Porreca candidato sindaco e Cavaliere vice: il centrosinistra ci pensa, per provare a battere centrodestra e cinquestelle

Il presidente della Camera di Commercio candidato sindaco per il centrosinistra allargato, Pippo Cavaliere vice. Un possibile ticket che dovrebbe scendere in campo in vista delle elezioni comunali

"Si discute in coalizione e poi si decide". Così l'assessore regionale Leonardo Di Gioia, leader dei civici foggiani, conferma a Foggiatoday l'ipotesi che va prendendo forma nelle ultime 24 ore: Fabio Porreca candidato sindaco per il centrosinistra, Pippo Cavaliere vice. Un possibile ticket, dunque, a guidare il centrosinistra allargato che dovrebbe scendere in campo per battere destra e cinquestelle alle prossime amministrative foggiane.

Un nome di cui avevamo già parlato, quello dell’attuale presidente della Camera di Commercio, di recente rieletto, lanciato di recente dall'assessore suddetto in una intervista alla stampa locale. In quella circostanza, tuttavia, sembrava più il tentativo di togliere il PD dall'imbarazzo di accordarsi rispetto ad una scelta già assunta sul nome di Cavaliere dall’alleato Di Gioia. Tanto più che delle ambizioni di Porreca rispetto alla prima poltrona di Palazzo di Città si era già parlato a più riprese nel corso dei mesi, attesi i contatti avuti in questo senso con la Lega e, secondo alcune fonti interne, col Movimento 5 Stelle. 

Poi fu la volta del Pd. E il congelamento della risposta da parte del rieletto presidente della Camera di Commercio. Che avrebbe sciolto la riserva nei giorni scorsi positivamente (in fondo questa velleità Porreca l'ha sempre accarezzata). E Cavaliere? Farebbe il vice, secondo gli accordi di cui si va sussurrando nelle ultime ore.

Ai dem pare stia riuscendo di incunearsi tra malumori e veti sul nome di Cavaliere che giungono puntuali quando si tratta di tenere insieme troppe teste (anche le più piccole in termini percentuali) e quando si tiene un nome sulla graticola troppo a lungo. E pare lo stia facendo il Pd senza troppe difficoltà, visto che la trasversalità di Porreca gli consente di essere vicino tanto a Piemontese quanto a Di Gioia. A ciò si aggiunga il non aver ricoperto alcun incarico politico-amministrativo nel passato (dunque più facilmente presentabile come “nuovo”) e l’essere un profilo che pesca bene anche nel centrodestra, visti i mondi di riferimento dell’imprenditore.

Ma c’è un ma. Anzi, volendo, più di uno. Il primo è sicuramente l’eccessiva trasversalità di Porreca, in cui faticano ad identificarsi le anime più afferenti all’area valoriale del centrosinistra (oggi è convocata d’urgenza una segreteria allargata del Psi, che si oppone ad un simile disegno) e, pertanto, il rischio, di aprire più di una frattura nel centrosinistra, con tanti saluti alla compattezza inseguita negli ultimi mesi. La seconda è la recente rielezione di Porreca in Camera di Commercio, dunque una questione di opportunità (ma, si sa, queste faccende valgono quel che valgono purtroppo). La terza ha a che fare col rispetto e riguarda Cavaliere, costretto, dopo esser stato portato per settimane quale “sposa”, a diventare secondo. Accetterà?

"Two is meglio che one" recitava uno slogan pubblicitario di qualche tempo fa. “Peccato che la politica non sia uno slogan pubblicitario, ma dovrebbe essere un progetto concreto e credibile, costruito attorno ad un programma, sulla base del quale individuare il protagonista che meglio lo incarna. Uno schema che stiamo completamente sovvertendo, mettendo dentro di tutto di più e due primedonne troppo diverse tra loro. Siamo credibili?” sostengono le prime voci discordanti che si levano dalle parti del tavolo di coalizione.

“Porreca unisce, Cavaliere è divisivo” la controreplica di chi perora, invece, la causa del presidente della Camera di Commercio. Il gioco di scacchi tra i due assessori rischia non solo di far perdere tempo ad una coalizione che pure era partita in vantaggio rispetto al centrodestra (alle prese ancora con le primarie), ma di renderla poco riconoscibile a militanti ed elettori del centrosinistra, dando sponda a quei detrattori che l’avevano già battezzata, poco elegantemente, come “fritto misto”.    

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