Sindaci perdono poteri. Offesi, esautorati e un bel po' incavolati. Lo sfogo: "Trattati da imbecilli", "qui non si sta giocando"

In trincea senza poteri e a mezzo servizio, la rivolta degli amministratori non si placa dopo i chiarimenti del Presidente della Regione Puglia che, anzi, la infiamma ancora di più. La battaglia si consuma tra lettere e proteste clamorose

Andreano, Tutolo e Mignogna

La pezza è peggio del buco. Le argomentazioni di Michele Emiliano sul flusso di informazioni relative a contagi e quarantene non convincono i sindaci imbestialiti, a lungo all'oscuro dei dati in ragione della preminente tutela della privacy.

Altro che sceriffi e AntiCovid19, nel fascio incrociato di kryptonite irradiata da Governo e Regione, hanno perso i poteri. Alfieri nella battaglia per la trasparenza, in provincia di Foggia Antonio Tutolo e Gianfilippo Mignogna, al di là degli steccati ideologici e dei colori politici, hanno alzato la voce e battuto i pugni, ciascuno assecondando la propria indole. Hanno fatto più rumore, ma i colleghi alla spicciolata si sono accodati.

"È in atto un vero e proprio cortocircuito istituzionale", dice dal suo blog, con l'aplomb che lo contraddistingue, l'avanguardista sindaco dei Monti Dauni, voce autorevole dei "piccoli così", della Capitanata in miniatura ma neanche troppo piccola con i suoi oltre 2700 abitanti.

Vicepresidente dei Borghi Autentici d'Italia, dalla parte dei paesi sempre, Mignogna ha scandagliato le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia e si è posto più di un interrogativo: "Vorrei più chiarezza sul mio ruolo e sull’eventuale presunta esautorazione delle mie funzioni e competenze. È una questione di chiarezza per me e per tutta la mia cittadinanza che ha il diritto di sapere se, in questo momento così particolare, ha un sindaco a mezzo servizio o meno. Perché qui non si sta mica giocando". Dall'anatomia di un discorso a tratti claudicante forse nella foga di archiviare le polemiche, muove una serie di domande a Emiliano, e un paio su tutte sono già sufficienti a far vacillare il postulato del Governatore: "Per caso è stato abrogato il Decreto Ministerale del 15 dicembre 1990 (in Gazzetta Ufficiale n.6/1991) che, riconoscendo il Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, stabilisce che 'permane l’obbligo di notifica da parte del medico di tutti i casi di malattie diffusive pericolose per la salute pubblica'? Il Presidente è a conoscenza della nota del 19 marzo del Dipartimento della Protezione civile che testualmente precisa che: 'l’inoltro dei dati personali ai Comuni è necessario per garantire la doverosa assistenza alla popolazione bisognevole'? Il Presidente, che invoca la privacy, ha avuto modo di leggere le dichiarazioni del Garante a proposito dell’emergenza sanitaria? Quale norma o Autorità ha stabilito che nel bilanciamento di interessi tra salute pubblica e privacy debba prevalere la seconda? O si vuole semplicemente dire che i sindaci sono ritenuti incapaci di trattare i dati e di garantire la giusta riservatezza?".

Sono le stesse osservazioni, tradotte in 'tutolese' dal sindaco di Lucera, che da martedì batte sullo stesso tasto e non arretra di un millimetro: "È come se qualcuno ci dicesse che noi sindaci siamo i 'vocc apirt' della situazione. Non voglio fare commedia, però mi sento un po' offeso". Quello che va predicando da giorni è che vuole i nomi per mettere in quarantena tutto il nucleo familiare. Non recede dal suo proposito di barricarsi nella stanza del Comune e mettere in atto uno sciopero della fame per denunciare la condizione dei sindaci esautorati. Non potrà riproporre l'ordinanza che scade oggi per ridurre l'orario di apertura delle attività commerciali: sarebbe inefficace, come stabilisce il decreto legge n.19 del 25 marzo all'articolo 3 comma 2, che vieta ai sindaci di adottare misure in contrasto con quelle statali. "Ci sarà il tana libera tutti".

