Plastic tax, la Eceplast all'attacco del Governo: "Campagna dissennata e demagogica". 90 i lavoratori in Capitanata

Durissima la nota stampa dell'azienda su quanto si sta consumando nelle aule parlamentari. "Campagna demagogica che non tiene conto delle realtà industriali e del loro valore per il nostro Paese"

"La filiera italiana di trasformazione delle materie plastiche sta subendo un attacco dissennato e ingiustificato, frutto di campagne demagogiche che non tengono conto dei dati e della realtà industriale del settore e del suo valore per il Paese". Così Eceplast in una nota stampa. "Ieri è approdato in Senato il disegno di legge di bilancio che all'art. 79 dettaglia la cosiddetta “plastic tax”: ė una misura che di fatto introduce un onere aggiuntivo per i produttori di imballaggi in plastica, dunque in definitiva per i consumatori, di circa 1 miliardo di euro, raddoppiando il costo della materia prima (plastica vergine 1.300 eur/ton; tassa aggiuntiva 1.000 eur/ton). Verrà colpito un settore moderno e competitivo che conta oltre 110.000 lavoratori, cresce ed esporta in tutto il mondo, fornendo linfa preziosa al nostro Paese. I numeri non mentono: il settore genera un valore di oltre 30 miliardi di euro; nel 2018 sono state trasformate circa 6.8 Milioni di tonnellate di resine termoplastiche delle quali circa il 15%, 1 milione di tonnellate, sono plastiche riciclate provenienti dall’economia circolare".

"La Plastic tax non tiene conto di questi numeri. Probabilmente soddisfa chi vede nella plastica il peggiore dei nemici dell’ambiente, ma rivela in realtà solo la profonda e desolante ignoranza dell’estensore circa il valore di questo materiale, la sua versatilità, i vantaggi in termini di leggerezza, igiene, durata, che garantiscono enormi risparmi economici e di impatto ambientale (sic!) in ogni settore di applicazione. Un prodotto per l'ambiente da tempo, nel nome dell'ecologismo, si confonde, e si induce anche il cittadino a confondere, il materiale rispetto all’uso improprio o scorretto che alcuni ne fanno. Si lascia credere, cioè, che sia l’industria della trasformazione la responsabile dell’inquinamento, mentre proprio l’industria è in prima linea per attuare politiche virtuose di recupero e riciclo delle plastiche usate, nonostante le difficoltà indotte dal mancato recepimento delle direttive europee sul fine vita e recupero dei prodotti".

"Da anni, infatti, l’industria italiana guida la ricerca a livello mondiale nel recupero e riciclo delle materie plastiche oltre che nelle bio-plastiche, nonostante i ritardi burocratici. Risulta quindi inaccettabile, soprattutto per chi come noi di Eceplast ha sposato in pieno la causa della salvaguardia dell’ambiente, ritrovarsi a dover rallentare o persino annullare progetti di sviluppo orientati alla sostenibilità per pagare una tassa che sa tanto di doppia imposizione (CONAI). Ma c’è di più. Non si capisce proprio perché, se il fine della norma è quello di difendere l'ambiente, non si tenga minimamente conto della differenza tra imballaggi prodotti con materie prime vergini e materie prime riciclate? La plastic tax non si applica agli imballaggi riutilizzabili e compostabili, ma così si commette un altro errore: evidentemente non si conoscono le principali normative vigenti né il fatto che sul mercato non siano ancora disponibili polimeri biodegradabili con caratteristiche tecniche da renderli applicabili per un impiego su larga scala". 

"In concreto, per un’azienda come Eceplast - 90 addetti in provincia di Foggia - che ha compiuto negli ultimi 5 anni ingenti investimenti in nuove tecnologie di produzione, ricerca e sviluppo di materiali sostenibili, per arrivare ridisegnare la propria gamma di prodotti al fine di renderli più semplici da recuperare e riciclare, è del tutto incomprensibile la scelta del governo di non aver voluto premiare e incentivare almeno chi responsabilmente raccoglie e ricicla gli imballaggi immessi sul mercato! Fare cassa per non salvare l'ambiente: siamo ancora in tempo! Eceplast segue attivamente gli sviluppi della European Plastic Strategy della Commissione Europea ed è tra le prime 70 aziende comunitarie ad aver sottoscritto un impegno formale a raccogliere e riciclare il 100% degli imballaggi immessi sul mercato entro il 2025 per raggiungere l’obiettivo comunitario di raccogliere e riciclare 10 milioni di tonnellate di plastica".

"Se si vuole attuare una seria politica di riduzione dell’impatto ambientale che sia anche socialmente sostenibile, la collaborazione tra istituzioni comunitarie, nazionali e industria è l’unica strada possibile - conclude la nota stampa-. Non è ipotizzabile affrontare un problema globale con tasse locali il cui unico “scopo” è fare cassa! Un risultato del tutto incerto, poiché a fronte di poco più di un miliardo di gettito fiscale atteso per i primi 12-18 mesi, in cambio di una certa ricaduta negativa su PIL e livelli occupazionali, si rischia di tagliare uno dei pochi rami ancora floridi a cui il Paese è aggrappato. L’unica buona notizia è che si è ancora in tempo per fermare questa assurdità. L’industria e i cittadini italiani meritano più serietà, approfondimento e rispetto".

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