Renzo Arbore fa ballare Foggia: piazza Cavour 'scoppia', il Ferragosto è una festa

Il mattatore di 'Indietro tutta' fa divertire le generazioni dei padri e quelle dei figli. Tre ore dense di spettacolo, durante le quali lo showman foggiano non si è risparmiato per il suo pubblico. L'Operazione Galluccio è riuscita

Il pubblico per Renzo Arbore (Foto D'Agostino)

Un concerto così, a Foggia, non lo si vedeva da tempo. Un mare di persone in piazza Cavour, una fiumana che ha raggiunto anche piazza Umberto Giordano e le strade limitrofe. Altro che dissapori tra Renzo Arbore e la sua città: Foggia ha travolto il “signore della tv” con il suo affetto ed entusiasmo, in un concerto durato circa tre ore.

Non si è risparmiato, sul palco, il mattatore di Indietro tutta, supportato dalla bravura 15 elementi dell’Orchestra Italiana. Vent’anni dopo il suo ultimo concerto di piazza a Foggia, Renzo Arbore torna della sua città natale, indossando per l’occasione una camicia rossonera (in omaggio ai colori della città, la cui squadra di calcio era impegnata a Verona), e proprio nel capoluogo dauno festeggia i suoi 50 anni di carriera.

Arbore prende per mano i classici della canzone napoletana, li mescola alle ambientazioni del Sud e li accompagna in giro per il mondo, rivestendoli di ritmo e musicalità nuove. Jazz, swing, reggae, latino-americani, country-western, ce n’è davvero per tutti i gusti: ed è questa la ricetta del successo del connubio "Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana" che da decenni continua a far ballare il mondo intero. Foggia compresa.

Ad aprire il concerto Reginella, a chiuderlo Luna Rossa; nel mezzo nel mezzo gli omaggi ai grandi della canzone napoletana e italiana: da Totò a Murolo, da Carosone a Modugno. Pubblico in visibilio per il repertorio musicale della “rivoluzione arboriana” della TV: Vengo dopo il tiggì, Il clarinetto, Ma la notte no, Il Materasso e Cacao Meravigliao, che fanno ballare e divertire le generazioni dei padri e quelle dei figli.

Tra un aneddoto e l’altro, Arbore si commuove pensando agli amici che non ci sono più - Arnaldo Santoro, Franco Tolomei e Matteo Salvatore -, si intenerisce pensando ai suoi maestri (“perché la canzone napoletana io l’ho incontrata e conosciuta a Foggia”, puntualizza), e si diverte pensando ai suoi primi compagni di avventura, nel mondo della musica, e alle tante avventure vissute insieme. Poi si sottopone, con ironia e leggerezza, ad un "esame di foggianità" che supera a pieni voti con l'amico Antonio Ricci. La lode, invece, l'ha assegnata la città. L'Operazione Galluccio è riuscita. 

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