Braccianti morti, Emanuele (PD) ai ministri Di Maio e Salvini: "Basta con la demonizzazione dei migranti"

Braccianti deceduti. Emanuele: "Dove hanno lavorato? Per quante ore e per quanto denaro hanno riempito i cassoni? Sono le domande che dovrebbero porsi innanzitutto Di Maio, Salvini e Centinaio"

Davide Emanuele

Il segretario cittadino di Foggia, Davide Emanuele, commenta la tragica notizia della morte di quattro braccianti agricoli africani deceduti in seguito a un terribile incidente stradale avvenuto ieri pomeriggio sulla Sp 105 al bivio tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri.

"La vita di quattro lavoratori, non importa il colore della loro pelle o la loro origine, è stata stroncata su una strada della provincia di Foggia in un tragico incidente, forse provocato da un camion carico di pomodori. Lo stesso 'oro rosso' che i 4 deceduti ed altri 4 migranti feriti, oltre al conducente del mezzo pesante, avevano appena finito di raccogliere.

La dinamica dell'incidente è al vaglio delle forze dell'ordine, ma poco conta come la casualità abbia agito sulla vita di quelle persone. Certamente più interessante sarà capire dove hanno prestato le loro braccia i migranti, se a regolare la loro giornata di lavoro è stato un contratto o un accordo tra il proprietario del terreno e un caporale, per quante ore e per quanto denaro hanno riempito cassoni.

Sono queste le domande che si dovrebbero porre anche i ministri del Lavoro, dell'Interno e dell'Agricoltura, invece di affannarsi quotidianamente nella demonizzazione dei migranti che 'vengono a rubare il lavoro agli italiani'.

Di bianchi nei campi di pomodoro se ne vedono pochi e per la gran parte non sono italiani. Sono migranti economici comunitari come lo sono i miei coetanei e conterranei che vanno a servire ai tavoli o a pulire le cucine dei ristoranti londinesi. Tutta gente che lascia la propria casa per necessità e accetta tutti i rischi connessi al viaggio in una terra straniera spesso poco o per nulla accogliente.

Se vogliamo onorare la nostra umanità, dobbiamo occuparci dei diritti, dell'accoglienza, dei servizi d'integrazione per le migliaia di uomini e donne che lavorano nei nostri campi dopo aver abbandonato quelli dei loro Paesi impoveriti e desertificati anche dall'egoismo capitalistico delle nazioni occidentali"

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