Tari salata in quel di Cerignola: piddini si oppongono al +36% ma litigano tra loro (e Metta se la ride)

Tommaso Sgarro propone la class action, la segretaria Pd Sabina Ditommaso boccia il suo collega: " È facile per i politici rischiare con le tasche dei cittadini, meglio ricorso a Mattarella". E il cittadino resta confuso

Class action? Sì, anzi no. Meglio un ricorso direttamente al Presidente della Repubblica. Contro l’aumento della Tari a Cerignola va in scena un teatrino che ha del comico. Il tema esiste, la comunità se ne lamenta (la crisi SIA ha costretto l’amministrazione Metta ad incrementare gli introiti) e l’opposizione cavalca il malcontento. Ma si divide miseramente (effetti di un congresso dem che ha lasciato lesioni e fratture in quel di Cerignola). E se Sgarro, delfino di Elena Gentile ed elemento di spicco del Pd ofantino (almeno fino a qualche tempo fa, essendone stato segretario cittadino e il candidato sindaco) propone una class action, invitando i cittadini, giovedì prossimo, presso la sala consiliare “per dire No – tuona- all’aumento tari”, dalla segreteria del Partito Democratico (quella uscita vincente dal congresso proprio contro il duo Gentile/Sgarro) si frena: “no, non è la soluzione, meglio ricorrere a Mattarella”. Sì, esatto, proprio al presidente della Repubblica. Par strano ma ci credono dalle parti di via Mameli. O forse è solo il tentativo di “dare di più” al potenziale elettorato, tirandolo ciascuno dalla propria parte.

E il caos è servito. Le fratture politiche confondono quei cittadini che pure vorrebbero agire. Ma tant’è. Quando l’infantilismo impera, anche in politica. Di seguito le due iniziative.

Class action

“Giovedì 8 novembre, alle ore 18.30, presso la Sala Consiliare "Giuseppe Di Vittorio", pubblica iniziativa per dare tutte le indicazioni per poter dire tutti insieme "NO ALL'AUMENTO DELLA TARI!!!!" scrivono in una nota i consiglieri Tommaso Sgarro, Mario Rendine, Annamaria Mirra e Marcello Moccia.  “Sarà detto cosa si può fare e cosa faremo contro l'aumento de 36% della TARI (che sommato a quello del 19% già previsto a gennaio porta a un aumento complessivo del 55% in un solo anno). Risponderemo a tutti i dubbi e le domande poste in questi giorni. Non è ammissibile che le cittadine e i cittadini di questa comunità paghino gli errori di altri. A centinaia sono giunti gli avvisi di pagamento degli utenti all’indirizzo di posta elettronica notaricerignola@gmail.com. L’azione che proporremo non costerà nulla e non avrà nessuna ricaduta economica negativa sui cittadini. Nessun aggravio sulla TARI. Per questo ci auguriamo che la comunità cerignolana voglia stringersi attorno a una iniziativa che ha a che fare con la giustizia, non con la politica. L’incontro pubblico servirà a confrontarsi e fare chiarezza sulla illegittimità dell'aumento della TARI e a valutare insieme ai cittadini l'azione da porre in essere per contrastare questo abuso di potere”.

No, meglio Mattarella

E al cerignolano che si appresta a recarsi presso la sala consiliare giovedì prossimo giunge lo stop del Pd. “Riteniamo che la proposta - autonoma e non condivisa dal Partito Democratico – di promuovere una class action rispetto agli aumenti del 36% della Tassa sui rifiuti non sia la soluzione migliore per cercare di fermare questo salasso che devasta le finanze delle famiglie e delle imprese dei cerignolani. Per queste ragioni il PD di Cerignola si farà promotore di un’altra iniziativa, cioè quella di impugnare la delibera del Consiglio Comunale di luglio, che stabilì l’aumento della TARI, dinanzi al Presidente della Repubblica”, fa sapere in una nota stampa la segreteria del PD di Cerignola Sabina Ditommaso.

“Intendiamo impugnare tramite ricorso straordinario al Presidente Mattarella proprio la Delibera del Consiglio Comunale – fa sapere Ditommaso – perche la riteniamo illegittima sotto diversi profili giuridici. I costi del ricorso straordinario saranno interamente sostenuti dal Partito Democratico, dalla segreteria e dai consiglieri del PD, nonché dalle associazioni e dai politici che vorranno condividere con noi questa iniziativa. I cittadini così non correranno alcun rischio, come nella class action, di vedersi maggiorare le tariffe in caso di rigetto perché ad impugnare l’atto saranno i consiglieri del PD Cicolella, Dalessandro e Dibisceglia. Mentre aspettiamo che il Presidente della Repubblica si pronunci, i cittadini potranno decidere liberamente se pagarla o meno, quantomeno è opportuno attendere che la cartella di pagamento venga notificata con raccomandata e non tramite posta ordinaria, perché così non ha alcun valore legale”.

“Sebbene lodevole nelle intenzioni – continua la segretaria – la Class Action presenta l’altissimo rischio di essere dichiarata inammissibile e l’altrettanto altissimo rischio rispetto al risultato: in caso di rigetto i cittadini si troverebbero nella spiacevole situazione di dover pagare quello e pure il resto, come le spese legali. È facile per i politici rischiare con le tasche dei cittadini. Il PD inverte l’ordine, rischiamo noi politici per gli altri, e se il ricorso al Presidente dovesse essere respinto, almeno i cittadini non pagheranno un euro di più di quanto già devono pagare”.

Pd contro Pd, insomma. Ci si divide l’elettorato a suon di sconfessioni. E il cittadino resta nel limbo: class action o Mattarella?

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