Da “c’eravamo tanto amati” ai ferri corti: Pd e Sel verso la rottura?

I vendoliani: "Soddisfatti dei nostri risultati, il crollo è tutto del Pd". Emiliano: "Vendola avrà difficoltà nel doppio ruolo"

Emiliano e Vendola

“La sconfitta c’è ed è pesante per il centrosinistra pugliese. Troppi errori sono stati commessi da PD e SEL, soprattutto per non aver saputo intercettare lo stato di malessere che denunciavano i lavoratori e le famiglie, a cui ha dato voce, invece, il movimento di Grillo”. Il primo ad uscire allo scoperto, dopo la batosta elettorale, è stato il presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna. Non ha usato mezzi termini, qualche giorno fa: “La sconfitta, in Regione come a livello nazionale, c’è. E si sente”.

Non a caso il dato Puglia, con un crollo, secco, del 44% dei consensi, è il dato che più preoccuperebbe Pierluigi Bersani. Ed altrettanto non a caso il segretario regionale del PD, Sergio Blasi, non ha perso tempo, a qualche ora dal voto, a rimettere sul tavolo il suo mandato costringendo i maggiorenti del partito a riunirsi in direzione urgente (tra questi il riconfermato deputato Michele Bordo e i segretari provinciali, Paolo Campo in testa) per convincerlo a temporeggiare.

Perché, che la sconfitta sia pesante è dato incontrovertibile (nella patria di Vendola e di D’Alema il PD arriva solo terzo, la perfomance peggiore, con un crollo di oltre 350mila voti). Ma che in un partito le responsabilità non siano mai del singolo ma di una collegialità dovrebbe esser dato acclarato. “Non credo alla politica dei capri espiatori” dichiara a Foggiatoday Michele Emiliano. Far saltare singole teste (così come invece si chiede da più parti in queste ore anche in Capitanata, dal sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi che si “pente” di non aver compreso abbastanza Renzi ai Giovani Democratici talmente fagocitati nelle logiche di partito ed apparato da sembrare “giovani” solo nel nome -  sarebbe operazione illusoria, “gattopardesca”. Le responsabilità potrebbero essere diffuse.

Così come a poco serve il rimpallo di responsabilità a cui si assiste tra PD e SEL. Scrive il segretario provinciale Paolo Campo, che si affretta a mettere in luce il dato “migliore” di Foggia seppur in un contesto disastroso: “non cogliamo il valore aggiunto ragionevolmente atteso dall’impegno del presidente della Regione”. Dai vendoliani e dai socialisti di Pino Lonigro, invece, la stilettata di ritorno: soddisfatti dei nostri risultati, il crollo è tutto del PD.  Insomma, gli stracci hanno ripreso a volare. Ed è paradossale se si pensa che sullo sfondo si agita un dato di ben altro rilievo: una ingovernabilità alla quale tanto il Pd quanto la SEL dovrebbero trovar soluzione, oltre al dramma del voto protestario al movimento di Grillo.

In Capitanata, proprio per questo, il Pd ha dimezzato nettamente i suoi consensi, non riuscendo neanche a capitalizzare il lavoro dell’assessore regionale Elena Gentile, schierata in campo. Si piazza dietro a Pdl e Movimento 5 stelle. A Foggia non raggiunge neanche il 20% dei consensi.  Né consola che l’avversario PDL abbia fatto lo stesso, pur primeggiando. Cerca di fare da pontiere proprio Emiliano, che il prezzo della partita incrociata che si sta giocando tra Roma e Bari lo ha compreso tutto ma che comunque non rinuncia a qualche stilettata nei confronti di Vendola e Bersani: “Ovvio che da loro ci si aspettava qualcosa di più, ma i nostri risultati sono assolutamente nella norma. Il centrosinistra in Puglia, alle elezioni politiche, non ha mai vinto. E poi ha perso anche il centrodestra”.

Mal comune mezzo gaudio? Non proprio. Ma un modo per stemperare i toni, questo sì. Il governatore, infatti, pare non sia gradendo il pressing trasversale fattosi incessante in queste ore sulla necessità di far chiarezza rispetto al suo doppio ruolo di parlamentare e presidente della Regione. E la posta in gioco (leggasi Regione Puglia) è troppo alta per permettersi di arrivarci divisi, sfibrati, logorati e, a questo punto e con questi numeri, il più tardi possibile “Io a Vendola non do consigli” dice il presidente del Pd pugliese Michele Emiliano, “ma è chiaro che vige il principio per cui se vuoi dedicarti alla Regione Puglia, deve dimettersi da segretario di SEL ed eventualmente verificare dopo come riprendere la sua carriera politica nazionale. Se viceversa, vuole fare il leader politico di Sel in Parlamento, ecco sicuramente avrà difficoltà al doppio ruolo”.

Parole più chiare arriveranno evidentemente dopo la direzione nazionale del 6 marzo, quando Bersani dirà cosa intende fare. Da lì discenderà, a cascata, anche il ruolo di Vendola. Ma anche quello di chi vede il suo destino incrociato a quello del governatore: il consigliere regionale Arcangelo Sannicandro, ad esempio, che volerebbe dritto dritto a Roma in qualità di primo dei non eletti qualora Vendola dovesse rinunciare al seggio. Parola d’ordine, dunque, attendere. Ed evitare di farsi ancora più male. Nel frattempo lo stordimento, per la “botta Grillo”, è generale. 

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