A Foggia l'antologica di Matteo Manduzio: 50 anni di attività artistica tra pittura e libri antichi

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L’inaugurazione della mostra antologica di Matteo Manduzio “Super pontem ange lorum”, prevista per sabato 7 marzo 2020, è stata annullata in seguito alla pubblicazione del Decreto emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ieri, mercoledì 4 marzo, in forza del quale sono sospese tutte le manifestazione pubbliche e private fino al 3 aprile 2020.

La mostra rimarrà comunque aperta dal 7 e fino al 28 marzo 2020, escluso i giorni festivi, osservando i seguenti orari: da lunedì a sabato, ore 10-13/17-20.

Le visite alla mostra, alla luce dell’attuale emergenza sanitaria in corso nel Paese, avverranno nelle migliori condizioni volte a tutelare la sicurezza di tutti, applicando rigorosamente le norme disposte dagli organi governativi. Sarà dunque possibile l’accesso alle sale ad un numero di visitatori tale da garantire il rispetto delle distanze di sicurezza interpersonale.

Sarà inaugurata sabato 7 marzo 2020 alle ore 18, presso la Galleria della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, in via Arpi 152, la mostra antologica di Matteo ManduzioSuper pontem ange lorum”. Un titolo-metafora che indica la necessità, una volta giunti in cima al ponte (vita, carriera), di fermarsi a riflettere rallentando il cammino.

La mostra, curata da Gaetano Cristino, riassume cinquant’anni dell’attività artistica del Maestro foggiano, nella cui opera si fondono la passione per la pittura e quella per i libri antichi.

“Pochi artisti - ha detto infatti il Presidente della Fondazione, prof. Aldo Ligustro - sono riusciti a coniugare le loro diverse passioni fino a farle diventare un tutt’uno. E tra questi c’è sicuramente Matteo Manduzio. Infatti, dopo venti anni di pratica pittorica attenta a rivisitare con originalità, le maggiori espressività linguistiche dell’arte contemporanea, verso la fine degli anni ’80, Manduzio si volge alla ricerca sui ‘materiali’, ma, diversamente dagli artisti dell’arte povera, non ‘impoverisce’ né riduce all’essenziale i segni presenti sui materiali, ma li esalta. Il pittore-bibliofilo si dedica infatti alla raccolta e all’assemblaggio soprattutto di materiale cartaceo, scarto di restauri di libri antichi, per realizzare opere che mantengono traccia delle mutazioni e degli elementi simbolici che il tempo e l’artista vi hanno impresso, in una coinvolgente sintesi visiva, sensoriale e concettuale. Già, perché sia la pittura che i ‘materiali’ di Manduzio colpiscono i sensi per portarci nei territori della riflessione e della spiritualità”.

A sua volta,  il curatore, Gaetano Cristino, rimarca come il percorso artistico di Matteo Manduzio si sia svolto “nel quadro e fuori”, sempre con assoluta coerenza. “Questa mostra, articolata in due sezioni, ci fa conoscere l’intero percorso della sua arte, le linee principali, le deviazioni, i vari approcci culturali, la caratterizzazione progressiva della espressività che ha rivestito di forme il suo pensiero, e soprattutto i passaggi progressivi che gli hanno consentito di ‘uscire’ dal quadro. Quando Manduzio comincia a scomporre gli oggetti e le figure per arrivare all’essenza di ciò che è rappresentato, per arrivare addirittura alla forma simbolo, ecco che l’involucro esterno quasi sparisce, diventa aria in cui le forme liberamente possono muoversi e dalla tela possono passare allo spazio ambientale concretizzandosi in opere materiche, assorbendo il vissuto di carte antiche. Il ridar voce e funzione ai materiali avviene in Manduzio in maniera del tutto particolare. Le sue carte sono arricchite di cromatismi preziosi e di elementi iconici archetipici intessuti di cultura, e le sue installazioni spesso sono la realizzazione tridimensionale di elementi figurali, anche se anti-naturalistici, sagome in particolare, già affiorati nelle sue tele. Fuori dal ‘quadro’ Manduzio ha continuato ad essere pittore, non accontentandosi dell’evidenza in sé dell’oggetto (scarto, rifiuto, recupero) ma operando per la sua sublimazione…sempre densa di tracce culturali, antiche e moderne”.

Al vernissage dell’antologica, in programma sabato 7 marzo 2020 alle ore 18, prenderanno parte il presidente della Fondazione, Aldo Ligustro, il curatore Gaetano Cristino, la critica d’arte Katia Ricci, Guido Pensato e l’artista.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Effebiemme, che comprende, oltre a un ricco apparato iconografico delle opere esposte, testi di Gaetano Cristino, Guido Pensato, Katia Ricci e Palma Manduzio.

La mostra rimarrà aperta fino al 28 marzo 2020, escluso i giorni festivi, osservando i seguenti orari: da lunedì a sabato, ore 10-13/17-20.

Matteo Manduzio è nato a Foggia (1948), dove vive e lavora.

Diplomatosi all’Istituto  d’Arte, ha iniziato ad esporre dal 1969, con opere di analisi sociale ma con una forte carica surrealista, approdando successivamente a una figurazione  che arriva all’astrazione geometrica.

Bibliofilo, dal 1987 si dedica all’assemblaggio di materiale cartaceo antico recuperato da scarti di restauri di legatoria. Ha anche coniugato il materiale antico con la creatività digitale.

Ha fatto parte del Gruppo 83, del Laboratorio Artivisive e di Spazio 55.

Ha allestito numerose  personali ed ha partecipato ad oltre cento rassegne collettive, in Italia e all’estero.

Sue opere si trovano in musei e collezioni pubbliche e private.

Della sua opera, documentata in numerosi cataloghi e monografie, hanno scritto, tra gli altri, L. Cataldo, S. Ciccone, G. Cristino, E.C. Lipton, G. Pensato, G. Petruzzelli, F. Picca, F. Solmi, K. Ricci, R. Tinelli.

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