Da Giordano Bruno ai pianeti extrasolari

L’incontro che avrà luogo il 28 aprile presso il grandApulia si articolerà in due parti principali tra loro distinte ma nel contempo interconnesse da un fil rouge fondamentale: l’infinità dell’universo e la probabile esistenza di mondi simili al nostro. Nello specifico, nella prima parte dell’incontro Rita Siliberti, dottore di ricerca in Pedagogia e teacher di comunità di ricerca filosofiche, approfondirà il pensiero e la speculazione filosofica di Giordano Bruno, con particolare riferimento alle intuizioni del Nolano che hanno contribuito in maniera determinate ad innescare uno degli eventi culturali più importanti della storia dell’Occidente: la Rivoluzione astronomica. Solitamente si ritiene che l’apporto maggiore a tale rivoluzione provenga da Copernico, ma ciò è vero solo
in parte. Sebbene l’astronomo polacco abbia dato il via ad un processo di pensiero che ha coinvolto nel contempo filosofia, teologia ed astronomia, le intuizioni “più autenticamente rivoluzionarie” provengono
dalla visione del cosmo proposta da Giordano Bruno. Contrapponendosi all’imperante sistema aristotelicotolemaico, che concepiva l’universo come chiuso, unico e finito, e riprendendo le intuizioni di Lucrezio e
Cusano, il pensatore nolano arriva infatti ad affermare l’idea di un universo decentrato ed infinito nonché di una sostanziale identità di struttura tra cielo e terra. Se il contributo maggiore offerto da Copernico alla rivoluzione astronomica è rappresentato dalla riaffermazione della teoria eliocentrica, Bruno compie, dunque, un ulteriore passo in avanti nel momento in cui afferma l’esistenza di una pluralità illimitata di sistemi solari, abitati da una pluralità di essere viventi.
Le tesi di Bruno circa l’esistenza di altre creature viventi e razionali e la questione dell’infinità dell’universo, pur essendo state accolte con freddezza dagli astronomi del tempo, sono progressivamente state assunte
nel corpo dell’astronomia scientifica, ponendosi come base di partenza per ulteriori scoperte.

Nella seconda parte dell’incontro, Giovanni Lobasso, membro del G.A.D., si soffermerà sulle attuali ricerche condotte nell’ambito dei pianeti extrasolari o esopianeti.
Per esopianeta si intende un pianeta orbitante attorno ad una stella diversa dal sole e per questo non
appartenente al nostro sistema solare.
La prima ipotesi dell’esistenza di pianeti extrasolari è stata formulata da Isaac Newton nel 1713, il quale
riprendendo le teorie di Giordano Bruno, partì dal presupposto che se le stelle hanno caratteristiche simili al sole e sono il centro di sistemi simili al nostro, allora questi sistemi saranno costruiti con caratteristiche simili. Tuttavia, è solo a partire dalla fine del XX secolo che si ha l’effettiva conferma della loro presenza. Nel 1995 viene infatti annunciata la scoperta del 51 Pegasi b da parte di due ricercatori dell’Università di
Ginevra. La ricerca attorno agli esopianeti è proseguita negli anni, portando alla scoperta di oltre 3500 pianeti, distribuiti in circa 2600 sistemi diversi, fino ad arrivare alla conferenza Nasa del 22 Febbraio 2017. Tale evento risulta di estrema importanza poiché l’Agenzia Spaziale annuncia la scoperta di esopianeti differenti da quelli individuati fino a quel momento: essi presentano infatti caratteristiche che li renderebbero potenzialmente abitabili. A partire da tali presupposti, l’intervento si focalizzerà sui principali metodi di individuazione dei pianeti extrasolari, specificando le differenze tra metodi di rilevamento diretto e indiretto. Dei primi fanno parte tutte quelle tecniche che permettono l’osservazione diretta di questi pianeti attraverso il telescopio,
mentre nei metodi indiretti rientrano tutte le tecniche che permettono di individuare un pianeta partendo dagli effetti che esso genera sulla stella ospite.

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