Brad Mehldau a Foggia: al 'Giordano' un altro gigante del jazz

Fresco di candidatura ai Grammy Awards, Brad Mehldau (PH. MICHAEL WILSON) è ospite, mercoledì 4 dicembre (ore 21), al Teatro Giordano di Foggia, di Giordano in Jazz Winter 2019, la manifestazione organizzata dal Comune di Foggia in collaborazione con il Moody’s Jazz Club per la quale il musicista americano terrà un attesissimo piano solo.

Innovatore e sperimentatore che il New York Times ha definito il pianista jazz più influente degli ultimi vent’anni, Mehldau è artista dagli orizzonti particolarmente vasti, come conferma il più recente cd “Finding Gabriel” per il quale ha appena ricevuto la candidatura ai Grammy Awards 2020 nella categoria “Best Jazz Instrumental Album”.

Pubblicato dall’etichetta Nonesuch, il disco contiene dieci brani ispirati al Vecchio Testamento eseguiti ogni volta con un organico differente. Un nuovo capitolo per Mehldau, che dopo una formazione rigorosamente accademica ha iniziato a praticare il jazz sulle orme di Thelonious Monk, Oscar Peterson e Bill Evans per mano dei suoi maestri Fred Hersch e Kenny Werner, ma senza mai dimenticarsi di essere cresciuto divorando pagine di Brahms e molti altri classici.

«Impara l’arte e mettila da parte», recita un antico adagio, che Mehldau ha fatto suo durante l’apprendistato, per poi produrre al momento giusto la sintesi tra tradizione afroamericana e classicismo. La cifra stilistica del pianista di Hartford è questa. Senza dimenticare che nelle sue scelte ricorrono escursioni in repertori extra-jazzistici ed extra-accademici (per esempio, quando si tratta di ripensare e rileggere i Radiohead, Paul Simon o Nick Drake). Ma mentre un pianista classico non direbbe mai di avere come modello un violinista o un violoncellista, nel jazz spesso accade che gli epigoni abbiano dimestichezza con strumenti diversi da quelli suonati dalle loro guide musicali. Mehldau non fa eccezione. Stravede per John Coltrane e Miles Davis, ha un debole per il chitarrista Pat Metheny, con cui ha anche inciso un paio di dischi, e - naturalmente - adora il sassofonista Joshua Redman, dal quale venne lanciato nel 1994. Redman gli disse: «Brad, devi assolutamente suonare nel mio quartetto». Dopo quattro anni nella stessa band, i due hanno continuato a collaborare sotto altre forme.

Protagonista di innumerevoli concerti e registrazioni dall’inizio degli anni Novanta, Mehldau ha pubblicato soprattutto in trio, a partire da una serie di cinque dischi per la Warner intitolato “The Art of the Trio” (riproposto come cofanetto di 5 dischi per Nonesuch alla fine del 2011). E poi i concept album “Elegiac Cycle” per pianoforte solo e “Places”, contenente sia brani solistici che in trio. Altre incisioni di Mehldau includono “Largo”, uno sforzo collaborativo con l’innovativo musicista e produttore Jon Brion, e “Anything Goes”, in trio con il bassista Larry Grenadier e il batterista Jorge Rossy. Quindi, il monumentale e ambizioso set di otto dischi in vinile (con estratti da diciannove registrazioni live in oltre un decennio di concerti solisti europei) e “Blues and Ballads” con il Brad Mehldau Trio per la Nonesuch Records, nel 2016. Mentre più recenti, del 2018, sono “After Bach”, contenente registrazioni soliste, “Seymour Reads the Constitution” del Brad Mehldau Trio, e il già citato “Finding Gabriel”, un disco di confine nel quale si contano gli interventi del trombettista Ambrose Akinmusire, della violinista Sara Caswell, del sassofonista Joel Frahm, del batterista Mark Guiliana e, alle voci, di Becca Stevens, Kurt Elling e Gabriel Kahane.

Il pianista americano ha realizzato altre registrazioni al di fuori del linguaggio strettamente jazzistico, e la sua musica è apparsa in diversi film, tra cui “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick e “Million Dollar Hotel” di Wim Wenders, mentre per il film francese “Ma femme est une actrice” Mehldau ha composto l’intera colonna sonora.

Inoltre, ha scritto due lavori commissionati dalla Carnegie Hall per voce e pianoforte, “The Blue Estuaries” e “The Book of Hours: Love Poems to God”, eseguiti nella primavera del 2005 con l’acclamato soprano Renée Fleming. Un’altra commissione della Carnegie Hall è arrivata nel 2008, per un ciclo di sette canzoni d’amore interpretate dal mezzosoprano Anne Sofie von Otter, progetto seguito da “Love Songs”, un doppio album che ha abbinato il ciclo di canzoni commissionato a una selezione di canzoni francesi, americane, inglesi e svedesi. E ancora, nel 2013, Mehldau ha presentato ed eseguito “Variations on a Melancholy Theme”, un pezzo sinfonico suonato con la Orpheus Chamber Orchestra e Britten Sinfonia.

Mehldau è stato anche nominato curatore di una serie annuale di quattro concerti jazz nella prestigiosa Wigmore Hall di Londra durante le stagioni 2009-10 e 2010-11, cioè nello stesso periodo in cui veniva nominato artista in residence dalla Carnegie Hall della “Richard e Barbara Debs Composer's Chair”, incarico precedentemente affidato, tra i tanti, a Louis Andriessen, Elliott Carter e John Adams.

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