"Non sarò di questa partita". Mongelli è tornato (ma non si candida). "Foggia ferma, silente e rassegnata. Mi fa male"

Delegato regionale alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico di Italia in Comune, l'ex sindaco di Foggia non parteciperà direttamente alle prossime elezioni regionali ma non farà mancare il suo apporto politico e tecnico

"È ormai irrinunciabile un rinnovato impegno per dare un futuro a Foggia". Parole del genere, scritte a caratteri cubitali, di questi tempi potrebbero suonare come un annuncio elettorale. Ma così non è. Gianni Mongelli non sarà candidato alle prossime elezioni regionali. "Non fa parte dei miei progetti di vita" (sorride). Ribadisce il concetto a scanso di equivoci: "Non sarò di questa partita", almeno in maniera diretta. Italia in Comune gli ha conferito la delega regionale alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico."Mi hanno chiesto di dare una mano nelle tematiche dello sviluppo regionale ma è un ruolo puramente di supporto tecnico politico".

Due settimane fa, a sei anni esatti dalla sua lettera di commiato alla città, l'aveva rispolverata, dichiarando a Foggia immutato amore, con un peso sul cuore: "la sofferenza per il suo stato di immobilismo per colpa di una politica che la soffoca con i suoi teatrini".  Erano i giorni delle beghe tra il sindaco Franco Landella e il presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino, che proprio allora avevano deposto le armi e firmato la resa.

"Penso che sia necessario uno sforzo in più per aiutare la città che ha bisogno dell'impegno di tutti", dice oggi l'ex sindaco che ne sente forse più degli altri l'esigenza perché le ha dedicato cinque anni abbondanti della sua vita. La forma di quel "rinnovato impegno" è ancora "tutta da vedere" ma, per certo, si tradurrà in "una presenza più attenta e meno silenziosa sulle tematiche attuali. L'incarico in Italia in Comune lega le politiche regionali alla città di Foggia che ne ha necessità e ne ha diritto, penso possa essere questo il ruolo che in questo momento più mi si addice, quello di un raccordo fra il territorio foggiano e i terminali regionali a livello politico e tecnico per mettere in campo tutte le risorse migliori per Foggia, in termini di finanziamenti e di progetti".

La città vista dagli occhi dell'ingegnere è sospesa, quasi immersa in uno strano torpore. Nella sua istantanea, sembra che Foggia tiri a campare. "Noto un silenzio assordante su tutti i temi e uno stallo sui progetti che sono sul tavolo. Non si parla dei fondi che devono arrivare dai vari strumenti come il Patto per la Puglia e della situazione economica che è tragica. Le cose buone, come ad esempio Parcocittà, vengono messe in discussione piuttosto che essere sostenute. Vedo una città silente - afferma Gianni Mongelli - la politica ancor di più. E poi su tutti i temi più importanti ho fatto una riflessione: le politiche sui rifiuti sono rimaste ferme e non c'è stato un passo in avanti, si continua ad andare avanti con proroghe, senza prendere una decisione. Sulla pubblica illuminazione siamo rimasti a sei anni fa. Su tante altre cose siamo fermi a quel tempo. Vedo una città ferma. Qualcuno si bea facendo simboli di vittoria, io non ce la vedo proprio questa vittoria".

Non sottace quanto gli faccia male, da cittadino che ci ha provato e ha dedicato un pezzo di vita a quello che oggi gli appare in stand-by per "mancanza di slancio amministrativo e progettuale". Le barricate ideologiche hanno strozzato la continuità e forse anche qualche invito ai nastri da tagliare. È lui (assieme a Orazio Ciliberti) il testatore della pesante eredità del centrosinistra menzionata come una mantra dal successore. "Sono passati sei anni e quindi qualcuno si dovrebbe rendere conto che non sono passati sei giorni. In sei anni mi domando cosa sia stato fatto. Io so soltanto che ho lasciato risorse per sanare i bilanci - dice oggi Gianni Mongelli - progetti che dovevano essere semplicemente cantierizzati. Penso ad esempio all'edilizia scolastica, l'intervento sulla scuola De Sanctis, per citarne uno, nasce con la mia amministrazione, l'orbitale, la pista dell'aeroporto: tutte cose che si fanno perché sono state avviate da noi. La mia amministrazione aveva una spina dorsale che era quella di salvare il Comune dalla crisi finanziaria e risanare anche la struttura tecnica dirigenziale. Io avevo 23 dirigenti, l'ho lasciata con sette, con un risparmio notevolissimo e un risanamento anche dal punto di vista organizzativo". È il sindaco del Salva Enti, scelta sofferta per evitare il crac e il baratro. E forse è stato sacrificato sull'altare del risanamento. Al suo successore non riconosce un preciso obiettivo: "Dopo 6 anni di governo Landella io non mi sono accorto di quale sia il suo progetto e la sua idea, cosa voglia fare come sindaco, quale sia il suo fiore all'occhiello".

Dal punto di vista pratico cita un esempio su tutti: le piste ciclabili. "Bella cosa, bellissima, però affianco al percorso ci sono i fossi nelle strade. Vanno benissimo le piste ciclabili, ma vanno fatti degli investimenti mirati, pensando anche al risultato in termini di miglioramento generale della qualità della vita".

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Prova a suonare la sveglia, a incoraggiare un sussulto. "Quello che mi fa riflettere è che non sento prese di posizione. Io ricordo il buon Bruno Longo con i suoi manifesti. E poi bastava che si spegnesse una luce a Foggia che partivano gli strali. Vedo una città che sta andando sempre peggio - conclude Mongelli - nel silenzio. È meglio una città incazzata che una città rassegnata".

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