Landella guasta la festa al centrosinistra (e a Emiliano) e salva il centrodestra: le ragioni di una vittoria (e di una cocente sconfitta)

Non riesce l'en plein in Capitanata al centrosinistra, fallito proprio a causa della città capoluogo. La più grande. Quella politicamente più importante. Nonostante si sia spesa la Puglia di governo

Landella ed Emiliano

E’ Franco Landella a salvare la faccia al centrodestra in provincia di Foggia, rovinando contestualmente la festa al centrosinistra, che già pregustava l’en plein in Capitanata fallito proprio a causa della città capoluogo: si vince a San Severo, a San Giovanni Rotondo, a Torremaggiore, la sinistra vince a Orta Nova, ma si perde Foggia. La città più grande. Quella politicamente più importante. Quella per cui si erano spesi ambedue gli assessori di Emiliano, Raffaele Piemontese e Leonardo Di Gioia, chiamando a loro sostegno tutta la Puglia di governo, nonché pezzi del centrodestra locale, per riagguantuare dopo cinque anni Palazzo di Città.  Era l’unica bandierina mancante nella geografia dei capoluoghi di provincia. Bisognerà aspettare altri cinque anni. Nel frattempo il centrosinistra dovrà aprire un’analisi cruda e dura per capire come mai neanche con una coalizione ‘extralarge’, come è stata ribattezzata, ed un candidato giusto, che ha tirato e tenuto, abbia vinto.

La stagione delle riconferme. Tutolo a Lucera, Miglio a San Severo, Franco Landella a Foggia. Eppure il sindaco forzista fino a qualche mese fa era in fortissimo affanno: divisivo, nella coalizione e nella città (si ricorderanno la freddezza e i fischi giunti al suo indirizzo l’8 dicembre scorso, in occasione dell’accensione dell’albero di Natale in piazza Cavour). Il centrosinistra partiva certamente in vantaggio, per quanto in prima battuta sia riuscito a consumare il ‘pasticcio’ dei candidati a sindaco.

Il primo colpo agli anti-Landella arriva con le primarie, dove si combinano due fattori: il sindaco uscente riesce a dimostrare di avere ancora forza politica, la Lega sbaglia il cavallo, che arriva secondo. Da lì la rimonta di Landella: quel voto lo rilegittima e lo galvanizza. In pochi mesi riesce a recuperare e a vincere. Nonostante dall’altra parte centrodestra e centrosinistra stiano mettendo su un’armata da guerra. Nonostante l’inchiesta che lambisce Palazzo di Città, colpendo il suocero del sindaco, Massimino Di Donna. L’uomo al quale oggi Landella dedica la vittoria. “Ha vinto l’amore sull’odio” è l’analisi politica a caldo del rieletto sindaco, stigmatizzando con queste parole l’unico collante che, secondo la sua opinione, teneva insieme gli avversari: il sentimento anti-Landella e anti-Di Donna."L’idea di mettere in piedi un ‘grande alleanza’ con il solo obiettivo di abbattere Franco Landella non ha pagato, come non ha pagato in termini elettorali la mobilitazione di apparati politici, senza coerenza ed una visione comune" dichiara oggi il neoeletto sindaco.

E’ così? Anche. Proviamo ad analizzare alcuni aspetti. Di certo, osservando il sentiment del foggiano, nell’elettorato che ancora si reca alle urne, e in quello che si astiene (oltre il 53%), è ancora vivo il ricordo del decennio centrosinistra (rispetto a cui ha pagato scotto lo stesso predecessore di Landella, Gianni Mongelli, al quale gran parte della città non ha mai riconosciuto l’opera di bonifica e messa in sicurezza dei conti avviata). Rispetto a cui non è riuscito a smarcarsi completamente Pippo Cavaliere, anche per il suo passato di amministratore, sul quale ha lavorato fortemente Landella. 

Secondo, non è sufficiente al centrosinistra lavorare solo gli ultimi tre mesi pre-elezioni, contando sul solito 'esponente della società civile'. I processi vanno costruiti, le classi dirigenti anche. I progetti devono essere realmente nuovi e riconoscibili e Cavaliere non è riuscito a ‘liberarsi’ di alcuni profili noti e riconducibili proprio a quelle stagioni giudicate fallimentari o comunque al passato, rimanendone appesantito. L’elettorato ha dimostrato di premiare la proposta più coerente, penalizzando i progetti troppo variegati o che nascono in vitro dalla sera alla mattina: si pensi anche a Marianna Bocola a San Severo, dal centrosinistra alla destra leghista nel giro di 24 ore, o a Giuseppe Mangiacotti a San Giovanni Rotondo, originariamente di centrosinistra e finito col centrodestra leghista, battuto dal candidato del Pd. La qual cosa restituisce anche un altro dato: l’elettorato vota alle amministrative a prescindere dal ‘contesto nazionale’.  

C'è poi un altro elemento: Landella ha fatto la campagna elettorale da sindaco uscente, governando ancora alcune leve importanti dell’amministrazione comunale: un aspetto da non sottovalutare e che anzi è decisivo, si pensi a Paolo Agostinacchio o, storia recente, a Miglio a San Severo. C’è poi da capire quanto siano state sopravvalutate alcune figure politiche di primo piano nel panorama locale e quanto ci credevano gli stessi maggiorenti della coalizione nella vittoria di Cavaliere, se è vero che l’atteggiamento di alcuni è apparsi più defilato: si pensi, ad esempio, a Leonardo Di Gioia, che si è visto poco, ha parlato poco, nell’urna ha raggiunto quota 700 preferenze soltanto (per essere assessore regionale) e per un’altra competizione elettorale ha dichiarato di votare Lega. Di certo un colpo basso a Cavaliere, che andava risparmiato. C’è da capire, infine, quanto abbiano portato gli accordi politici con Pertosa e Mainiero al candidato del centrosinistra, se è vero che Cavaliere ha tenuto più di Landella sul primo turno ma non ha ‘aggiunto’. Piuttosto ha perso qualche centinaio di voti. 

Landella ne perde 7mila rispetto al primo turno ma vince con duemila voti in più rispetto a cinque anni fa. Lo sceglie un foggiano su quattro. E sbaraglia la concorrenza ‘mista’, decretando il tramonto definitivo per alcune figure e stagioni politiche. Non solo: nel panorama del centrodestra regionale diventa figura politica dalla quale non si potrà, da oggi, prescindere. Colpaccio, dunque, per l'esponente di Forza Italia. Che salva la faccia agli azzurri, anche nel confronto con la Lega.

Scelgono di non partecipare ad una scelta politica i cinquestelle, nonostante il loro 15% iniziale. Una decisione in linea con i loro principi politici, assunta ovunque, e d'obbligo se, come ha dichiarato il candidato sindaco Giovanni Quarato, per loro Cavaliere e Landella erano due facce della stessa medaglia

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