Torremaggiore città 'mangia' sindaci, trafitto anche Monteleone: "Ecco come mi hanno fatto fuori"

Fine corsa anticipata per l'amministrazione civica, due consiglieri di maggioranza scrivono il game over. Oggi arriverà il commissario. E' il quinto sindaco a cadere nel comune foggiano. L'ombra delle elezioni provinciali

“Io ho rotto degli equilibri, questo è chiaro. Li ho rotti dentro e fuori il Palazzo. Ho spezzato un sistema ed il sistema mi si è rivoltato contro. In giro, negli ambienti più clientelari, si diceva infatti che avessi bloccato il paese”. Bastano queste poche battute a Lino Monteleone, ormai ex sindaco di Torremaggiore, per spiegare la sua tormentata consiliatura e spiegare le ragioni del drammatico epilogo di questi giorni. Ieri è stata protocollata la sfiducia di nove consiglieri, tra cui due di maggioranza: presidente del consiglio, Massima Manzelli, e consigliere Emilio Croce. Sono loro che, aggiunti alle opposizioni, hanno certificato la fine anticipata dell’amministrazione civica a Torremaggiore, dopo soli due anni e mezzo di mandato. Ambedue furono eletti con la lista del sindaco, Agire.

Il che oggi rende la vicenda più dolorosa per Monteleone. “Sono incredulo, per le modalità e la tempistica” ci dice quando lo incontriamo. Ha passato il weekend a cercare di capire perché questo fulmine a ciel sereno, come lo definisce: “mai una crisi politica ufficiale, solo nei giorni scorsi – aggiunge- abbiamo votato le variazioni di bilancio, un atto politico non di poco conto. Votato anche dalla presidente del consiglio”. “Ma negli ultimi giorni, continua, ho riannodato i fili ed alcune cose mi risultano più chiare.” Ci sarà un pubblico incontro, fa sapere l’ormai ex primo cittadino. In cui vuoterà il sacco, sul fatto e su quanto si poteva ancora fare. E spiegherà i rapporti con Manzella e Croce.

Racconterà, ci dice, di “una presidente del consiglio che negli ultimi mesi entrava un po’ troppo nella gestione della cosa pubblica, dimenticando evidentemente il suo ruolo istituzionale, e che ormai era in disaccordo su ogni proposta della maggioranza o del sindaco”. “Ma la democrazia funziona che o ti adegui o ti dimetti, rinunciando alla tua bella indennità e spieghi perché alla città. Così resti onesta e coerente”. Ma le dimissioni non sono arrivate. E’ arrivata la sfiducia, di contro.  “Io devo chiedere scusa ai colleghi amministratori e alla città per averla fatta eleggere presidente del consiglio comunale, perché è stata una mia precisa iniziativa  - si sfoga Montelone-. Volevo dare un elemento di novità, la prima donna presidente del consiglio, nell’alveo di un rinnovamento a 360 gradi. E’ stata eletta con la mia lista. E devo chiedere scusa anche per non averla revocata quando mi sono accorto che voleva entrare nella gestione e influenzare le scelte di governo. Perché una cosa è suggerire, proporre. Altro è voler condizionare. Ultimamente si proponeva in autonomia anche rispetto ad iniziative di cui non ero a conoscenza”.

Ciononostante, “vorrei precisare – aggiunge Monteleone- che quando dicevo dei no, non erano dei no pretestuosi. Tutte le volte che ho detto no, c’erano motivazioni valide, anche sul fronte delle responsabilità. Talvolta ero rigido ma il mio non era autoritarismo ma un voler salvaguardare gli interessi di una comunità e non quelli dei singoli. Noi abbiamo fatto le gare sui lavori pubblici, se ha dato fastidio a qualcuno non posso farci nulla” sferza l’ex sindaco. Che parla anche della questione dirigenti: “Mi sono state contestate anche queste scelte. Giova ricordare che il segretario generale l’ho condiviso proprio con la Manzella, mentre il responsabile dell’Ufficio Tecnico, Papallillo, contestato dalle opposizioni e da una parte di città abituata alle clientele, è mia precisa scelta, per dare un nuovo corso al lavoro degli uffici: Papalillo aveva già esperienze in altri comuni ed è colui che il Ministero più volte ha mandato nei comuni sciolti per mafia. Doveva esser chiaro sin dal mio insediamento che l’andazzo a Torremaggiore era diverso”. Ma non ha fatto in tempo a finire.

Monteleone è il quinto sindaco  che cade in 25 anni. Cinque amministrazioni non sono riuscite a completare il loro lavoro. Una città abortita, per certi versi, sul fronte della programmazione. “Abbiamo lavorato molto, attorno a me noto tanto affetto, la frase che ricorre tra i cittadini è: ora che si stavano vedendo i frutti del governo della città”. Su Croce , invece, Monteleone non spende molte parole: “Non me lo ricordo per un intervento in consiglio comunale in due anni e mezzo. Mai sentito parlare. Piuttosto me lo ricordo per le uniche iniziative che ha sostenuto: la festa della birra, lo schiuma party e il trenino di Natale l’anno scorso. Quindi, per le richieste più disparate ai vari assessori. Quando è venuto a chiedermi un assessorato si è evidentemente voltato contro. Perché questa è stata la sua ultima richiesta” rivela Montelone.

Domani arriverà il commissario. L’ormai ex sindaco, dopo aver parlato con la città, si prenderà un momento di riflessione. La tentazione è tornare nell’agone politico, si vota già in primavera. “La gente me lo sta chiedendo, c’è già chi è pronto a candidarsi con me”. Vive male questo “tradimento alla città”, “perché non ci sono questioni politiche a livello locale ma capricci privati, antipatie personali” scrolla il capo. E guarda all’ambito provinciale: chi lo ha voluto fuori?

Per Montelone molto c’entra, infatti, anche la questione Provincia. “Lo sanno tutti che il mio patto di desistenza dell’ottobre scorso aveva due ragioni: non dissipare il voto del centrodestra ed un accordo che mi avrebbe visto, il prossimo febbraio, candidato e nominato vicepresidente di Nicola Gatta. Una operazione che, evidentemente, ha dato fastidio a qualcuno qui a Foggia”. Foggia, dunque, intesa come politica provinciale, ha determinato o comunque contribuito alla caduta dell’amministrazione di Torremaggiore, insomma. Fantapolitica? Non secondo Monteleone,  che tuttavia non si espone ma si limita a dichiarare: “sicuramente l’intervento esterno non proviene dal centrodestra tradizionale”. Nella sua amministrazione, anche tra i sottoscrittori della sfiducia, ci sono elementi vicini ai civici di Leonardo Di Gioia. Potrebbe, l’audacia e l’autonomia di Monteleone, non esser piaciute a questa parte politica? Le voci si rincorrono. Di certo, secondo l’ex sindaco, l’intervento c’è stato. “Stiamo verificando e diremo nomi e cognomi nei prossimi giorni alla città”.

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