiegati facile facile sono stati dettati dalla redazione del documento che doveva essere condiviso e che, per stessa ammissione del sindaco, ha generato frizioni tra i vari gruppi. "Per la prima volta, il Comune di Foggia si è costituito nei processi di mafia, questo significa in maniera chiara da che parte stiamo. E non accetto strumentalizzazioni in questa sede quando qualcuno invoca la Stazione Unica Appaltante, un atto amministrativo che non rappresenta la legalità. Chi vuole utilizzare questi mezzucci per lanciare accuse o insinuazioni è in mala fede. Sappiamo benissimo che noi abbiamo una stazione appaltante con personale e tecnici che sono supportati da dirigenti sottoposti a sistema di valutazione, sinonimo di trasparenza. Non è che il dirigente della Provincia sia più onesto e corretto rispetto al dirigente del Comune. La stazione unica appaltante è stata bocciata dallo stesso Cantone (ex presidente dell'Autorità Anticorruzione, ndr)". 

Difende i suoi Servizi Sociali: non ci si può indignare se un pregiudicato bussa alla porta, perché in quegli ambienti è normale, hanno il compito di recuperare e riabilitare i soggetti svantaggiati. "C'è questo alone di sospetto, di qualunquismo e perbenismo, di chi invece di accompagnarsi a persone svantaggiate preferisce fare affari con persone che hanno eroso e saccheggiato questa città. E allora giù la maschera: la storia di ciascuno di noi la conosciamo". 

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