Intervista a Franco Landella, nuovo segretario provinciale del Pdl

"L'elettore vuol veder riconosciuto il suo voto. Altrimenti si disaffeziona. Non è questione di poltrone, ma di merito". E su Damone: "Auguro a lui di emanciparsi, non è autorizzato a sparare a zero su tutto e su tutti"

Franco Landella

Gongola Franco Landella. Inforca gli occhiali e si presenta al popolo azzurro di Capitanata. E' il suo turno ora. Il suo momento. Non che se lo aspettasse. Al contrario. Landella lo ammette, lo riconosce. "Chi porta voti nel Pdl è un soggetto da abbattere politicamente commentava amaro solo qualche mese fa su queste stesse colonne, quando invitava i berluscones a cambiare passo, a premiare il merito e la democrazia interna, invocando primarie e minacciando abbandoni.

Oggi "mister preferenze" è il primo segretario provinciale del partito di Angelino Alfano in Capitanata, eletto nel primo congresso degli azzurri, quello fondativo di partito, celebratosi nel weekend alla Fiera di Foggia.

Mozione unitaria. Il consigliere regionale Leonardo Di Gioia, che pur a quella carica aveva tanto ambito, alla fine ha fatto un passo indietro. I maggiorenti del Pdl, a sorpresa, convergono sul suo capolista: è lui, Landella, l'uomo della "sintesi", colui che meglio di altri incarna il nuovo Pdl, quel partito mai nato e che oggi prova a recuperare il tempo sprecato e la sfida perduta guardando al futuro e promettendo "rinnovamento, meritocrazia, apertura e radicamento nei territori".

La duplice standing ovation riservata al coordinatore uscente, Gabriele Mazzone, è il segno tangibile che un'era si è chiusa definitivamente. Se ne apra un'altra per il Pdl.

Landella, è il caso di dire: mai congresso fu più scontato. In teoria le bastava un solo voto per vincere non avendo competitors. E' soddisfatto così? O avrebbe preferito una sana sfida a suon di idee e di programmi?

No, io credo che il congresso unitario sia stato un fatto positivo. Importante. La ritrovata intesa è importante. Oggi la gente è stanca delle sterili contrapposizioni messe in scena solo per raggiungere questa o quella poltrona. Il valore dell'unità ha prevalso sulle ambizioni, certamente legittime. Ma non è importante il nome della persona. Ciò che conta è oggi il progetto. Bisogna cambiare la concezione di partito. Serve un partito del territorio, aperto, tra la gente e per la gente. Un partito che abbia come stella polare tre valori fondamentali: rinnovamento, meritocrazia e democrazia. Che abbia regole valide per tutti. A partire da me: io e l'ultimo iscritto siamo la stessa cosa.

Dunque, come giudica il passo indietro del consigliere regionale Leonardo Di Gioia? Lei lo avrebbe fatto?

Si, lo avrei fatto. Ho apprezzato molto l'atteggiamento di Di Gioia, persona che stimo e con la quale ho condiviso questo percorso perché ci accomuna l'idea di partito. Ecco perché, ripeto, non è importante il nome: io o lui, ce lo siamo sempre detto, è la stessa cosa. L'importante è che sia passata la linea: non più un partito chiuso ed autoreferenziale ma un contenitore nuovo, rinnovato, aperto a nuove energie, ai giovani, alle donne, radicato. Una nuova casa per tutti i moderati di Capitanata.

Indubbiamente la sua candidatura è un colpo di scena. Se l'aspettava?

Sinceramente no. E' evidente che ha prevalso l'intelligenza politica in grado di andare oltre le contrapposizioni e gli attriti, anche importanti, del passato in nome di un progetto futuro. Il che non può che sorprendermi positivamente. Ho sempre lavorato per il Pdl. Ma non ho mai avuto riconoscimenti, né istituzionali né di partito. E questo nonostante sia la più robusta fonte di voti. E' evidente che l'elettore vuol veder riconosciuto il suo voto. Altrimenti si disaffeziona. Non è questione di poltrone. Ma di merito.

Come si è giunti al suo nome secondo lei? Qual è quel "quid" che le è stato riconosciuto rispetto a Di Gioia?

Beh, bisogna chiederlo agli amici che si sono incontrati sul mio nome. Evidentemente le diverse anime del partito si sono sentite più garantite e tutelate dalla mia figura. Non so dirle altro tranne che a 24 ore dalla presentazione delle candidature ho ricevuto la telefonata di Raffaele Fitto e Tonio Leone che mi comunicavano che sul mio nome convergeva la maggior parte del partito. Il che non ha potuto che inorgoglirmi. Anche se prima di dare una risposta ho voluto parlarne con gli amici con i quali fino a quel momento avevo condiviso un percorso diverso, che muoveva, come sa, sul consigliere Di Gioia.

Sul suo atteggiamento, lo sa, aleggia l'accusa di tradimento...

Sono assolutamente a posto con la coscienza. Resta un pensiero, maligno, di chi lo nutre e mira a screditarmi. Se qualcuno aveva qualcosa da dire poteva farlo.

Uno degli auguri che gli rivolge Cecchino Damone - che, come sa, ha molto contestato il "metodo" con cui si è giunti alla sua candidatura - è quello di riuscire ad "emanciparsi" da chi l'ha nominata...

Auguro a lui di emanciparsi. Purtroppo Damone, e chi la pensa come lui, deve riflettere e comprendere che nella vita si può vincere e si può perdere. Senza per questo sentirsi autorizzati a sparare a zero su tutto e su tutti. A Damone dico che io non appartengo né "x" né a "y". Io appartengo al partito, alla gente. Sarà sempre questa la mia missione.

Lei raccoglie un'eredità importante, quella di Gabriele Mazzone. Ha una grande responsabilità. Qual è il consiglio che le ha dato il suo predecessore?

Quello di saper ascoltare. L'ascolto è al primo punto della mia relazione. E cercare sempre, fino all'ultimo e con molta pazienza ed umiltà, la mediazione.

Lei è anche consigliere comunale a Foggia. In consiglio arriva oggi la massima espressione dell'opposizione. Le responsabilità cambiano...

Innanzitutto voglio dire che non farò mai pesare ai miei colleghi il mio ruolo. Dopodichè si, da oggi le responsabilità cambiano. Si fanno più importanti. Ma lavoreremo sempre con lo spirito costruttivo che ci ha contraddistinto nell'interesse della città. Ci sono temi come Amica e l'aeroporto Gino Lisa sui quali va detta una parola chiara. Lavoreremo a questo. Ma abbiamo anche il dovere di guardare all'intero territorio, che soffre un carenza spaventosa di infrastrutture. Dobbiamo dare risposte alla gente.

C'è chi lo vuole già prossimo candidato sindaco...

Saranno le primarie a deciderlo. Le primarie alimentano il confronto e premiano il merito. Saranno il punto di partenza, il primo metodo di scelta. Su tutto e dappertutto. E' una promessa.

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