Ormai indistintamente a Regione e Governo fa una provocazione forte: "Sospendete i sindaci, venite voi qua e ve le gestite voi le situazioni", compreso il macigno dei buoni spesa. È lui a riferire che i Comuni sono stati contattati dalla Prefettura per fornire un indirizzo Pec. Finché non vede i dati - completi e non parziali  - non ci crede. Senza mezzi termini definisce carta straccia gli ultimi report ricevuti. "Ero come il cornuto, l'ultimo a sapere. Quello che mi fa girare le scatole e che ci trattino da imbecilli".

I sindaci hanno appreso dagli organi di informazione le argomentazioni del presidente della Regione Puglia, che nella videoconferenza stampa di mercoledì si è trincerato dietro la privacy ("Capisco che un sindaco debba sapere più o meno quello che succede nel suo paese ma senza un provvedimento legislativo che cambi le regole è vietato comunicare i nomi delle persone contagiate, salvo che al prefetto ai fini del controllo e soprattutto non bisogna neanche aggirare questo divieto dicendo 'in un paese di 500 persone c'è un contagiato' perché si scatena la caccia all'untore").

La settimana scorsa il sindaco Francesco Miglio, che ha adottato il metodo Tutolo e sbraita con gli scapestrati, aveva presentato come gli altri colleghi le sue rimostranze, ma già il 26 marzo informava i suoi concittadini di avere da qualche giorno comunicazioni ufficiali dalla prefettura, come gli altri comuni, e appariva moderatamente soddisfatto, contentandosi di quei dati. "Ha fatto bene il Governo - diceva allora - ad avocare a sé ogni potere di regolamentazione, altrimenti anche comuni che distavano pochi chilometri si sarebbero comportati in maniera diversificata".

A far data dal 27 marzo, però, sono partite a raffica dalla Capitanata le lettere al Prefetto e al presidente della Regione Puglia. Stesso modello per tutti, personalizzata per ciascun comune. Al sindaco di Biccari, a quella data, mancavano all'appello i nominativi dei familiari conviventi dei contagiati, delle persone auto-segnalatesi presso la Regione perché rientranti dal Nord, oppure dei cittadini sottoposti a tampone con il relativo esito, con una singolare contraddizione: "la Asl Foggia, con nota in data 26 marzo 2020 - si legge nella nota - chiede ai sindaci di fornire prontamente le schede Istat dei dati dei cittadini deceduti per Coronavirus, dando luogo così all’ennesimo paradosso che vede i primi cittadini privati di ogni informazione ufficiale rispetto ai vivi e, al tempo stesso, incaricati di dare comunicazione dei morti".

Manifestata la difficoltà di garantire la tutela della salute pubblica, gli amministratori hanno chiesto "un chiarimento formale rispetto alla corretta gestione del flusso delle informazioni e, più in generale, delle competenze e responsabilità in capo ai sindaci quali autorità sanitarie locali alla luce delle disposizioni emergenziali emanate dal Governo".

Ha condiviso le perplessità e inviato la nota, tra gli altri, il sindaco di Casalvecchio di Puglia Noè Andreano. Si associa alle pubbliche esternazioni di Mignogna il sindaco di Anzano, Paolo Lavanga: "Le dichiarazioni del presidente della Regione offendono la dignità del ruolo istituzionale che rivestiamo, oltre che a dignità delle nostre comunità 'fantastiche'".

È una semicitazione di Emiliano, che dopo aver elencato tutte le somme e le misure messe a disposizione dalla Regione Puglia aveva chiosato: "I sindaci hanno in mano un apparato fantastico per poter lavorare bene con le loro comunità". Una dichiarazione che Gianfilippo Mignogna bolla come infelice "perché rischia di essere addirittura offensiva nei confronti di chi combatte sui territori a mani nude. O semplicemente frutto, appunto, della più fervida fantasia".

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In quello stesso 27 marzo, data della missiva inviata a Prefetto e Regione, durante lo storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, Papa Fracesco ha dedicato una supplica anche a loro: "Guarda i politici e gli amministratori che portano il peso delle scelte". E l'impressione è che a guardarli, ora come ora, ci sia solo Dio.

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