Due risparmiatori foggiani hanno la meglio su Banca Apulia: ok ai risarcimenti, "acclarata illiceità degli operatori"

Un uomo e una donna, difesi dall'avvocato Pio Gaudiano, sono stati risarciti di 350 e 35mila euro. Quelli che erano dei risparmi erano diventati strumento d'investimento "all'insaputa dei miei assistiti"

Foto di repertorio

Tra il 2010 e il 2014 Banca Apulia di Foggia vendette a due risparmiatori alcune obbligazioni-azioni Veneto Banca, che però, con il trascorrere del tempo, persero valore fino ad azzerarsi del tutto. Nella vicenda - che a livello nazionale ha avuto un forte clamore - rimasero coinvolti un uomo e una donna, che oggi - difesi dall'avv. Pio Gaudiano - sono stati risarciti rispettivamente di 350mila euro e di 33mila euro.

Nel primo caso il cliente aveva acquistato obbligazioni convertibili in azioni per un valore di circa 350mila euro, mediante due distinte operazioni entrambe disposte l'8 gennaio 2013. 

Alle 16.22 di quel giorno l'intermediario aveva proposto al cliente in regime di consulenza, l'acquisto di obbligazioni convertibili per un controvalore di 10.309 euro, dopo averne rilevata l'adeguatezza. Venti minuti dopo, alle 16.42, al ricorrente era stato proposto l'acquisto di ulteriori obbligazioni convertibili, per un controvalore di 339.615,00 euro, rilevandone l'inadeguatezza per dimensione. Tuttavia, dopo appena un minuto, l'intermediario aveva riproposto la stessa operazione in regime di appropriatezza, ma configurata come disposta su iniziativa del cliente. 

Ieri però il Collegio ha ritenuto fondate entrambe le contestazioni del ricorrente relative rispettivamente all'inadeguatezza delle operazioni rispetto al suo profilo di investitore e alla mancata corretta informazione sulle caratteristiche e i rischi delle obbligazioni convertibili emesse dall'allora capogruppo. 

L'ACF ha quindi ritenuto che le due operazioni fossero l'una strumentale all'altra, con l'unico obiettivo di consentire comunque la conclusione dell'operazione di investimento, formalmente su iniziative del cliente, ma senza che quest'ultimo potesse avere a disposizione un lasso temporale, ancorché minimo, sufficiente per consentire di pervenire ad una consapevole scelta d'investimento.

Inoltre, dalla documentazione, non risulta che l'intermediario abbia correttamente informato il ricorrente delle caratteristiche e dei rischi insiti nei titoli proprosti, anche con specifico riferimento alla loro condizione di illiquidità al tempo dell'acquisto. "Questo denota il chiaro intendo fraudolento" ha affermato l'avv. Gaudiano.

Nel caso della donna - che nel giugno 2010 aveva sottoscritto 800 azioni per un controvalore di 30.600 euro - per l'arbitro delle controversie si è trattato "di un'operazione non adeguata rispetto al suo profilo, per di più senza averla correttamente informata delle caratteristiche e dei rischi insiti nelle azioni proposte".

Così a FoggiaToday il legale dei due risparmiatori: "Contrariamente a quanto avvenuto in altre sedi, in questo caso è stato riconosciuto integralmente il diritto del risarcimento del danno e acclarata l'illiceità della condotta degli operatori dell'istituto foggiano".

La banca è stata condannata quale intermediaria con estensione dei profili di responsabilità (risarcitoria) alla nuova capogruppo che oggi è Intesa San Paolo: "La problematica verteva proprio sul fatto che Veneto Banca (precedente capogruppo) si fosse estinta e Banca Apulia fosse stata assorbita da Intesa San Paolo"

Banca Apulia e Intesa San Paolo si erano costituite in giudizio sostenendo che non sarebbe stato possibile ottenere alcun risarcimento proprio per questa successione: "Invece l'arbitro delle controversie finanziarie, dandoci ampia ragione e riconoscendo che sono stati proprio i funzionari foggiani ad agire in malafede nei confronti dei risparmiatori, ha riconosciuto 350mila euro a uno e circa 33mila all'altro" ribadisce il legale foggiano.

Quelli che erano dei risparmi erano diventati invece strumento d'investimento "all'insaputa dei miei assistiti" ha chiosato l'avvocato.

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