Dal grano al pomodoro, Foggia punta sulle eccellenze agroalimentari per conquistare i mercati esteri

41 miliardi di euro (+6,5%) nei primi 11 mesi del 2017. Il paniere delle produzioni tipiche certificate (818 Dop e Igp) conferma questo trend positivo con un incremento del 4,4%

Assocamerestero, l'associazione delle 78 Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE), soggetti imprenditoriali italiani ed esteri, e Unioncamere - in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Foggia e alla presenza di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, e Colomba Mongiello, vicepresidente della commissione d'inchiesta sul fenomeno della contraffazione della Camera dei Deputati, ha presentato oggi i primi risultati dell’attività svolta sul progetto ‘True Italian Taste’, che a quasi due anni dall’avvio ha visto la prima importante azione business proprio a Foggia a ottobre 2016.

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L’iniziativa rientra nell’ambito della 'Campagna di promozione strategica per la valorizzazione del prodotto italiano in rapporto al fenomeno dell’Italian Sounding', promossa e finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con Ice Agenzia ed è realizzata da Assocamerestero con il supporto delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. 'True Italian Taste' ha lo scopo di ampliare la diffusione e la conoscenza dei prodotti agroalimentari autenticamente italiani, con l’obiettivo di aiutare il consumatore estero a distinguerli da quelli 'Italian Sounding', cercando di favorire così un sempre migliore posizionamento delle nostre imprese food and wine, che oggi sono sempre più colpite dal fenomeno della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro.

In testa alla classifica dei prodotti più taroccati (rilevazione Assocamerestero) ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele seguiti da paste, sughi, prodotti da forno, oli, vini e biscotti.

Più nel dettaglio la  ampagna è partita nel 2016 su nove piazze di USA, Canada e Messico con le CCIE di Chicago, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Montréal, Toronto, Vancouver e Città del Messico, cui si sono aggiunte dal 2017 altre dodici piazze europee con le CCIE di Barcellona, Madrid, Londra, Francoforte, Monaco, Bruxelles, Lussemburgo, Amsterdam, Lione, Marsiglia, Nizza e Zurigo.

I numeri complessivi di questi primi 18 mesi di progetto sono importanti e positivi: sono stati organizzati sul territorio italiano fino ad oggi 1.500 incontri B2B con 600 imprese italiane e oltre 65 buyer esteri selezionati dalle CCIE; sono stati coinvolti nei paesi esteri 3.000 influencers e oltre 450 mila “foodies” - appassionati e esperti di cibo - in 90 eventi. Il Progetto ha posto inoltre un forte accento sulla formazione degli addetti alle vendite, degli chef e degli operatori agroalimentari esteri con masterclass che hanno raccolto quasi 900 partecipanti. A supporto dell’iniziativa è stata inoltre realizzata una web App dedicata all’Olio Evo, 100% Made in Italy, consultabile sul sito www.trueitaliantaste.com.

I destinatari delle azioni sono stati principalmente gli importatori di prodotti agroalimentari italiani, i distributori all’estero, i proprietari di ristoranti italiani all’estero della rete “Ospitalità Italiana”, i responsabili acquisti di catene alberghiere e negozi specializzati nelle aree di riferimento, i principali chef e food blogger dei diversi Paesi, così come i giornalisti di settore, i nutrizionisti e i testimonial del food.

Nel 2018 il progetto prevederà su queste piazze ancora 90 eventi e 15 masterclass all’estero, nonchè cinque incoming business e 2 Educational per influencer in Italia. Inoltre proprio da quest’anno il progetto si aprirà anche all’Asia con le CCIE di Cina, Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Singapore, Thailandia e Vietnam. All’interno del progetto 'True Italian Taste sono valorizzati in particolare i nostri prodotti agroalimentari certificati, sempre più ricercati per l’eccellenza apprezzata in tutto il mondo. L’Italia può contare su 818 Indicazioni Geografiche registrate a livello europeo, quasi 15 miliardi di valore alla produzione, che si traducono in 8,4 miliardi di valore all’export. Questi prodotti valgono adesso l’11% dell’industria alimentare e il 28% dell’export agroalimentare nazionale (nel 2015 era il 21%). 

La scelta della Puglia e più in particolare di Foggia per la presentazione dei risultati dell’iniziativa, ha una valenza simbolica, in quanto la città ha ospitato nell’ottobre 2016 i primi incontri di business tra imprese foggiane e operatori esteri, entrando così nel vivo del progetto.

Dati Puglia

Tale scelta si comprende inoltre alla luce della centralità che il comparto agroalimentare riveste per l’economia del territorio. La regione Puglia, nel contesto meridionale, brilla per tenuta economica. Sull’arco 2011-2016 il PIL a valori costanti espresso dalla regione è sceso “solo” del -0,6%. Esso si è praticamente allineato al -0,5% espresso dalla media Italia. Nel Mezzogiorno solo la Basilicata e la Campania hanno fatto meglio. Mentre molte regioni del Centro-Nord hanno fatto peggio. Il 4,1% del valore aggiunto espresso dalla regione Puglia è legato all’agricoltura. È una delle incidenze regionali più alte del Paese. Ed è praticamente doppio del 2,1% che tale incidenza segna a livello Italia.  Il forte legame della regione col settore agroalimentare ha avuto un ruolo stabilizzatore molto importante nei recenti anni di crisi. Esso stimola ad approfondire le caratteristiche di questo tessuto produttivo e le sue potenzialità di sviluppo, che si stanno imponendo in modo sempre più significativo, a vantaggio dell’intero sistema Paese.  La Puglia copre il 33% della superficie olivicola italiana; il 57% della superficie a vigneti da tavola; il 20% della superficie ortiva; il 14% di quella cerealicola; il 13% di quella a vigneti da vino. L’11% degli occupati in agricoltura del Paese appartiene alla Puglia.

