Di Pumpo, il sindaco cresciuto a pane e Berlinguer che fa sperare il PD: "Quando si rinnova si vince"

35 anni, è il secondo sindaco più giovane della storia di Torremaggiore. Prima di lui solo il senatore Domenico De Simone, scomparso l'11 giugno. Di Pumpo: "Particolare coincidenza astrale"

Emilio Di Pumpo

“Si vince quando si investe sui giovani e si costruisce una nuova classe dirigente”.  Parola di Emilio Di Pumpo, neoeletto sindaco di Torremaggiore. Il 9 giugno scorso ha battuto il candidato del centrodestra, Leonardo De Vita, staccandolo di 1300 voti: 59.85% contro il 40.15% dell’avversario. A Torremaggiore torna un sindaco (dopo la caduta dell’amministrazione Monteleone e il conseguente commissariamento) e torna con un pedigree definito: Partito Democratico. In un tempo in cui forte soffia il vento del centrodestra, del populismo e delle forze sovraniste.

Di Pumpo, 35 anni, tre figli, ha portato il PD alla vittoria. Come ha fatto?

Il PD a Torremaggiore ha vinto dopo un percorso di due anni, nel corso del quale ha ringiovanito la segreteria e ha puntato su un candidato politico, interno al partito, che qui non si vedeva dai tempi di Marolla (prima degli anni duemila, ndr). E’ stato lui l’ultimo candidato sindaco uscito da un partito. Io sono dirigente del Pd dal 2009, segretario cittadino dal 2017. Qui si è avuto il coraggio di scommettere su una nuova classe dirigente.

Si vince quando si crea personale politico-partitico e la proposta è riconoscibile.

Esattamente. La vittoria di Torremaggiore ci dice questo. In questo caso non c’è trend nazionale che tenga. I cittadini ti riconoscono, si fidano. Investi sui giovani e scommetti su di loro. Il tempo fa il resto.

Ovviamente qui avete anche goduto della spaccatura del centrodestra.

Chiaramente non si vince solo per meriti propri ma anche per demeriti altrui. Il centrodestra ci ha aiutato.

Lei è anche il sindaco probabilmente più giovane della storia di Torremaggiore.

C’è una particolare congiunzione astrale in questa vittoria. La giovane età è un primato che condivido con Domenico De Simone: aveva la mia stessa età quando fu eletto sindaco. Uno dei più grandi che la storia di Torremaggiore ricordi. E’ venuto a mancare qualche giorno fa, nel giorno della morte di Enrico Berlinguer e nelle ore in cui veniva proclamato sindaco un giovane del Pd. Il mio primo atto è stato tributargli gli onori dovuti per le esequie. Lui ha fatto molto per Torremaggiore, è stato un innovatore in questo paese.

Un segno del destino dice? Anche perché Torremaggiore di un sindaco, e di un sindaco che faccia bene, ne ha molto bisogno. Sono almeno tre i commissariamenti che ha dovuto subire negli ultimi lustri. Amministratori litigiosi e interessati evidentemente più alle loro dinamiche interne che alla collettività. Nella sua coalizione ci sono elementi che hanno firmato la sfiducia a Monteleone.

Non mi preoccupa perché il mio sarà un governo stabile, che valorizzerà tutti, anche le minoranze. Intendo costruire una amministrazione matura e intelligente, capace di dialogare con tutti. Abbiamo imboccato questa direzione già prima del ballottaggio, laddove abbiamo sottoscritto un accordo politico programmatico con il candidato sindaco Marco Faienza (ex Lega, ndr). La mia maggioranza può contare su 12 elementi, me compreso. 5 all’opposizione. Diciamo che partiamo ben saldi e solidi.

E’ un auspicio?

E’ un dato di fatto. Torremaggiore questa volta non può sbagliare. Dobbiamo a tutti i costi evitare personalismi ed egocentrismi e creare un dialogo nella casa comunale e tra questa e i cittadini.

Da dove si parte?

Sicuramente dalla pulizia della città, che è sporca. Poi, come ho detto in campagna elettorale, dalla madre di tutte le questioni: la tecnostruttura e la riorganizzazione degli uffici. Siamo in sottorganico. Se non mettiamo mano alla macchina comunale difficilmente potremo offrire servizi efficienti ai cittadini.

Pronta la giunta?

Inizieremo le consultazioni la prossima settimana. Seguiamo le regole e le logiche della politica.

Che in questo caso dicono che, su cinque assessori e cinque forze in coalizione, ciascuna sarà rappresentata da un esponente nell’esecutivo…

Dovrebbe andare così.

Nomi?

Seguiamo le regole della politica, gliel’ho appena detto. Sarà una bella squadra.

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