Bancarelle abusive, Moffa completa la rivincita: “Ricordo quando evidenziai i profili di illegittimità”

"Mio atto di indirizzo violato ed eluso". Così l'ex assessore alle Attività Economiche, Jenny Moffa

Un'immagine dei sigilli ai chioschi abusivi

“Rivendico la bontà dell’atto di indirizzo approvato alla unanimità dalla Giunta comunale, e proposto dall’allora assessore alle Attività Economiche, Eugenia Moffa, nell’aprile dello scorso anno, quando si disegnò il primo step del percorso finalizzato ad individuare le nuove aree mercatali e ad eliminare dalle strade della città lo spettacolo di bancarelle e chioschi abusivi dopo dieci anni di completo immobilismo. È di tutta evidenza che il materiale rilascio delle autorizzazioni non apparteneva e non appartiene alle competenze dell’organo politico”.

In merito alle dichiarazioni 'post sequestri' rilasciate da Landella, l’ex assessore Jenny Moffa, ritiene che il sindaco abbia perso un’altra occasione per tacere: “Ormai ci ha abituati ai suoi schizofrenici tentativi di mischiare le carte per sfuggire alle responsabilità sue e della tecnostruttura che dirige e controlla”. L’esponente dei Fratelli d’Italia precisa inoltre che “rivendicare con orgoglio il mio operato, l’atto di indirizzo, che su suo impulso e per mano del dirigente Stanchi, è stato violato ed eluso, è un esercizio inutile che non lo solleverà dalla responsabilità politica che è ascrivibili esclusivamente a lui, mentre per quelle di altro profilo evidentemente saranno accertate dagli organi preposti”.

Prosegue Jenny Moffa: “Ricordo al sindaco pro tempore Franco Landella la folta corrispondenza, in pec, tra me, lui, il “suo” dirigente Stanchi ed il “suo” segretario generale Guadagno con la quale evidenziavo tutti i profili di illegittimità: del mancato rispetto della legge Regionale n. 18 del 2001 che ne disciplina la materia, il codice del commercio, il nuovo codice della strada, la materia urbanistica e la legge antimafia, oltre alla verifica dei requisiti personali e professionali, contenuti in quei permessi rilasciati dal servizio, profili che sono stati, tutti, confermati e richiamati dai dispositivi di sequestro della Magistratura”.

L’ex assessore aggiunge e sottolinea: “Ricordo inoltre al sindaco pro tempore che la stessa nomina di Stanchi al servizio Attività Economiche seguiva ad una mia richiesta di provvedimento disciplinare, alla quale il sindaco non ha mai dato seguito, richiesta che feci - oltre che per la condotta seguita dallo stesso nel dirigere il servizio - anche e soprattutto per il mancato rispetto delle norme antimafia, come ad esempio la rotazione del personale negli uffici, questione sistematicamente e formalmente proposta al segretario generale. Inutile evidenziare che le mie richieste, tutte formalizzate ed agli atti, sono rimaste inevase”.

“Giova ricordare, così tanto per evitare che il sindaco pro tempore cada di nuovo dalle nuvole, che evidenziai anche i profili di illegittimità delle concessioni di impianti pubblicitari che ancora in questi giorni, e da qualche settimana antecedente le elezioni regionali del 2015, si vedono proliferare ad ogni angolo della città, in sistematica violazione delle norme che regolano il settore, oltre che del codice della strada” continua Moffa.

Conclude l’ex esponente della prima giunta: “Furono questi i motivi, insieme alla mancata adozione alla Stazione Unica Appaltante, a convincermi alle dimissioni ed il rammarico per un duro lavoro fatto in sinergia con tutte le forze dell'ordine, per il protocollo di intesa da me fortemente richiesto e che sarebbe stato firmato dalla Prefettura, Comune di Foggia, le forze di Polizia, la CCIAA, e le diverse associazioni di categorie, per i  tavoli tecnici tenuti presso la Questura di Foggia e che avrebbe portato alla conclusione definitiva di tale fenomeno, tutto vanificato da quelle scelte sbagliate del sindaco pro tempore che hanno di fatto generato false aspettative in quegli operatori abusivi che hanno ritenuto di dover e poter fare anche un cospicuo investimento, in termini finanziari, per realizzare le così dette “casette di Landella”.

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