'Landella è figlio di Lucio Tarquinio", Bruno Longo contro l'ex senatore. Siluro ai dirigenti: "Non fanno gli interessi di Foggia"

L’intervista rilasciata a Foggiatoday dell’ex senatore non è piaciuta a chi dinamiche e meandri della politica li conosce molto bene. "Parla da sconfitto, da lui non me lo aspettavo". E attacca a testa bassa i dirigenti: "Landella parta da loro"

“Le parole di Lucio Tarquinio sono quelle di uno sconfitto con scarso spessore politico. Da lui proprio non me lo aspettavo”. “La giunta? Ci vorrà ancora del tempo, la partita è per lo più in casa Lega ma il sindaco ha un problema ancora più urgente: i dirigenti. E’ lì che bisogna mettere mano, servono uomini e donne che facciano l’interesse della città”. E’ questo il tema cogente secondo Bruno Longo, amministratore di lungo corso a Foggia, deus ex machina di innumerevoli operazioni politiche al fianco di Franco Landella. L’intervista rilasciata a Foggiatoday dell’ex senatore forzista (oggi 'Azzurro popolare') non è piaciuta a chi dinamiche e meandri della politica li conosce molto bene. “E dovrebbe conoscerli anche lui: continua a dimostrare di essere solo contro una persona, Landella, e questa non è politica. D’altronde – ironizza- dovrebbe dolersene solo e soltanto lui: Landella nasce con Lucio Tarquinio”.

Longo, perché ci ha chiesto di parlare?

Perché non posso restare in silenzio di fronte alle illazioni di un personaggio politico come Lucio Tarquinio. Mi dispiace ma esortare oggi, in maniera sibillina, al controllo del flusso dei voti, scagliandosi contro i mister e le miss preferenze, è un ragionamento che dimostra scarso spessore politico. Ad ogni campagna elettorale gli sconfitti se la prendono con chi prende voti. Non me lo aspettavo da lui, persona navigata e politicamente matura.

E quale lettura dà lei del flusso di voti?

Questa è stata una campagna elettorale dove gli elettori hanno condannato gli ondivaghi, tutti colori i quali dal centrodestra si sono spostati al centrosinistra. La direzione è stata solo una. E’ vero, ci sono state le eccezioni Cusmai e Di Gioia -e tra i due chi ha fatto quasi cilecca rispetto alle aspettative è stato Di Gioia-, ma sono eccezioni appunto: la gente ha bocciato gli ondivaghi del centrodestra. Ed è stato il motivo principale per cui un candidato forte, visto lo schieramento in campo, come Pippo Cavaliere, ha perso. La gente non ha avvertito un progetto politico ma un progetto personale.

Penalizzati dal Pd, dicono. Se avessero sostenuto un profilo di centrodestra con una formazione di centrodestra sarebbe stata partita diversa, al ballottaggio avrebbero vinto. Come la vede?

Che avrebbero ottenuto un risultato migliore, sì. E c’erano le condizioni per poterlo fare. E’ in contraddizione però Tarquinio perché è stato lui a chiamare per primo Cavaliere, chiedendo alla sinistra di sostenerlo.  Oggi non fa altro che mettere in evidenza l’errore grossolano compiuto e la sua scarsa lungimiranza politica.

Possiamo convenire sulla valutazione che fa della classe politica, che è un po’ all’anno zero? La sovrappone al Foggia Calcio: due fallimenti.

E’ un ragionamento da sconfitto che mi ricorda la favola de ‘La volpe e l’uva’. In campagna elettorale si parla di personalità eccelse, poi, quando si perde, si dice che l’altra parte non è buona. Ad ogni modo, se di scarso spessore vogliamo parlare, questo è dovuto ai tempi in cui viviamo in cui è di scarso spessore un po’ tutto: lo è la classe imprenditoriale, lo sono gli operatori economici, è così anche nelle istituzioni. Ma siamo figli dei tempi. Un consiglio do a Tarquinio.

Quale?

Evitare le scissioni. La politica è quell’area in cui tutto è possibile, anche tornare indietro. Ma lui continua a parlare come anti Landella e a focalizzare l’attenzione su di una sola persona. Questo non è un atteggiamento politico. Anche perché lui parla di scuola politica ma è la sua scuola politica che ha partorito Franco Landella: Landella nasce con Lucio Tarquinio.

E’ vero che siamo figli dei tempi ma sembra un ragionamento di rassegnazione. Foggia scivola su tutti i fronti, nelle ultime ore ha perso anche una rappresentanza regionale. Il tentativo di alzare il livello dovrebbe essere esperito, a partire dalla prossima giunta comunale, non trova?

Intanto le dimissioni di Di Gioia rappresentano non un atto politico ma un atto di egoismo politico. Non conosco le motivazioni, ma ci vedo più un progetto personale. Per ciò che concerne la giunta comunale sì, concordo,  ed è in questa direzione che si sta muovendo Landella. Ed è il motivo per il quale tutti gli elementi dubbi o che hanno generato dubbi in passato, secondo me, non possono trovare accoglimento all’interno dell’esecutivo, almeno fin quando le vicende non saranno state chiarite.

A chi si riferisce?

Le situazioni che hanno creato imbarazzo all’amministrazione sono note. Per cui sarebbe opportuno che Franco Landella, così come stiamo consigliando, facesse il giusto mix di nuovi e “vecchi”. E tuttavia le dico che vi è un altro tema a cui mettere subito mano. 

Dica.

E’ tempo di trovare dirigenti che facciano gli interessi della comunità

Sta sollecitando sostituzioni? E come?

Io sto sollecitando anzitutto un rapporto più fecondo con il MEF. Altre realtà, anche più grandi di Foggia, hanno fatto richieste, oggi a buon punto, di venire meno, almeno in questa contingenza particolare, al cosiddetto ‘patto di stabilità’, e quindi di aprire a nuove assunzioni nel Comune. Nel frattempo però si possono trovare forme e formule per poter sostituire o affiancare gli attuali con figure che facciano effettivamente gli interessi della comunità.

Gli attuali dirigenti non li fanno?

Alcuni no. Seguono una logica tutta loro del dirigente che fa politica, che indirizza l’azione dell’amministrazione per raggiungere obiettivi politici personali. Per carità, trasparenti, non illegali. Ma inopportuni.

Quindi, ancor prima di mettere mano alla giunta, Landella dovrebbe mettere mano alla tecnostruttura, dice questo?

Sì. Soprattutto nell’ultimo scorcio di amministrazione ha dato risultati estremamente deludenti.

E lo farà, Landella?

Quello che mi confida è che pure lui sarebbe stanco di queste entrate a gamba tesa di alcuni dirigenti nelle scelte politiche. Non so cosa farà il sindaco. Di certo sarà un mio cavallo di battaglia. L’amministrazione per poter funzionare ha bisogno di dirigenti che sappiano fare il loro mestiere e che non si chiudano nella legittimità degli atti senza portare alcun risultato concreto alla città. Lo dicono anche le nuove disposizioni : risultati tangibili all’esterno, non devono mettere solo a posto le carte. Landella prenda di petto la situazione dei dirigenti che creano grossi problemi all’amministrazione.

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