PD foggiano controvento: in direzione ostinata e contraria torna la Festa dell'Unità

La tre giorni, cittadina e provinciale, si svolgerà a Foggia il 14,15 e 16 settembre. Emanuele: "Questo è il momento di esserci". Attesi Emiliano e Nicola Zingaretti

In un tempo in cui il Partito Democratico è ai minimi storici e le feste dell’Unità si annullano, il Pd foggiano sceglie di provare ad esserci. Nonostante tutto. Nonostante i fischi.“Dobbiamo prenderci anche quelli ma non è questo il momento di nascondersi”. A parlare a Foggiatoday è il segretario cittadino dem Davide Emanuele. La federazione è alle prese con l’organizzazione: 14, 15 e 16 settembre le date scelte, sarà festa cittadina e provinciale insieme. Con una nuova location: l’isola pedonale, la nuova via Lanza, ovvero la piazza principale. Una scelta che è anche simbolica. “Siamo entrati in un blocco mentale, psicologico. I fischi al funerali di Genova mi hanno molto colpito – dichiara Emanuele-, per un partito che, tra l’altro, non ha neanche responsabilità diretta. Siamo riusciti ad attirare su di noi un odio mai visto prima, solo in parte a giusta ragione, laddove la gente ci ha percepiti distanti. Ed è proprio per questo che dobbiamo uscire fuori, tornare ad esserci. Mostrare ed evidenziare le contraddizioni di una destra che saprà certamente interpretare il sentimento popolare, ma che non darà risposte. E l’infatuazione finirà”.

Tornare, appunto, anche in virtù del fatto che l’anno scorso la festa cittadina non si è svolta. Una mossa che, in questo particolare momento storico, appare da kamikaze. Soprattutto se si guarda a come sono fallite altre feste. E al tema di fondo che accompagnerà la festa: l’antirazzismo. “Forse. Io non credo. Non dobbiamo abdicare, è proprio questo il momento di parlare, di dire cosa pensiamo, di dare una prospettiva futura” obietta il segretario Pd. Ma il Partito Democratico ha avuto tempo e possibilità (e fiducia dell’elettorato) per farlo, quando era al governo. “Ed in parte è stato fatto. Ecco perché io trovo ingiusto questo odio. Sicuramente avremmo potuto fare meglio, e il risultato elettorale ce lo ha detto. Siamo stati bocciati. Ma i fenomeni di cui il nostro tempo ci obbliga ad occuparci, le emergenze da fronteggiare, sono temi complessi, che non si risolvono con un tweet. Già da settembre si mostreranno tutti i limiti di questa azione di governo, il colpevole, dal Pd, diventerà l’Europa, e via via l’infatuazione, in assenza di risposte, scemerà. Il cittadino vuole una vita dignitosa e fa in conti con ciò che ha in tasca. Migranti sì, migranti no, sono trattati alla stregua delle chiacchiere da ombrellone, di fatto non c’è una vera risposta. Sembrano decisionisti, interventisti. Ma non è così. L’unica legge fino ad oggi è il topolino partorito col decreto dignità. La deadline di questo Governo sono le prossime elezioni europee”.

E però, la percezione sarà anche esagerata, frutto di una propaganda politica in servizio permanente, ma i morti sulle nostre strade, lo sfruttamento nei campi, la mancata integrazione, non sono chiacchiere da bar. “Io credo che sul tema migranti siano stati fatti degli interventi. Magari tampone. Ma si è iniziato. Penso alla legge sul caporalato. Non possiamo pensare che sia solo un problema di ordine pubblico, è un tema complesso, che abbraccia i diritti del lavoro. Sono prima di tutto lavoratori. Se non facciamo questo passaggio, tutti i ragionamenti sono viziati”. “Bisogna andare a vedere chi affitta i campi, spesso sono sfruttati da grandi società, non dal piccolo agricoltore. Il livello locale può incidere fino ad un certo punto, è un tema culturale, non si risolve con la bacchetta magica. Loro, gli interventisti, quando cominciano a parlare di soluzioni su questo versante?”.

Per Emanuele, nonostante il presente fatto di destra e di voglia, a quanto pare, di destra, è e sarà ancora tempo di Pd. “Ma di un Pd ripensato – precisa-; leggevo oggi Walter Veltroni su Repubblica: l’idea originaria è ancora valida, ma bisogna ripartire con un nuovo linguaggio e bisogna dire la verità, anche se brutta, anche se fa male. Per troppo tempo abbiamo rassicurato, bisogna che si dicano le cose come stanno. E, soprattutto, va ritrovata l’umiltà”. Elezioni europee, dunque. L’orizzonte per il segretario foggiano è quello. Che si intreccerà con le elezioni comunali a Foggia. “Anche qui, io non vedo un partito fuori gioco. A livello locale – sostiene- le cose sono molto differenti. Non credo che il voto amministrativo  sarà condizionato dal vento contrario, tra l’altro non percepisco a livello cittadino la stessa aria negativa che si intercetta a livello nazionale. Gli elettori sanno distinguere. Le persone, a livello locale, valgono più del simbolo. Starà a noi, alla coalizione che si unirà attorno ad un progetto, trovare la squadra vincente. E sarà quanto più larga possibile” preannuncia.

Da settembre, dichiara, si inizierà a lavorare in questo senso, e più che incetta di sigle, lo sforzo sarà quello di “aprirsi, recuperare i corpi intermedi della città, costruire una rete”. Queste le intenzioni, consci, tuttavia, delle difficoltà e del momento di declino. “Ma non credo che siamo destinati a calare ulteriormente. Non se lavoriamo” reagisce il segretario. Importanti saranno gli ospiti ai quali si sta lavorando. Nulla che appartenga al vecchio, evidentemente. Oggi riunione organizzativa. Si parla di Michele Emiliano, con cui Emanuele condivide l’idea “che avremmo dovuto sederci al tavolo col M5S e provare noi a farlo il contratto. Dire no è stato un errore, molti elettori dei 5 stelle sono nostri delusi che abbiamo consegnato alla destra, oggi”. Troppo tardi, però. Ufficiosamente si fa anche il nome di Nicola Zingaretti, al quale dovrebbe essere demandata l'apertura (o la chiusura della tre giorni) e l’onere  di trovare parole  di speranza per restituire vita e vigore ad un simbolo che, in verità, da queste parti, è appannato non da oggi.

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