L'avvocato Vaira motiva il no ai 'nomi validi del PD': "Ecco perché Cavaliere è il candidato sindaco ideale"

Pioniere ed animatore dei circoli di azione civica che da qualche mese lavorano sul territorio, il penalista, tessera PD "per testimonianza", replica alle dichiarazioni di Raffaele Piemontese rilasciate ieri a Foggiatoday

Le dichiarazioni di Piemontese rilasciate a Foggiatoday, se da un lato sono servite sul fronte interno, per rassicurare i suoi e restituire al primo partito del centrosinistra un pezzetto di timone nella tessitura del progetto elettorale di primavera per la città di Foggia, dall’altro hanno fatto balzare sulle sedia quanti popolano quell’area e aspettano di comprendere come evolverà il dialogo tra i due assessori regionali, su cui aleggia il nome di Pippo Cavaliere. Di Gioia avrebbe voluto presentarlo ufficialmente già una settimana fa. Poi si sarebbero fermate le bocce. Il PD, che – a leggere le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio- non sarebbe stato interessato ufficialmente della proposta, ha bisogno di procedere per step. Prima interni, poi esterni. E di farsi traino di una potenziale coalizione, non di “andare a ruota”. E’ una questione politica. Comprensibile.

Ma, liturgie politiche a parte, c’è chi bada alla sostanza e, come sua abitudine, non usa mezzi termini per dire che no, le parole di Piemontese proprio non vanno bene. Men che meno le “proposte interne” messe sul tavolo (Marasco, De Pellegrino, Mongiello, ndr). E’ l’avvocato foggiano Michele Vaira, tessera PD subito dopo la sconfitta del 4 marzo scorso (“per testimonianza e solidarietà”) e figura politica (non partitica) sempre più attiva sul territorio, pioniere e animatore dei circoli di azione civica lanciati alla Leopolda qualche mese fa.

Per Vaira “è una questione di ruoli”, è così?

Piemontese è il più alto esponente del PD di Capitanata e rivendica legittimamente la presenza, nelle file del partito, di figure idonee per la carica di sindaco. Chi, invece, come me, non riveste quel ruolo può e deve compiere un’analisi obiettiva. Ed esprimere, senza le – a loro necessarie- litanie della politica il proprio entusiasmo per la candidatura di Pippo Cavaliere. Sia chiaro, però, nulla da dire su quei nomi. L’idea di una donna quale sindaco di Foggia, poi, sarebbe anche una bella prospettiva.

E allora, qual è il problema?

Ci sono due ordini di problemi. Il PD in questi anni ha svolto un’opposizione decisamente timida al sindaco uscente. Proporsi quale alternativa oggi a Landella (che immagino vincerà le primarie), non verrebbe colto dalla popolazione come un vero segnale di discontinuità. L’eventuale indicazione di Augusto Marasco (la cui qualità ed esperienza nessuno discute) farebbe tornare alla mente di tutti gli elettori di centrosinistra il peccato originale, compiuto cinque anni fa: la mancata riconferma de plano di Gianni Mongelli quale candidato della coalizione. Stesso errore che oggi compiono le destre nei confronti di Landella, e che abbiamo l’opportunità di cavalcare.

Quindi?

Se davvero si vuole riunire una vasta coalizione, è necessario individuare una figura che riesca a guardare fino all’estrema sinistra e, in prospettiva ballottaggio, che riesca in modo convincente ad affrontare temi cari agli elettori pentastellati. Uno dei pochi aspetti positivi del deprimente congresso nazionale del PD è l’unanime condivisione della necessità di tenere unite le varie forze alla sinistra del PD.  I valori intorno a cui questa aggregazione può trasformarsi da patto elettorale a vera forza di governo coesa sono pochi e semplici: competenza, solidarietà e, soprattutto, trasparenza e legalità. Su questo tema si può vincere il confronto grazie alle caratteristiche e alla storia di Pippo Cavaliere.

Ha dimenticato l’immigrazione, il tema più dibattuto e più “fortunato” per la Lega.

La Lega a Foggia non sfonderà di certo per i temi di cui si fa portatrice a livello nazionale. Qui a Foggia e in Capitanata l’immigrazione non è di certo un problema, ma una risorsa. La criminalità, invece, che è la nostra vera piaga, non ha pigmenti. Sorrido al pensiero delle ronde in Viale della Stazione. Il vero paradosso è che le figure apicali della Lega a Foggia sono persone che geneticamente sono le più distanti dai (dis)valori cui il partito inneggia. Penso soprattutto ad Antonio Vigiano e Luigi Miranda, le cui vite testimoniano, viceversa, sentimenti di solidarietà, accoglienza, moderazione. La massa critica della Lega (come di qualunque partito di maggioranza relativo) è invece costituita dagli assaltatori del carro del vincitore, buoni per ogni stagione ma funzionali solo ai propri interessi, non certo a quelli della città.

Non dimentichiamo che a questa competizione parteciperanno i cinquestelle.

Riponevo grandi aspettative nel gruppo cinquestelle di Foggia, le cui qualità sono di gran lunga superiori a quelle che riscontriamo nel panorama nazionale. Ma la prima “uscita” del candidato sindaco, Giovanni Quarato, mi ha molto deluso. Pubblicamente sui social, interpellato da una giornalista sulla necessità della seconda stazione ferroviaria, lui, ingegnere, si è trincerato dietro un “devo approfondire” e con le solite filastrocche sugli “interessi dei soliti noti” in contrapposizione agli “interessi generali”, senza, alla fine, prendere posizione. Non ci si può candidare a guidare una città se non si è già consapevoli dei progetti in essere e sulle esigenze della città. Non ci si può candidare senza essere in grado di esprimere una posizione così rilevante in modo netto. Non mi fido. Questa città non può rischiare di essere paralizzata per via dei sondaggi sulla piattaforma Rousseau. Per concludere…

Dica.

Questa città merita ben altro. Prima ancora di invocare “Lo Stato” è necessario ripartire dalle nostre coscienze. Scegliere bene i rappresentanti nel consiglio comunale. Rifiutare, da elettori, convenienze e voto di scambio. Premiare il merito, la competenza, l’onestà. Ripartire dai valori condivisi dalla maggioranza della popolazione, che è onesta e solidale. Lavorare affinché i nostri figli abbiano voglia di continuare a vivere in questa città.

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