Il piede in due scarpe di Di Gioia: 'Tutti per Pippo' a Foggia, con il leghista Casanova in Europa

Declamazione di dieci minuti ieri dell'assessore regionale presso il suo comitato elettorale, con accanto Pippo Cavaliere, per spiegare la deflagrante posizione rispetto alle elezioni europee

“Io so di pagare un costo perché questo può essere visto come l’opportunismo di chi passa da una parte all’altra. Ma ho fatto il calcolo di quanto beneficio quel sacrificio può valere per la mia gente. Sin da quando accettai l’incarico di assessore da Nichi Vendola. Mi hanno condannato nel breve e poi sono venuti ad interloquire nel medio lungo-periodo. Ho applicato questo schema anche alle elezioni europee, che non sono strategiche per noi, le elezioni comunali sono quelle strategiche. Ho scelto una persona che potesse portare in Europa problemi che abbiamo vissuto in maniera drammatica. Questa indicazione, che ha un po’ destabilizzato, la faccio a livello personale e non implica il coinvolgimento del Comune, e resta legata ad una valutazione di utilità del territorio, che è l’unico schema col quale noi civici possiamo muoverci. Non siamo la squadra numero due del Partito Democratico. Io ho richiamato l’attenzione sull’opportunità di un imprenditore, che ha degli interessi economici importanti nella nostra provincia e che per la sua capacità di interfacciarsi col Governo e con l’Europa può essere un buon punto di riferimento”. Dieci minuti di declamazione di Leonardo Di Gioia ieri al suo comitato elettorale (in occasione della presentazione della lista "Senso Civico") per spiegare, accanto ad uno stoico Pippo Cavaliere, le ragioni per cui, da assessore regionale del centrosinistra e candidato alle comunali del centrosinistra, per le elezioni europee ha scelto di votare a destra. Non quella moderata, ma la Lega. Quanto di più distante possa esserci dalle politiche regionali di Emiliano e dal profilo “caritatevole” del candidato sindaco che ha scelto per le elezioni comunali. La Lega che fino a ieri chiedeva in Regione le dimissioni dell’assessore foggiano per “la gestione fallimentare” del comparto agricolo. Quella. E segnatamente Massimo Casanova, imprenditore romagnolo, da anni di stanza a Lesina, amico fraterno di Salvini. E’ a lui che andrà il voto di Di Gioia, che, secondo indiscrezioni, ricambierebbe così i sostegni elettorali ricevuti in passato dall’imprenditore e farebbe un ulteriore, decisivo passo di avvicinamento alla Lega di Salvini e del colonnello Centinaio, uno dei trait d’union di Di Gioia col Carroccio. I retroscena, più o meno fondati, vogliono l’ambizioso regionale ormai in partenza per un più prestigioso incarico istituzionale a Roma. La seconda tesi parla di strategie in chiave elezioni regionali. Nel frattempo, però, tocca spiegare. Perché la mossa strategica dell’assessore questa volta è deflagrante e piomba in piena campagna elettorale per il rinnovo del Comune di Foggia. In pochi l’hanno capita, soprattutto resta un giallo la tempistica. Il Pd ha chiesto ad Emiliano di dimetterlo; il governatore (che ha fatto dell'extralarge il suo tratto distintivo), lascia correre. 

Di Gioia invita a contestualizzare e parla di “sacrificio per il territorio”. “Il fatto che io sia civico non significa che sia neutro ed il fatto che abbiamo una polarità, non vuol dire che ciò contamini la realtà comunale – prova a spiegare Di Gioia-. Potevo essere tattico, potevo essere finto, potevo simulare. Io ho fatto un ragionamento molto banale: anzitutto non ho aderito alla Lega, che qui sta sulle posizioni di Landella. Ho fatto una valutazione di territorio, che poi è quella in base alla quale sono stato eletto. Se le persone avessero scelto per l’ideologia, oggi non sarei assessore regionale.  Ho chiesto alle persone di votarmi per quello che ero e che potevo esprimere. Qui non si è trasformata la maggioranza politica della regione né si è contaminato il livello comunale. Si è, anche utilitaristicamente se vogliamo, scelto nel campo che offre una grande possibilità di accreditarsi nell’Europa futura un riferimento.  Ovviamente non è un sacrificio facile da spiegare”. Ovviamente. Perché come le due facce, quella di centrodestra e quella leghista, si concilino non è per niente facile da spiegare. E soprattutto cozzano con le dichiarazioni rilasciate alla stampa qualche giorno fa, quando, in riferimento alla Lega, Di Gioia ha dichiarato: “Io sto condividendo questo impulso verso una proposta identitaria”. Dunque, una adesione evidentemente più convinta del mero sostegno a Casanova.

In un momento poco opportuno, peraltro, che vede Cavaliere impegnato in una difficile campagna elettorale proprio contro la Lega (e del centrodestra tutto). Al lui Di Gioia in chiusura dedica un “fioretto”: “Questo ragionamento lo metto di lato e facciamo tutti assieme un passo indietro. Perché non va danneggiata la coalizione. Uno per tutti, tutti per Pippo”.

Il discorso è rinviato al 27 maggio quando, probabilmente, si scriverà un’altra storia. Ed altre parole.

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