Disoccupati, poveri e demotivati: identikit dei giovani pugliesi (e italiani). "Ecco cosa ha combinato il centrosinistra"

I dati sono emersi nell'ambito della Conferenza programmatica 'Cambiare la Puglia-Crescere con l' Europa-Investire nel territorio' organizzata dal Gruppo Conservatori e Riformisti al Parlamento Europeo e dal coordinamento Puglia di Fratelli d'Italia

Molto interessante e partecipato il tavolo tematico su Sviluppo produttivo, lavoro e formazione, nell'ambito della Conferenza programmatica - svoltasi a Bari - 'Cambiare la Puglia-Crescere con l' Europa-Investire nel territorio' organizzata dal Gruppo Conservatori e Riformisti al Parlamento Europeo e dal coordinamento Puglia di Fratelli d'Italia. Il confronto, introdotto e coordinato dai consiglieri regionali Giannicola De Leonardis e Renato Perrini, è stato aperto dall'ampia relazione di Federico Pirro, docente di Storia dell'industria dell'Università Aldo Moro di Bari. Il professore ha elencato le eccellenze pugliesi, in particolare nell'agricoltura, nell'industria manifatturiera, nell'aerospazio, nella meccanica pesante, nel tessile, abbigliamento, calzaturiero. Ha ricordato che da quindici anni l'export non supera la soglia degli 8 miliardi (il picco si è raggiunto con 8 miliardi e 800mila euro), un limite accentuato dalla mancata capacità di fare rete e alla tendenza di agire a livello individuale, ma penalizzando così la competitività sui mercati internazionali. Il prof. Pirro ha espresso fondate riserve anche sulle Zes. "Non ci sono ricette facili per problemi complessi" ha spiegato. "Occorre trovare proficue convergenze. E la Regione ha bisogno di una guida per permettere, insieme al partneriato sociale, al Sistema Puglia di esprimere le proprie potenzialità, e rafforzare la realtà che già sono presenti" la sua conclusione.

Il dottor Sergio D'Angelo, sociologo del lavoro e presidente dell'Associazione Italiana Formatori, si è invece prodotto in un'approfondita analisi del mondo del lavoro, che in Italia presenta 23 milioni di occupati, 3 milioni di disoccupati e 3 milioni di inattivi, "tendenzialmente giovani, meridionali, istruiti". Dati che non sono cambiati nell'arco temporale compreso tra il primo governo Berlusconi e quello Gentiloni, ha spiegato, prima di elencare le principali criticità e i tristi primati che il nostro paese può vantare: pochi giovani (dai 3 milioni di occupati del 1990 si è scesi a 1 milione nel 2014), pochissimi laureati, basse qualifiche, il più alto numero di badanti in Europa e il più alto tasso di demotivazione sul lavoro. E la precarietà diffusa che nemmeno i 23 miliardi del Job Acts ha ridotto. "Nel 2030 la quota complessiva di lavoro è destinata a diminuire ancora del 40 per cento" ha lanciato l'allarme il sociologo, indicando dei possibili interventi per affrontare questa emergenza: una maggiore e migliore distribuzione del lavoro stesso, "altrimenti usciremo dal novero dei paesi avanzati". E ancora, la crescita del tasso di istruzione, la formazione adeguata e continua delle risorse umane, orientata allo sviluppo del senso di responsabilità e del pensiero critico.Contratti stabili, e una distruzione più equa della ricchezza, "perché sono 30 anni che l'ascensore sociale si è rotto, e deve riprendere a funzionare".

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"È stato un confronto particolarmente utile e costruttivo, in ambiti particolarmente delicati per la Puglia", il commento di Giannicola De Leonardis, "che ha evidenziato, in maniera impietosa, come le politiche messe in campo dal centrosinistra, soprattutto dall'esecutivo guidato da Michele Emiliano, si siano rivelate assolutamente inadeguate, e il continuo navigare a vista non abbia prodotto alcun risultato concreto. Per questo occorre una svolta, che solo un nuovo esecutivo guidato dal centrodestra potrà imprimere".

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