C’è una Capitanata ‘Animal Friendly’: ecco come il randagismo può portare benefici economici

A Palazzo Dogana trecento persone tra amministratori locali, associazioni e volontari hanno partecipato alla prima conferenza provinciale sul randagismo, su come trasformarlo da peso a risorsa economica e sociale

Zero cani in canile, una slide del progetto

Zero cani canile, ma come? Il tema del randagismo e di come è stato, viene e verrà affrontato in provincia di Foggia - a partire dall’eccellente esperienza di Vieste (città ‘Animal Friendly’ passata da 140mila a 16mila euro di spese comunali con 800 adozioni in sei anni) e dal progetto di rinascita della Cerignola degli ‘Amici di Balto’ (oasi senza gabbie) - ieri pomeriggio è stato al centro di un incontro pubblico al quale hanno preso parte circa trecento persone tra amministratori locali, associazioni e volontari.

VIDEO | "COSI' VIESTE E' DIVENTATA ANIMAL FRIENDLY"

Un progetto che parte dalla premessa che il randagismo, i maltrattamenti e le uccisioni di animali sono inversamente proporzionali allo sviluppo turistico, ma che deve giocoforza fare i conti – e in fretta - con la fotografia di un territorio frammentato e che peraltro su un tema così sentito - tanto sui Monti Dauni quanto sul Gargano - mostra ancora troppe lacune, incomprensioni e criticità di vario tipo.

VIDEO | DA CANILE LAGER A OASI SENZA GABBIE

Zero Cani in Canile si arma sì di buoni propositi, ma non sfugga il particolare che ad esempio Vieste non è Rignano Garganico, San Marco in Lamis non ha il budget di San Giovanni Rotondo, Faeto e Foggia in comune hanno solo la provincia di appartenenza. Risorse, esigenze ed emergenze variano di comune in comune. Realtà molto diverse tra loro.

Spunti e riflessioni emersi durante il dibattito ci spingono a credere che qualcosa finalmente si stia muovendo e che una folta rappresentanza sul territorio crede fortemente che il randagismo si possa trasformare da peso a risorsa economica e sociale. Energie, competenze e passione non mancano.

Alla prima conferenza provinciale sul tema in questione organizzata dalla Provincia di Foggia, dall’Asl e dal coordinamento provinciale Protezione Animali Foggia – oltre alle testimonianza dei sindaci Metta e Nobiletti - sono intervenuti Daniele Benedetti per il Ministero della Salute, Francesco Fini direttore provinciale dell’Asl di Foggia servizio veterinario Area A, Marisa Carafa dirigente Asl e medico veterinario, Luigi Urbano direttore provinciale dell’Asl di Foggia Area C, Chiara Valentino presidente associazione ‘Amici di Balto’, Francesca Toto esperto in comunicazione e marketing strategico e territoriale, Mariella Nobiletti presidente del Consorzio ‘Gargano Mare’ e Gianfranco Pazienza per Legambiente.

Qual è la situazione in Capitanata? Pochi canili sanitari (Torremaggiore, Apricena, Vieste, Peschici, Manfredonia, San Giovanni Rotondo e Cerignola) e pochissimi ambulatori (Cerignola, Apricena, Peschici, San Giovanni Rotondo e Manfredonia), un automezzo con due operatori tecnici e due veterinari con fucile per anestesia in dotazione alla Asl di Foggia, ente che nel 2015 ha provveduto al recupero di 80 cani e di 1289 animali a quattro zampe con i volontari e le ditte esterne (101.400 euro).

Quanto spende la provincia di Foggia per il randagismo? Si va dai 195mila euro di Apricena a zero spese di Alberona, Biccari, Bovino e Cagnano Varano.  Dai 4mila di Accadia agli undicimila euro di Ascoli Satriano, dai 155mila euro del capoluogo dauno ai 300mila di Manfredonia, dalle 380mila euro di San Giovanni Rotondo ai 318mila euro di San Severo, dagli 8mila euro di Vieste alle 80mila di Torremaggiore.

Qual è la mission di Zero cani in canile? Dimostrare che i canili a vita non sono la soluzione al randagismo e che il fenomeno si può sconfiggere con una maggiore collaborazione tra cittadini, volontari e istituzioni, senza ingenti spese e nel rispetto degli animali. Il progetto si basa quindi su quattro azioni fondamentali: sterilizzazioni e profilassi, educazione del cane e della popolazione, adozione e integrazione dell’animale nel tessuto sociale; infine creazione di una task force di controllo.