Caos in Comune a San Nicandro: sindaco minaccia dimissioni, minoranza all'attacco

L'accusa: "Quando Gualano non aveva più una maggioranza, invece di aprire una vera crisi politica, ha fatto di tutto per restare al suo posto; ora che si tratta di sostituire un presidente del consiglio minaccia le dimissioni?"

Pier Paolo Gualano

"La minaccia del sindaco di San Nicandro Garganico di dimettersi, benché auspicata dopo i fatti del settembre 2015, appare fuori da ogni logica se pronunciata solo ora in vista di una semplice sostituzione del Presidente del Consiglio comunale".

E' quanto dichiarano i consiglieri di minoranza di San Nicandro Garganico Giovanni Villani, Vincenzo Giagnorio e Peppino Ritoli (Forza Italia), Matteo Vocale e Mario D'Ambrosio (Partito Democratico), Enzo Marinacci (Nuovo CdU) e Antonio Zuccaro (UDC), che hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale straordinario per revocare e sostituire il presidente del consiglio Domenico Fallucchi.

"Una gestione del tutto incoerente con il ruolo istituzionale e viziata da numerose lacune, mancanze, omissioni", lamentano i consiglieri di minoranza che, nella seduta del prossimo 10 luglio, tra l’altro convocata dal presidente Fallucchi inspiegabilmente di domenica, alle 21, sperano in una condivisione della loro proposta molto più larga in termini numerici. Un deliberato che consta di ben sei pagine, in cui si riportano le dettagliate motivazioni per le quali l'attuale Presidente si sarebbe dimostrato, specie negli ultimi mesi, più preoccupato a garantire il sindaco e la sua maggioranza che a fare il presidente del consiglio, tanto che i consiglieri si sentono praticamente privati della pienezza del loro ruolo istituzionale.

"Quando il sindaco Gualano, a settembre 2015, non aveva più una maggioranza - scrivono i sette consiglieri - invece di dimettersi e aprire una vera crisi politica, ha fatto di tutto per restare al suo posto, rattoppando le falle con pietosi mercanteggiamenti e nuovi ingressi in maggioranza sulla base del nulla e invocando la responsabilità a non lasciare la città nelle mani di un commissario. Ora che si tratta soltanto di sostituire un presidente del consiglio, per far meglio funzionare il maggior consesso politico cittadino, il sindaco minaccia le dimissioni, dimenticando quel senso di responsabilità sbandierato ai quattro venti".

"E' una cosa inaudita - concludono le opposizioni - che una sfiducia al presidente del consiglio si possa tradurre in una sfiducia al sindaco. La politica è fatta di regole e passaggi ben precisi, che dovrebbero garantire il rapporto di fiducia con i cittadini. Ma è evidente che Gualano non sa di cosa si parla: ci aspettiamo che se davvero decide di dimettersi, liberando la città dall'immobilismo e dall'incompetenza, lo faccia su basi politiche ben più importanti di una carica, o poltrona che dir si voglia, tenuta dall'amico-regista di questa amministrazione".

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