Tre colpi di pistola contro la sua abitazione. Damone lascia: “Politica oggi è solo guerra di potere”

Il consigliere comunale di San Severo, Luigi Damone, si dimette a seguito del grave atto intimidatorio avvenuto in via Gramsci nella notte tra il 28 e il 29 marzo

Foto d'archivio

Dopo il grave atto intimidatorio avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 marzo, il consigliere comunale di San Severo, Luigi Damone, questa mattina ha rassegnato le dimissioni durante il Consiglio comunale convocato per affrontare  la questione, calda, dei 400 immigrati. Dopo i tre colpi di pistola all’indirizzo del portone della sua abitazione Damone ha scelto di abbandonare l’incarico e l’impegno politico

L’intervento di Damone e le dimissioni

Innanzi tutto devo ringraziare tutti coloro che mi hanno dato il loro sostegno in queste ore molto buie per me e per i miei cari. Tra tutti devo ringraziare gli splendidi tutori dell’ordine pubblico che con la loro professionalità e sensibilità hanno dato a me ed alla mia famiglia conforto e tranquillità. Questi episodi ti pongono di fronte a riflessioni profonde che spingono a scelte di vita. In questo contesto, pur non sapendo se inquadrare l’insano gesto in una questione professionale (perché viviamo in una comunità con troppe armi e troppo odio, dove anche uno sfratto o una separazione coniugale può essere motivo di aggressione e violenza), politica o istituzionale, ritengo di condividere pubblicamente in questa assise il mio pensiero per quanto riguarda l’impegno politico.

Non ricordo il giorno in cui mi sono innamorato della politica. Sì, innamorato. Perché io la politica l’ho amata. Ho vissuto l’intera mia vita nel frastuono delle campagne elettorali. Ero bambino quando si lottava fino all’ultimo secondo per attaccare il manifesto più importante: l’ultimo. E io c’ero. Ho amato il confronto dialettico, anche aspro, con gli avversari. Le lunghe discussioni, le strategie, le mediazioni. Perché la politica non è fatta di bianco o di nero ma di tante tonalità di grigio. Ho amato la politica come affermazione delle idee, della propria visione della vita e del mondo, ispirata a principi di legalità e solidarietà, mai come successo personale, come momento di gloria o occasione di arricchimento. Ho rispettato i miei avversari, tutti e sempre, convinto che chiunque avesse qualcosa da insegnarmi. E anche da loro ho imparato tanto. Ho gioito delle vittorie e ho pianto delle sconfitte. Ho cresciuto i miei figli, unitamente alla mia splendida compagna di vita, insegnando loro che la politica è cosa buona e giusta e che il servizio è la strada per un domani migliore. Ma evidentemente non è bastato.

Forse qualcuno pensa che di una poltrona io voglia fare una ragione di vita (non sapendo che – caso più unico che raro – mi sono dimesso sia da ASI che da Fondazione Banco Napoli), che io voglia restare attaccato a lei per chissà quale vantaggio personale. Chi mi conosce sa che non è così, chi non mi conosce … spara. Spara chi viene armato dalle false rappresentazioni della verità. Spara chi è costantemente martellato da un’informazione strumentalizzata. Spara chi si sente costantemente ripetere che la politica va riformata con la forza e non con la dialettica. Spara chi teme le parole, chi non ha idee, chi crede che così si affermino i valori.

Ecco perché è arrivato per me il momento di salutare, di ringraziare e chiudere definitivamente la porta. Perché non è più questa la politica che ho amato. Perché non c’è più un confronto di intelligenze, ma solo una guerra di potere. Perché anche le parole di Papa Francesco dell’altro ieri sono cadute nel vuoto e la manifestazione contro le mafie a Foggia non ha toccato cuori ormai irrimediabilmente induriti. Nemmeno lo snocciolare - come un rosario laico - l’amaro elenco delle vittime di mafia ha potuto cambiare le coscienze!

Comunque ringrazio tutti. Chi ha condiviso il mio cammino, ma anche chi non lo ha condiviso  Chi ha trascorso con me notti insonni di lavoro, ma anche chi in quelle stesse notti dormiva beatamente per poi il giorno dopo dirmi che era tutto sbagliato (e magari non aveva neanche letto ciò che avevo scritto). Ringrazio chi ha avuto fiducia in me, ma anche chi non ci ha mai creduto. E ringrazio tutti coloro che - innanzitutto la mia famiglia, mia mogli ed i miei figli - hanno sofferto le mie assenze, in silenzio e senza mai farmelo pesare.

Credo sia il momento di dar seguito a quello che ho già annunciato in questa stessa assise alcuni mesi fa, trovando altri campi in cui riversare la mia passione civile ed il mio spirito di servizio. Con il mio gruppo ed i miei colleghi concorderò in tempi rapidi i modi ed i tempi per formalizzare questa mia decisione. Non certo per paura, ma perché tutto è ormai lontano, troppo lontano dal mio modo di essere. Spero solo che chi riceverà questo splendido ma pesantissimo testimone abbia ancora la voglia e la forza di sognare.

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