Borsino elettorale: c’è chi sale e chi scende, Angelo Cera nel limbo

Entrano in Parlamento Colomba Mongiello, Antonio Leone, Lucio Tarquinio, Michele Bordo e Lello Di Gioia. Spera Angelo Cera

I foggiani in Parlamento

“Bersani è il monaco Zen che, sulla riva del fiume, aspetta che passi il cadavere del nemico. Ma arriva l’onda di piena e lo travolge”. Mai battuta (targata Crozza) fu evidentemente più azzeccata per spiegare cosa è accaduto nelle ultime 24 ore al Partito Democratico ed alla coalizione di centrosinistra e, con loro, all’’Italia intera.

Dato per vincente (e di misura) nelle urne del 24 e 25 febbraio, il centrosinistra ha dovuto fare i conti  non con una ma con ben due onde di piena: quella della rimonta azzurra di Silvio Berlusconi e quella a 5 stelle di Beppe Grillo. Accade così che, seppur vincenti nel mero dato numerico, il Pd ed il centrosinistra escono con le ossa rotte da una competizione che li vedeva superfavoriti, impossibilitati a governare se non attraverso un governo di larghe intese.

Col Pdl o col M5S saranno i prossimi giorni a chiarirlo. Nel frattempo lo stordimento è generale. Nel bene e nel male. Nel male in chi vedeva la vittoria a portata di mano. Nel bene in chi la valigia per Roma non l’aveva neanche comprata tanto era remota la possibilità di centrare l’obiettivo.

Ma vediamo, nel dettaglio, in Capitanata, chi entra e chi esce e, dunque, chi sale e chi scende nel borsino elettorale.

Il borsino dei candidati piazza ai primissimi posti Michele Bordo (Pd) ed Antonio Leone (Pdl): entrambi parlamentari uscenti ed entrambi in seconda posizione nelle liste per la  Camera (e dunque blindatissimi tanto in caso di vittoria che nell’eventualità di una sconfitta), Bordo e Leone sono le teste di serie in Capitanata di due partiti che confermano – anche con queste elezioni- il loro punto nevralgico in Manfredonia, patria di entrambi e da sempre centro nodale della politica foggiana. Fedelissimi dei rispettivi leader (Massimo D’Alema per il primo, Silvio Berlusconi per il secondo), hanno avuto gioco facile a guardare la partita dall’alto, in comodissima posizione. Nel derby casalingo, tuttavia, si inserisce questa volta un terzo elemento che farebbero bene a non sottovalutare: il Movimento 5 Stelle di Grillo, che espugna anche il centro sipontino e si conferma primo partito alla Camera. PRIVILEGIATI 7

Sale anche il consigliere regionale Pdl Lucio Tarquinio: ha accettato (per spirito di partito) una mortificante 6° posizione al Senato, decisamente borderline atteso lo stato comatoso del Pdl all’inizio della campagna elettorale. Vincente la scelta di sottostare alle scelte di Roma, l’attesa gli ha dato ragione. Profetica, evidentemente, la sua dichiarazione all’indomani del primo congresso provinciale del Pdl: “I giovani corrono veloci ma gli anziani conoscono la strada”. Una strada che oggi lo porta dritto dritto a Palazzo Madama. AUDACE 9

Sale anche l’ex parlamentare Lello Di Gioia (PSI): impossibilitati finanche a presentare liste proprie, i socialisti di Nencini accettano, pur di esserci, di spalmarsi/disperdersi nelle liste del Pd. Una manciata di posti soltanto quelli concessi loro (attesi i numeri da prefisso telefonico, ormai), ma sufficienti a piazzare la dirigenza nazionale del partito. E a vincere, se è vero che l’ex parlamentare foggiano Lello Di Gioia, “esiliato” in Sardegna (ma neanche tanto, attesa la posizione blindata) imbraccia in queste ore i remi e dall’isola viaggia in direzione Roma, ringraziando i sardi per il consenso ricevuto. Bontà loro. STRATEGA 10

Movimento verso l'alto per Ivan Scalfarotto. Foggiano di nascita ma milanese d’azione il primo, Scalfarotto torna per queste elezioni alla casa madre Puglia ottenendo dalla direzione nazionale del partito una utilissima 13esima posizione alla Camera (scatenando non pochi malumori, soprattutto nei primaristi che hanno visto scivolare verso il basso i loro piazzamenti). Onnipresente a Foggia in questa campagna elettorale, ha promesso di portare a Roma le istanze della Capitanata. Si vedrà. PIAZZATO 6

Nessun movimento, nè verso l'alto e nè verso il baso per la senatrice uscente, Colomba Mongiello è colei che più ha contestato lo scivolamento dei primaristi per far posto ai “calati dall’alto”.  Riportata subito in riga dal partito (tanto più che il bottino incassato ai gazebo non supera i 500 voti),  Mongiello ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco accettando di buon grado il suo slittamento dal 13esimo al 15esimo posto nella lista per la Camera. “Sono una donna di partito” dichiarò a Foggiatoday. Una fedeltà che l’ha premiata, evidentemente: tornerà in Parlamento,a cambiare è solo la Camera cui è destinata. FORTUNATA 8

