Le opere di Zip a Foggia: il Banksy foggiano per la prima volta a Parcocittà

Per la prima volta in assoluto lo street artist foggiano Zip esporrà le sue opere in una mostra personale dal titolo “L’arte non è dove pensi di trovarla” che verrà inaugurata sabato 25 gennaio 2020, dalle ore 18:30, presso il centro polivalente Parcocittà.

L’identità di Zip è sconosciuta come il più famoso street artist al mondo, l’inglese Banksy, e come quest’ultimo la sua tecnica preferita è lo stencil. Attraverso mascherine normografiche spruzzate di colore dalle bombolette spray, l’artista attivissimo su instagram ha colorato la provincia di Foggia con opere che raccontano il mondo contemporaneo mai escludendo la piccata critica di cui l’arte di strada si fa portatrice. Dai mendicanti alle vittime del caporalato, dalle violenze sulle donne alla fuga dei giovani, come il suo modello di riferimento Banksy, racconta l’ambiente circostante stimolando l’osservatore ad una presa di coscienza e relativa azione. Questa personale si pone come una sfida per l’artista che vuole slegare la street art dal vandalismo e darle autorevolezza. “Vorrei che questa mostra confondesse e disorientasse, con divertimento e ad ogni passo colpisca in faccia come un esplosione di colore sul cemento, cercando di dotare lo spettatore dello strumento educativo dell’osservazione critica, basilare per il discernimento dell’atto vandalico dalla street art nella sua globalità”, dichiara Zip. Al termine dell’inaugurazione la guida turistica abilitata, Paolo delli Carri, condurrà i visitatori ad una passeggiata alla scoperta delle altre opere di street art che hanno recentemente colorato i muri del quartiere Candelaro in un’ottica di valorizzazione delle periferie attraverso l’arte.

Zip, street artist - agisce in totale anonimato lasciando i suoi pezzi a Foggia dal 2015 in particolari contesti urbani (quartieri di periferia spesso degradati, cabine elettriche, muri di palazzi lasciati all’incuria del tempo e dell’uomo). L’arte di Zip, con tutta la sua carica eversiva, non sceglie palazzi rilevanti a livello storico e artistico (per i quali mantiene un sacro rispetto), ma si rivolge principalmente a “improbabili” angoli di città che forse, come ancora tante città del mondo, devono ancora rendersi conto della propria bellezza, della potenza evocativa e inespressa dei suoi scorci, dei suoi angoli segreti, quelli che sfuggono alla vista del passante distratto e insofferente. In posti assolutamente inusuali si muovono dunque figure senza tempo, molto spesso innocenti e quasi malinconiche; bambini colti in atteggiamenti apparentemente usuali ma che rivelano il caos, le ipocrisie, i conflitti della nostra società attraverso oggetti dal significato ambiguo.

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