Impianto di compostaggio a San Severo: quattro associazioni chiedono il ritiro dell’autorizzazione

Si tratta di Città Civile, AltraCittà, San Severo Attiva e Cittadinanza Attiva San Severo: secondo i firmatari del documento gli 'impatti cumulativi' devono essere rivalutati

I rappresentanti delle quattro associazioni

Ben quattro Associazioni, Città Civile, AltraCittà, San Severo Attiva e Cittadinanza Attiva San Severo, nelle persone di Nazario Tricarico, Giuseppe Modica, Carmine Soccio e Vito Gassi, hanno formalmente chiesto al Dirigente del settore ambiente della Provincia di Foggia, arch. Stefano Biscotti, il ritiro dell’autorizzazione relativa all’impianto di compostaggio Sagedil presso l’ex Safab.

Il documento, inviato a mezzo PEC anche al Presidente Miglio e per conoscenza alla DDA di Bari, verte essenzialmente sull’aspetto dei cosiddetti “impatti cumulativi” che insistono sulla zona. Secondo i firmatari della richiesta tali impatti devono essere rivalutati alla luce dei fatti sconcertanti oggetto dell’operazione “In Daunia venenum”.

A giustificare quanto innanzi, la presenza della Lufa service interessata dalla vicenda giudiziaria ad appena 2 km di distanza dal nuovo impianto della Sagedil, un particolare di non poco conto.

Essendo mutate le condizioni rispetto a gennaio 2017, mese in cui la Provincia, non a conoscenza delle indagini riguardanti la Lufa, ha formalmente dato il via libera all’impianto presso l’ex Safab, tutta l’istruttoria della Valutazione d’impatto ambientale deve essere rivista.

A sostenere questa tesi Nazario Tricarico, Presidente di Città Civile che ha dichiarato: “Abbiamo semplicemente chiesto al Presidente Miglio e al dott. Biscotti, ognuno per le proprie competenze, di mettere in discussione tutto. L’impianto che la Sagedil vuole realizzare presso la Ex Safab è collocato in un territorio interessato da un’indagine che, oltre a provocare sconcerto nell’opinione pubblica, ha evidenziato la presenza di gravissimi fattori inquinanti che non potevano essere valutati a gennaio 2017. L’arch. Biscotti, che è persona competente e seria, ha il dovere di revocare l’autorizzazione ed eventualmente riaprire l’istruttoria, ammesso che si possa conoscere la reale portata degli sversamenti illegali, accertati in sede di indagine. Non è detto tra l’altro che siano gli unici, considerata la mano nera della criminalità organizzata. La Lufa service dista solo un paio di km dalla zona in cui dovrebbe essere costruito l’impianto oggetto della nostra contestazione. Miglio ha il dovere di valutare con la sua tecnostruttura la nostra richiesta, dimostrando al contempo responsabilità verso l’ambiente e il territorio.

Modica, Gassi e Soccio ricordano che nella stessa autorizzazione, proprio in riferimento ai cosiddetti “impatti cumulativi”, è citata la Lufa Service. “E’ lo stesso architetto Biscotti a scrivere nero su bianco che il contesto ambientale è caratterizzato dalla presenza di altri impianti industriali e di attività di gestione e trattamento rifiuti – tra cui la Lufa - ne consegue l’emergere di effetti cumulativi degli impatti ambientali”.

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Le conclusioni di Nazario Tricarico: “Ci auguriamo che questa iniziativa, tra l’altro condivisa dal Consigliere Comunale della Svolta per San Severo Marco Cantoro, possa riaprire la partita. Non si tratta di una richiesta strumentale ma un semplice richiamo al buon senso. Miglio dimostri da che parte sta; da un lato c’è la responsabilità verso la salute dei cittadini, dall’altro un potenziale peggioramento del nostro territorio, già in parte compromesso sul piano ambientale”.

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