Nove voti in più di Vigiano, ma è fuori dal Consiglio: De Rogatis sbotta e tira fuori le carte

A Foggia Nino De Rogatis, nonostante un vantaggio di nove voti, non è più consigliere comunale. Al suo posto subentra nuovamente Luigi Vigiano dopo un ricorso al T.A.R.. Il caso rischia di finire in Parlamento

Giuseppe Mainiero e Nino De Rogatis

Rischia di arrivare in Parlamento la paradossale vicenda dell'uscita dal Consiglio comunale di Foggia di Nino De Rogatis. Paradossale perché l'esponente dei Fratelli d'Italia ha, a conti fatti, più preferenze di colui che lo ha sostituito tra gli scranni del Comune di Foggia, Luigi Vigiano: 320 il primo, 311 il secondo. Eppure, per volere di una recente sentenza del TAR, è al primo che spetterebbe il diritto formale di sedere in Consiglio. Motivo per cui il partito di Giorgia Meloni sarebbe intenzionato a muovere una interrogazione parlamentare finalizzata ad una ispezione del comportamento di Palazzo di Città, in particolare del segretario generale, Maurizio Guadagno, in capo al quale, secondo De Rogatis, insisterebbero le responsabilità dell'imbarazzante paradosso venutosi a creare. 

In conferenza stampa, oggi, l'ex consigliere, accompagnato dal suo ex capogruppo Giuseppe Mainiero, mostra le carte che gli darebbero ragione, minacciando una denuncia in sede penale. Perché una cosa appare subito chiara: De Rogatis non ha alcuna intenzione di cedere e adirà subito al Consiglio di Stato, che già in una occasione gli diede ragione, consentendogli l'ingresso in assise.

Nel mezzo di una battaglia giudiziaria iniziata all'indomani dello spoglio elettorale che vide trionfare Landella nel 2014, vi sarebbero voti non assegnati, mancati controlli sulla discrasia dei moduli elettorali, omissioni da parte dell'avvocato difensore di De Rogatis, Claudia Lioia, quasi subito cooptata dal sindaco Landella all'interno del CdA di un’azienda partecipata comunale (oggi è assessore); un atteggiamento poco chiaro da parte del segretario comunale che, nelle sue dichiarazioni vergate nere su bianco, pare contraddire se stesso inducendo De Rogatis ad uscire fuori tempo massimo per vedersi modificare ufficialmente quella graduatoria (nel frattempo "aggiustata dalle ispezioni giudiziarie) che lo porta in cima ai non eletti al posto di Vigiano .

Finanche una quasi colluttazione tra l'ex consigliere ed un dipendente dell'ufficio elettorale per impedire al primo di visionare i moduli errati. Parola di De Rogatis, che lascia intendere una sorta di regia politica per farlo fuori, lui, candidato con Forza Italia ma passato sin da subito, al suo ingresso in Consiglio, tra i banchi dell'opposizione accanto a Mainiero. "Io non posso e non voglio dirlo ma gli atti sono sotto gli occhi di tutti, a voi le deduzioni: o è ignoranza o è malafede" conclude costernato l'ex consigliere. 

E dalle carte emergerebbe chiaramente: De Rogatis è prima vittima di una mancata assegnazione di voti, sospetto che lo porta ad adire al TAR contro un consigliere, Annecchino, che di fatto ne uscirà con un bottino di preferenze (325) superiore a quello di De Rogatis. Il quale però, nel frattempo, si vede lievitare il numero di preferenze a 320, più di Luigi Vigiano, 311 ed all'epoca primo dei non eletti di Forza Italia.

Il TAR, infatti, nel respingere il ricorso di De Rogatis, conferma la sopraggiunta modifica della graduatoria, certificandola. Ma secondo l’ex consigliere comunale né l'avvocato (Lioia) né il segretario generale si sarebbero spesi per adeguare quell'elenco. È un atto di diffida di De Rogatis che porta Guadagno a rispondere, rassicurando l'ex consigliere che il suo diritto sarebbe stato fatto valere laddove fosse divenuto "attuale".

Circostanza che si concretizza il 3 luglio 2015 con la nomina del consigliere di Forza Italia Mimmo Verile ad assessore. De Rogatis torna, pertanto, a sollecitare il segretario generale che, però, per tutta risposta, gli ricorda che necessita, per farlo, di un pronunciamento del TAR. "Peccato che, nel frattempo, erano scaduti i termini per adirvi" ironizza oggi l'ex consigliere.

E’ il Consiglio di Stato a ripristinare la differenza tra diritto formale e diritto sostanziale, dando la precedenza al secondo (ossia al numero delle preferenze) e consentendo a De Rogatis di entrare in Consiglio. Nel frattempo contro la tempistica di De Rogatis si muove Vigiano, al quale il TAR, seguendo evidentemente un orientamento diverso dal Consiglio di Stato, dà di recente ragione, restituendogli lo scranno di Palazzo di Città. Dove ora siede con 311 voti.

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