Scende, invece, a sorpresa, l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile. Per lei, al danno si aggiunge la beffa.  Le quasi 10mila preferenze ottenute ai gazebo (in Puglia è risultata la donna più votata in assoluto) non le sono valse l’elezione a Palazzo Madama. Paga la scelta del partito di collocarla in una insidiosissima 6 posizione al Senato, utile in caso di vittoria, completamente inutile in caso di sconfitta. Qual è stata, appunto, la perfomance del Pd in Puglia. MALTRATTATA 5

Non è bastata l’amicizia personale con Nichi Vendola al rettore dell’Università di Foggia, Giuliano Volpe, che vede svanire il sogno, fino a ieri alla portata, di Palazzo Madama. A lui il governatore pugliese e conterraneo aveva offerto su un piatto d’argento una blindatissima seconda posizione al Senato. Ma Sel in casa sua non “tira”. O meglio, non quanto previsto. Il sogno fallisce miseramente in pochi secondi. Volpe tornerà all’Ateneo dauno, dalla cui guida si era solo autosospeso, non dimesso. (Fortunatamente). BASTONATO 4

Scende Carmelo Morra. Non è bastato fare incetta di voti nel paese di cui è sindaco, Monteleone di Puglia. La fuga dal Pdl e l’accoglienza, cercata ed ottenuta, in casa Grande Sud si rivela per il senatore uscente operazione fallimentare. Il secondo posto offertogli dalla Poli Bortone non si conferma poi tanto comodo: dopo 12 anni e 3 legislature trascorse tra i banchi del parlamento, Morra resta fuori dalle stanze che contano. E d’altronde c’è poco da lamentarsi se a fare i conti con l’esclusione oggi è la stessa padrona di casa del movimento meridionalista. AUTOLESIONISTA 3

Scende anche Leonardo Di Gioia. Anche qui, la scelta di lasciare le fila azzurre per abbracciare il progetto montiano non si rivela vincente per il consigliere regionale, oggi Indipendente. L’ex rettore della Bocconi non apporta alla coalizione centrista quel tasso di valore aggiunto che inizialmente si credeva. La Lista Civica di Mario Monti supera di poco per il 10% in Puglia, l’equivalente di due seggi.

Di Gioia era “solo” terzo. Certo, ci sarebbe anche un’altra lettura politica: la compagnia di Udc e Fli, e dunque di partiti che hanno fatto la politica dell’ultimo ventennio, che non avrebbe permesso al progetto nuovo del premier di decollare. Tanti se e tanti ma. Ma, è evidente, con i se e con i ma la storia non si fa. Di Gioia, per ora, potrà tranquillamente continuare a godersi le comode poltrone di via Capruzzi. Poi dovrà cercare “casa” (politica, naturalmente).  INESPERTO 5

Giù giù giù anche Fabrizio Tatarella. Il coordinatore provinciale di Futuro e Libertà pare, ad un certo punto, avesse iniziato a crederci nel sogno di approdare alla Camera in quota Fli, seppur da una difficilissima 4 posizione. Il combinato disposto di rinunce algoritmi elettorali e calcolo dei resti, evidentemente, avevano infuso in Tatarella quella dose di fiducia necessaria per crederci. E’ stato amaramente sconfessato. Il Fli non solo non sfonda, ma si dissolve rovinosamente. Alla Camera, dopo 30 anni di onorata carriera, non entrerà questa volta neanche il leader ed ex presidente della Camera Gianfranco Fini. SCONFITTO 2

Saliscendi per Agostinacchio (La Destra). Il leone della politica foggiana, già sindaco, già parlamentare, già consigliere provinciale e oggi comunale, nei suoi valori, in quelli della destra storica ci ha sempre creduto. Ci ha combattuto una vita. Certo, non ha centrato l'obiettivo di riportare quella Destra in Parlamento (a parte Bruno Longo, la storia non ne ha folgorati molti).

Ma il disfacimento di Fini e dei finiani contro i quali ha sempre puntato il dito dal giorno dello scioglimento di An nel Pdl, definendoli traditori, può oggi, a ragione, consentirgli di sostenere di averci visto giusto. E di gongolare. O di versare una lacrima sull'ultima traccia della destra che fu fatta fuori dal Parlamento. CAPITANO 6

Nel limbo Angelo Cera. Dopo la battaglia col partito per ottenere una utilissima seconda posizione alla Camera, il sindaco di San Marco in Lamis deve leccarsi le ferite di una Udc che rimedia il risultato peggiore, forse, della storia dello scudocrociato. Strappa qualche seggio solo in zona cesarini. Ma non è chiaro se saranno sufficienti per far accomodare anche Angelo Cera. Prima bisognerà sistemare il segretario nazionale, Lorenzo Cesa, che ha gentilmente chiesto ospitalità per queste elezioni alla Puglia e ad altre 4-5 regioni (tanto per essere sicuri). A lui la prima scelta: rinuncerà al seggio scattato in Puglia? Da questo dipende l’elezione di Cera. Che, in ogni caso, anche in caso di mancata elezione, potrà appuntarsi la stelletta di “ospitale” sul bavera della giacca. Colmerà la delusione? DELUSO 4,5

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