Emiliano vs Renzi: la contesa sulla leadership divide il PD foggiano

A FoggiaToday le dichiarazioni di Angelo Riccardi (che non prende posizioni), Alfonso De Pellegrino, Mariano Rauseo, l'europarlamentare Elena Gentile, Gianluca Ruotolo e il segretario provinciale Raffaele Piemontese

Gli esponenti del Partito Democratico

Il destino del Partito Democratico sembra avere le ore contate: vivere o morire, come si spinge ad affermare qualcuno dalla minoranza, "perché – sostiene - se scissione sarà, allora non potrà dirsi più Pd". Punti di vista, probabilmente, atteso che dalla corrente pro-Renzi arriva, invece, l'altolà: "possiamo benissimo fare a meno di chi va via continuando ad essere la comunità democratica più importante e di cui il Paese ha bisogno" si afferma (non si sa quanto convintamente).

Nel mezzo l'Italia e gli italiani, sbigottiti dalla contesa Renzi-Emiliano-D'Alema e dai contorni che va assumendo, che rischiano di pagare le conseguenze di un quesito che non comprendono: congresso prima o dopo le elezioni? E, specularmente, elezioni subito o a scadenza naturale di legislatura? Ai dirigenti della comunità dem il dovere di sotterrare l'ascia di guerra e ricomporre una situazione in via di deflagrazione.

"Io sono ancora in attesa di capire a cosa serve questo scontro, o meglio: a chi serve" tuona Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia e consigliere provinciale. Forse è l'unica tra le voci dem più autorevoli del territorio contattate da Foggiatoday a non aver preso ancora una posizione. Certo, anche il segretario regionale Marco Lacarra sulle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno oggi evita di esporsi, ma mentre per un segretario la cautela è necessaria, funzionale al ruolo super partes, per Riccardi è diverso.

Lui sembra seriamente arrabbiato. "Vuol sapere ciò che penso?" esordisce quando lo contattiamo. "Penso che qui ognuno si gioca la sua partita personale. E fino a quando non mi convincono che stanno facendo gli interessi dell'Italia, sono indisponibile alla contesa. Renzi ha perso malamente e sbaglia a spingere, di Emiliano non ho ancora capito qual è l'idea di Paese che ha. Forse serve una discussione aperta nel Pd ma non si può fare una lotta tra personalismi esasperati. E poi, riesumare D'Alema: stucchevole oltre che improponibile" affonda il sindaco di Manfredonia, quel golfo un tempo fortino del leader maximo.

Ma i tempi cambiano. Gli equilibri e gli interessi politici pure. Michele Bordo e Paolo Campo, è noto, hanno abbracciato da tempo la corrente dei Giovani Turchi, che ha stretto un patto di ferro con Matteo Renzi. D'Alema dovrà trovare terreno altrove. Al meeting di Roma sabato scorso c'era solo Sabino Colangelo. "Lui e nomi che non hanno mai votato Pd" liquida il segretario cittadino di Foggia, Mariano Rauseo. Lui era a Rimini, alla reunion degli amministratori locali voluta da Matteo.

Con lui anche il capogruppo Pd al Comune di Foggia, Alfonso De Pellegrino, e, notizia dell'ultim'ora, il consigliere comunale Luigi Buonarota, eletto con la lista di Socialismo Dauno ma che potrebbe abbracciare presto la causa dem. "Renzi propone un obiettivo chiaro" ci dice Rauseo, che pure non è annoverabile tra i renziani della prima ora, anzi. "Dobbiamo andare ad elezioni e prendere il 40%". Obiettivo ambizioso. "Le ricordo che noi il quaranta per cento lo abbiamo già preso in due occasioni, alle elezioni europee e al referendum costituzionale. Quindi, se la smettessimo di litigare ce la faremmo. Scissione? Ce la faremmo lo stesso. E comunque è da pazzi sentir parlare di carte bollate e di scissioni da parte di una minoranza che fino a qualche settimana fa il congresso non lo voleva. Bisogna essere coerenti".

