On. Turco: “Sociale non è carrozzone assistenziale”. Gentile: “In Puglia attivati 280 asili nido”

Tra gli "strumenti" di civiltà, il rilancio della legge 328 e la formazione/educazione. Politiche sociali come opportunità reale di sviluppo tout-court. Il futuro della "famiglia" al centro del dibattito Turco-Gentile

Elena Gentile e Livia Turco

Un momento di incontro e dialogo sullo “stato di salute” delle famiglie e sull’evoluzione/involuzione delle politiche sociali in Italia. Ancora, un’opportunità di confronto su un aspetto fondamentale della vita politica – il sostegno del sociale – che appare “cruciale”, soprattutto in questo particolare momento storico. Questi, in breve, gli argomenti affrontati nell’incontro-dibattito “Famiglia, un angolo di Paradiso” promosso e organizzato lo scorso mercoledì, a Foggia, dall’associazione Comunità sulla strada di Emmaus.

A relazionare sul tema, tra gli altri, due relatrici d’eccezione: l’onorevole ed ex ministro Livia Turco ed Elena Gentile, assessore alla Sanità e al Welfare della Regione Puglia. Insieme a loro, nell’incontro moderato da Michele Gravina, responsabile area sud di Banca Etica, Lorenzo Braina autore del volume “Sono stato bambino”. “Sono fermamente convinto – spiega in apertura del suo intervento il pedagogista e mediatore sociale Braina – che l’educazione possa cambiare la storia ed il corso di intere generazioni, territori e paesi”. Ma affinché questo possa realmente concretizzarsi, accanto a buoni formatori servono adeguati strumenti giuridici.

Ad offrire la sua personalissima chiave di lettura sull’argomento - cosa rappresentano, oggi, il terzo settore ed il privato sociale, mix tra vecchie e nuove esigenze - è stata l’onorevole Livia Turco partendo dalla genesi della legge 328/2000 (della quale fu la prima firmataria) che riguardava la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Una legge “capitale e rivoluzionaria” ha spiegato, giunta all’esito di “una stagione di grande slancio e attenzione sul tema, e dalla volontà concreta di mettere insieme più competenze specifiche”. Il punto di forza di un soggetto pubblico, per la Turco, “deve essere l’esercizio del “limite”, la volontà di appoggiarsi a competenze esperienziali”.

E, lanciando uno sguardo al futuro, spiega: “Bisogna vivere la crisi come occasione del cambiamento. Più c’è crisi più bisogna investire nel sociale, vero moltiplicatore di opportunità, non mero ‘carrozzone assistenziale’ come vogliono farci passare”. Per l’ex ministro è necessario, oggi più che mai, rilanciare l’impianto culturale della 328 per superare questo momento di grave impasse. “Dobbiamo risalire la china di un pericoloso arretramento culturale, rinnovando alcuni punti del testo di legge: non solo piani di zona ma patti territoriali per lo sviluppo locale, per un impegno realmente “strategico” (politiche sociali come politiche di sviluppo tout-court). Poi, bisogna incentivare il passaggio dalla cittadinanza attiva alla cittadinanza competente e rilanciare e sostenere quel bisogno enorme di cura e centralità della persona, delle relazioni umane. Un compito che appartiene a tutti, politica compresa”.

In totale accordo con le tesi della Turco è Elena Gentile e, passando dal quadro nazionale a quello regionale, più circoscritto, le difficoltà e le esigenze sollevate non sembrano variare molto. “Abbiamo provato, coraggiosamente, un nuovo modello di Welfare in una regione culturalmente distante dalle questioni poste nell’impianto della 328”, ha spiegato Elena Gentile nel suo intervento a conclusione dell’incontro. “Questa legge, nata non nelle stanze dei bottoni ma dall’esperienza e dalla cooperazione di protagonismi competenti, credo sia una delle cose più belle fatte negli ultimi anni. Noi, in Puglia, abbiamo provato ad andare oltre la logica dei piani sociali di zona, coinvolgendo tutti gli attori del sistema, in un’ottica più inclusiva, lontana dalla percezione del luogo del disagio”.

E, riprendendo le parole dell’onorevole Turco, rilancia:il sociale non è un sovrappeso alla spesa pubblica ma una leva straordinaria di opportunità”. E in suo soccorso arrivano i fatti: “in pochi anni, in Puglia, abbiamo attivato 280 asili nido: questo vuol dire fare economia civile e sociale, essere nel prodotto interno lordo della regione e del paese. E’ sulle politiche sociali che si costruisce un pezzo di futuro, ma per fare questo è necessario passare da un “protagonismo scialbo e sciatto ad un protagonismo di capacità esperienziali”.

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