Foggia e l'antiracket inevaso: misure respinte o bocciate, anni e anni di "dobbiamo" travolti dal rumore delle bombe

Nessuna misura di contrasto, nessuna "aspirina" culturale. E' una società che appalta per intero alla magistratura uno dei suoi cancri peggiori, dunque una società debole sotto questo aspetto

C’è anche della ipocrisia nella nostra classe politica. Ed emerge con nitidezza ad ogni esercizio commerciale che il racket fa saltare in questa città. Perché è vero che i rappresentanti politici hanno “poteri limitati” e che la repressione è in mano ad un più ampio coordinamento istituzionale-investigativo, ma è anche vero che quando ci si è misurati con la “proposta”, ogni cavillo è stato buono non già per migliorarla, limarla e renderla compatibile con competenze e possibilità di Palazzo di Città. Ma per archiviarla, richiudendola in un cassetto.

E’ accaduto così al famoso modello Ercolano (cancellazione dei tributi locali per un triennio agli imprenditori che denunciano e collaborano alla condanna di estorsori e usurai), proposto dalle opposizioni e respinto, si è sempre detto, principalmente per assenza di copertura in un Comune in Salva-Enti, che non si è però risparmiato in altri ambiti.

E’ accaduto per la sua versione riveduta e corretta, il modello Foggia, avanzato 5 anni or sono da un consigliere di maggioranza, oggi in quota Lega, che prevedeva il sostegno psicologico e legale alle vittime del racket attraverso l'Avvocatura ed i Servizi Sociali del Comune di Foggia. Servizi che, in realtà, fanno fatica anche a garantire l'ordinario. Tant’è che dell’apposito regolamento a cui si rimandava, “da pubblicizzare adeguatamente in favore della cittadinanza, da predisporre di concerto con le associazioni antiracket e antiusura maggiormente rappresentative che operano sul territorio, con le quali sottoscrivere un protocollo d’intesa per i servizi da rendere in favore dei cittadini colpiti da questi reati”, non v’è traccia.

E’ accaduto finanche per la faccenda della Stazione Unica Appaltante, cavallo di battaglia inserito nelle linee programmatiche in campagna elettorale come antidoto alle possibili distorsioni ed infiltrazioni negli appalti, all’indomani degli arresti di dirigenti e consiglieri al Comune che nel 2014 scoperchiarono il “sistema Foggia”. La SUA è stata poi cassata per “limiti operativi” e sostituita, nelle dichiarazioni in aula, da un generico protocollo di intesa con la Prefettura di Foggia di cui non abbiamo notizie. Bocciata anche la mozione che prevedeva un fondo per le vittime del racket da costruire con una maggiorazione delle imposte su slot machines et similia.

Non vogliamo cadere nella faciloneria, sia chiaro. Ciò che fa specie però è come in campagna elettorale tutto sia possibile mentre le stesse cose, alla prova della concretezza, si risolvano in un “ci siamo sbagliati”. Se è vero che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, è altrettanto vero che la resa è sempre molto rapida. Mai nessun tentativo. Né abbiamo notizie che si sia dato corso ad ipotesi alternative. Neanche la consulta della legalità si è stati in grado di costituire: era il 2015 quando il presidente del consiglio Miranda dovette decretare deserta la seduta a quello finalizzata.

E non basterà tacciare queste poche righe di demagogia, di “populismo” e quant’altro esiste nel vocabolario per liquidarle: stiamo riprendendo esattamente le proposte cavalcate, salvo non si stesse facendo, appunto, quando le si cavalcava, della demagogia e del populismo un tanto al chilo.

E gli ultimi cinque anni non è che siano stai molto diversi dai precedenti cinque, e questi dai precedenti ancora. Ciò che con questo breve excursus si vuol rilevare, ed è drammaticamente vero, è che il tema, nella migliore delle ipotesi, non appassiona. Trasversalmente.

Nessuna misura di contrasto, nessuna "aspirina" culturale. Neanche per sbaglio. Neanche per mera propaganda. In nessun tempo. E' una società che appalta per intero alla magistratura uno dei suoi cancri peggiori, dunque una società debole sotto questo aspetto. "Noi continuaiamo a non fare i conti con un sistema, la politica comodamente ha delegato tante attività alla magistratura, anche nella scelta della classe dirigente"

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