Scettico sulle reali intenzioni di scissione anche il capogruppo Pd De Pellegrino: "Non ho votato Renzi  al congresso però ho sostenuto il suo governo, il governo del Pd" premette De Pellegrino, per il quale la Cosa Rossa "è una minaccia che non si concretizzerà". "Non credo in un Ulivo rivisto - ci dice -. Anche perché per immaginare un nuovo Ulivo ci vogliono i partiti e di partiti oggi c'è solo il Pd. Fare un congresso oggi significherebbe semplicemente lacerare il gruppo dirigente e sottoporlo ad una stupida resa dei conti. La minoranza può affermare le sue ragioni negli organi deputati, anche se non mi pare che in passato lo abbia fatto" affonda il capogruppo per il quale "bene le primarie (proposte da Orfini, ndr) per scegliere il leader, ma le si facciano anche per scegliere i candidati al Parlamento:  oggi assomigliano molto agli impiegati statali" ironizza De Pellegrino.

Che, non è un mistero, lavora da grande. E c'è anche questo probabilmente nelle divisioni che attraversano i territori. Ciascuno, in periferia, è alle prese con le sue personali valutazioni, con la capitalizzazione personale (politica, s'intende) dello scontro che si è aperto a Roma e a Bari. E stare da una parte o dall'altra è un po' come giocare alla roulette russa o alle corse dei cavalli, in cui si punta sull'opzione a proprio parere vincente.

Pro-Renzi (ma d'altronde lo ha affermato in più occasioni) anche Elena Gentile, europarlamentare. La raggiungiamo telefonicamente a Bruxelles. "Non mi sorprende questo conflitto profondo che si è aperto nel partito" dichiara subito. Ed il riferimento non può che essere ad Emiliano, col quale non corre buon sangue. "Penso di essere nel giusto quando dico che da tempo accarezzava il sogno di conquistare la leadership del partito. Ma lui deve restare in Puglia, fino ad ora abbiamo visto il nulla" affonda la pasionaria cerignolana, che non condivide l'idea di un congresso subito.

"Lo dico anche in forza della mia storia politica: il partito va messo in sicurezza, queste fibrillazioni lo stanno squarciando. Non c'è politica in questa lotta ma solo un riposizionamento personale che indebolisce il Paese. A Bruxelles già si avvertono i primi segnali di questo indebolimento atteso che nelle commissioni stanno assumendo posizioni molto meno concilianti nei confronti dell'Italia rispetto al recente passato".

Ma il tema della sinistra? "Ma quale sinistra! - tuona Gentile-. Anzitutto ci dicano come lo declinano oggi questo concetto visto che è in atto una rivoluzione culturale. Forse che le unioni civili non sono sufficientemente di sinistra? Oppure il tema del credito di imposta posto da De Vincenti per il Sud?  E poi chi incarnerà l'altra faccia della sinistra? Ancora non lo abbiamo capito. Sinistra Italiana neanche è nata che già è spaccata. Nel mondo rischiamo il conflitto mondiale a causa della politica di Trump e noi battagliamo su Renzi.  Io credo che sia in atto un tentativo elegante di ammazzare un partito. Lo dicano chiaramente e facciano un'altra strada" conclude Gentile, per la quale "è evidente che si rischia di consegnare il Paese ai 5 stelle". 

Ma Emiliano in Capitanata può contare su un supporter di peso: il segretario provinciale e assessore regionale Raffaele Piemontese. "Sia chiaro – premette -: io ho votato Renzi al congresso e mi sono speso per il referendum costituzionale. Ma oggi concordo col presidente Emiliano: è necessario un confronto interno al partito, così non è praticabile andare avanti".

E che, nonostante la discesa nella contesa di Emiliano, la proposta del lucano Roberto Speranza sia ancora valida ne è convinto Gianluca Ruotolo: "Io continuo a pensare che ci sia terreno per una candidatura comune. Certo, Roberto più di Emiliano ha profilo e caratteristiche per essere leader del partito, Emiliano può sfidare Renzi in una arena più larga. Ad ogni modo, io spero che Renzi faccia tutto il possibile per tenere il partito unito: se accelera con le elezioni senza che si sia prima definita una piattaforma programmatica ed un sistema di alleanze attraverso un congresso, è lui che avrà fatto saltare il Pd. Perché il Pd non esisterà più". 

Queste alcune delle voci dem di Capitanata rispetto a quanto sta andando in scena a livello nazionale. È curioso notare come le due sponde si siano sostanzialmente ribaltate: tra i più convinti sostenitori di Renzi oggi pare ci siano soprattutto coloro che non lo votarono al congresso. E viceversa. È la politica, bellezza. Quella dell'oggi così, domani non si sa. Ed oggi, 3 febbraio, racconta questo scenario.

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