Ma il Comune si è accorto delle baby gang?

Duemila genitori firmano per cercare delle risposte e delle soluzioni agli episodi di violenza che vedono tra i protagonisti i ragazzini. Nessun intervento da Palazzo di Città, nè dagli assessorati alla Sicurezza e alle Politiche Sociali

Raccolta firme

Duemila firme in pochi giorni sono il segnale che la preoccupazione e la paura serpeggiano, forti, nella popolazione foggiana. Ma non al Comune di Foggia, a quanto pare. Nessun intervento da Palazzo di Città. Non una parola che fosse una all’indomani dei gravi casi di aggressione che hanno coinvolto adulti e ragazzini. Eppure la violenza e la devianza minorile, assieme alla sicurezza, sono temi di preminente interesse per il governo cittadino. Ma né dal fronte Politiche sociali e della Famiglia, guidato dalla leghista Raffaella Vacca, né dal fronte sicurezza urbana, affidato a Cinzia Carella, è giunto alcunché. E potremmo continuare con quello alla Cultura (che non è solo spettacolo), quello ex Annona per i rapporti con gli esercizi commerciali, e tutto il fronte amministrazione. Solo l’assessore alla Pubblica Istruzione, Claudia Lioia, avrebbe raggiunto le famiglie sabato scorso per partecipare alla raccolta firme. Ma informalmente, quasi a titolo personale. Prima come cittadina che come assessore.

Non una dichiarazione ufficiale, non la comunicazione di un avvio di attività in questo senso, non una messa in contatto con le famiglie, non l’insediamento di un tavolo con genitori ed associazionismo. Madri e padri sono scesi in campo da soli e non è un caso, probabilmente, che si stanno rivolgendo direttamente al Prefetto, Raffaele Grassi. All’istituzione che, evidentemente, in questo momento, confortati anche dall’attivismo del Prefetto, sentono più vicina, più rassicurante. Il Comune è stato completamente bypassato.

E’ al Prefetto che ha scritto Antonio De Santis la notte dell’aggressione. E’ al Prefetto che le famiglie si sono rivolte con una lettera aperta qualche ora dopo. Ed è a loro che Grassi ha risposto, direttamente a mezzo stampa. Ma la Prefettura è Interni, è Forze di Polizia, è anzitutto delegata sul fronte repressivo, dell’ordine pubblico. L’aspetto culturale, quello della prevenzione dovrebbe essere materia della politica. Che, con i suoi assessorati più importanti, dovrebbe attivarsi, mettersi in contatto con le famiglie, far sentire la propria presenza, concertare misure ed iniziative anzitutto culturali. Quello della devianza minorile è un problema culturale o è tema che ha a che fare con la repressione? Rivolgersi direttamente al Prefetto, affidare a lui l’accorato appello e la soluzione di un problema afferente le giovani generazioni è normale o, al contrario, rischia di conclamare il fallimento della politica? Bypassare il Comune è un brutto segnale, la politica dovrebbe preoccuparsene.

“Non è passato nessuno di qua” fa sapere un genitore che ha presidiato tutto il tempo il banchetto di raccolta firme sabato scorso, con riferimento alla Comune di Foggia. “Nessuno ci ha mai chiamato” continuano i genitori. Qualcuno ha intravisto Claudia Lioia, come detto più su. Ha firmato. Si sarebbe messa a disposizione in caso di necessità. Ma l’amministrazione dovrebbe agganciare e gestire il tema, non andare a ruota.

Silenzio ed inerzia appaiono tanto più singolari se si pensa che alcuni degli assessorati richiamati afferiscono ai temi su cui più si è spesa la Lega in campagna elettorale e quelli su cui più si è battuta al momento della ripartizione delle deleghe. Quelli caratterizzanti, insomma, quella forza politica. Che li ha ottenuti (a prescindere dalle divisioni post sopraggiunte). Ma di cui, ad oggi, si fatica ad intravedere la qualità dell'azione politica. 

"Non possiamo abituarci a questo degrado culturale" il grido di dolore di De Santis a Foggiatoday. E no, la città non può. Ed il Comune dovrebbe fare la sua parte. 

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