Foggia onora Mario Frasca e i militari caduti. Lovecchio: "Mi impegnerò a tenere vivo il loro ricordo"

Al 'Pascal' si è tenuta la quarta edizione del Premio dedicato al Caporal Maggiore Capo dell'Esercito Italiano, caduto in missione in Afghanistan, ed ex alunno dell'Istituto foggiano

“Invitato dalla dirigente scolastica, la professoressa Giuliarosa Trimboli, dell’Istituto Blaise Pascal, ho partecipato oggi in qualità di testimonial, al Premio Mario Frasca, dedicato all’ex alunno del Pascal Caporal Maggiore Capo dell’Esercito Italiano, caduto in Missione ISAF in Afghanistan. Conoscevo Mario, eravamo giovani, ci siamo conosciuti tra i banchi di scuola, ma lo ricordo per la sua solarità. Come tutti sappiamo, Mario ha perso la vita vicino la base di Herat, in Afghanistan, dove era in missione di pace a soli 32 anni. Partì per aiutare il prossimo, in rappresentanza dell’Italia in una zona di guerra dove la vita non era sicuramente facile”.

Si esprime così l’onorevole del MoVimento 5 Stelle Giorgio Lovecchio, dopo la cerimonia di premiazione, che si è tenuta oggi nell’istituto foggiano in presenza dei familiari del militare.

Il 23 settembre 2011 si ribaltò il veicolo Lince su cui era bordo Mario Frasca e insieme a lui morirono altri 2 commilitoni.

“Mi sento in dovere, facendo parte delle istituzioni, di ricordare Mario. - continua il parlamentare- Credo infatti, che sia assolutamente necessario mantenere vivo il ricordo delle persone che hanno sacrificato la loro vita nelle missioni di Pace. La sua carriera militare iniziò subito. Si arruolò dopo essersi diplomato, diventò caporal maggiore. Mario partì offrendo il suo contributo per la ricostruzione, la stabilità e il mantenimento della pace in Afghanistan, un paese caratterizzato da scontri interni e straziato dalle invasioni per troppo tempo. Nella missione NATO presero parte le forze armate di oltre 40 nazioni con l’obiettivo di contrastare il terrorismo e rovesciare il regime fondamentalista instaurato dalle forze talebane.  I militari italiani avevano sotto la loro responsabilità un’ampia regione dell’Afghanistan occidentale che comprendeva ben quattro province. La zona molto estesa, e l’impegno di coloro che stavano lì è stato rilevante. Credo che Mario e i colleghi, che come lui sono morti in queste missioni, debbano essere ricordati come eroi in quanto il sacrificio delle loro vite è avvenuto per combattere il terrorismo che come sappiamo ha fatto stragi anche in occidente e continua a terrorizzare anche noi. Per questo non possiamo far finta di nulla. Il coraggio di Mario e di tutti coloro che hanno scelto di andare a lavorare in un luogo così non può essere dimenticato ed è per tali ragioni, che personalmente mi impegnerò a tenerne vivo il ricordo”.

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