Dati nazionali

Per quanto riguarda invece l’export agroalimentare italiano per la prima volta questo tocca i 41 miliardi di euro nel 2017 con un incremento significativo del 7% rispetto allo scorso anno (elaborazione Coldiretti dalle proiezioni su base annuale dei dati Istat commercio estero a novembre).  Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari interessano i Paesi dell’Unione Europea, dove si cresce del 5%, anche se con diverse tendenze: in Germania le esportazioni alimentari sono rimaste più o meno stabili (+1%), in Francia si è verificato un balzo del 7% mentre in Gran Bretagna si è registrato un +2%.  Gli Stati Uniti, con un incremento del 6%, sono di gran lunga il principale mercato del nostro food fuori dai confini dell’Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. La crescita dell’export verso il nord America è determinata da comparti specifici quali la “trasformazione degli ortaggi” (+18,1%), il “dolciario” (+17,3%) e il settore delle “acquaviti e liquori” (+12,8%).  La spinta interessante di un mercato maturo come la Francia si deve in gran parte alle performance del “lattiero-caseario” (+15,4%) e del “dolciario” (+17,3%).  Per quanto riguarda invece i mercati asiatici, dove presto il progetto approderà, è la Cina con un incremento del 17% a registrare un vero exploit di opportunità per il Made in Italy a tavola, insieme con il Giappone (+39%). 

“Iniziative come questa dimostrano l’importanza che il sistema camerale nel suo complesso ancora garantisce nel dare supporto e opportunità di sviluppo alle imprese italiane sui mercati esteri” - ha dichiarato Fabio Porreca, Presidente della CCIAA di Foggia. - “Per la Camera di Commercio di Foggia questo è ancora più vero vista la centralità della produzione agricola e agroalimentare per la crescita economica del nostro territorio. La leadership nella produzione di grano e pomodoro (circa il 40% del prodotto nazionale), le ottime performance nell’esportazione di ortofrutta fresco, la vivacità nel settore vitivinicolo obbligano il nostro Ente ad un impegno costante che va oltre i limiti imposti dalla riforma in atto. Le azioni sinergiche con la Regione e gli altri soggetti preposti, come in questo True Italian Taste, sono la strada maestra da seguire anche per il futuro.”

True Italian Taste si sta svolgendo oggi su ben 18 principali destinazioni del nostro export agroalimentare, coinvolgendo 21 Camere di Commercio italiane all’estero” – ha commentato in proposito il Prof. Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero. – “Per la nostra rete rappresenta una sfida importante per collegare la business community che già aggreghiamo con il popolo dei foodies che rappresenta ormai il mondo da sensibilizzare affinchè il messaggio passi e si traduca in maggiori scelte di consumo del vero food and wine italiano. L’esperienza pluriennale delle Camere all’estero su questo settore strategico del nostro Made in Italy e il presidio continuo che abbiamo dei territori esteri sono vantaggi che offriamo alle PMI e che ci rendono un partner strategico per l’export.”

“La Puglia è una potenza agroalimentare. Ma è ancora sottodimensionata sul fronte export rispetto al suo peso” - ha affermato Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia. – “Nei primi 9 mesi 2017 ha segnato una quota di export agroalimentare di 1,2 miliardi, che significa una incidenza appena sopra il 4% sull’export agroalimentare complessivo del Paese nel periodo, pari a 29,5 miliardi. Perciò la Regione sta compiendo uno sforzo specifico, aggiuntivo per valorizzare le sue produzioni e incrementare la sua presenza agroalimentare sui mercati esteri. È questa la scommessa che intendiamo affrontare e vincere, anche valorizzando nel settore enogastronomico il successo ottenuto sul fronte turistico.”

“Le imprese pugliesi ad oggi coinvolte direttamente nel progetto sono il 10 per cento di quelle partecipanti” – ha affermato l’On. Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati - “Se poi consideriamo le tipologie di prodotti fortemente caratterizzanti il territorio pugliese (olio, vino e sottoli) possiamo affermare che oltre un terzo di questi prodotti è rappresentato da aziende della Puglia. Un patrimonio di tipicità, anche culturali, su cui abbiamo investito risorse per migliorarne la percezione e la propensione all'acquisto da parte dei consumatori esteri, nonché per tutelarlo dall'italian sounding e dalla contraffazione che sottraggono fatturato alle nostre aziende, lavoro ai nostri ragazzi ed entrate fiscali allo Stato. È importante che in questa strategia ci sia un'attenzione spiccata verso la Puglia e, più in generale, il Sud del Paese.”

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