636 milioni ma nessun cantiere aperto: la Capitanata rischia di perdere i fondi del 'Patto per la Puglia'

La provincia di Foggia accumula ritardi. Nessuna notizia dalla cabina di regia. Monta la preoccupazione delle forze economiche. Si rischia di perdere fondi. Progetti ancora al palo

Il progetto del treno tram

Il lavoro è in apparente stallo, il tempo scorre e il rischio di perdere tutta o parte dell’opportunità offerta dal Patto per la Puglia aumenta. Così come le preoccupazioni delle forze economiche che, dopo averlo salutato con speranza (e qualche lite di troppo), rischiano di farselo soffiare da sotto il naso. Manca un anno e mezzo alla scadenza per l’apertura dei cantieri, fissata al 31 dicembre 2019, un arco temporale che, tuttavia, non deve indurre in inganno, perché in burocrazia è forbice relativamente breve; soprattutto se ad oggi nulla si dice sulle progettualità che avrebbero dovuto essere già consegnate, in molti casi, entro il 2017 (a settembre saranno due anni dalla firma). Il rischio di perdere risorse comincia a stagliarsi all’orizzonte.

Per rendersi conto dei ritardi basti pensare che di alcune opere si sarebbe dovuto procedere già all’avvio dei lavori a fine 2017. E invece di movimentazioni e/o progetti nulla. La cabina di regia, sotto la cui egida, si muove la programmazione, latita (dopo aver litigato, i soggetti, su chi avrebbe dovuto prenderne parte e chi avrebbe dovuto guidarla). Ad oggi è nelle mani della Provincia di Foggia, retta da Francesco Miglio, e del consigliere provinciale, delegato dal presidente al Patto per la Puglia, Angelo Riccardi.

Eppure il complesso “parto” delle priorità, specie nel settore della logistica e della mobilità, ebbe due direttrici ben precise, debitamente comunicate alla stampa per giustificare una scelta a discapito di un’altra: “individuate - si disse - sulla base della massima approssimazione del principio della omogeneità territoriale degli interventi, compatibilmente con la pronta cantierabilità delle opere”. “Pronta cantierabilità”: è con questi termini che ci spiegarono che i suoi 636 milioni di euro (nell’ambito del Fondo di Sviluppo e coesione 2014/2020) la Capitanata avrebbe dovuto impiegarli, ad esempio, sulla piattaforma logistica integrata di Incoronata (40 milioni), sul piano di messa in sicurezza viaria dei Monti Dauni (30 milioni), sulla Statale16 nel tratto che collega Foggia a San Severo (128 milioni), l’unica in verità ad avere la progettazione e rispetto a cui si sta andando avanti; sul Treno Tram Foggia-Manfredonia (50 milioni), sulla viabilità della Statale 89 San Giovanni Rotondo (68milioni), 110 milioni di euro ai Consorzi di bonifica, 2,5 milioni per il porticciolo di Tremiti, altri duecento milioni quasi sulla tangenziale ovest di Foggia, e via discorrendo.

L’ultimo punto della situazione lo fece nel settembre scorso l’allora assessore regionale allo Sviluppo Economico Mazzarano in occasione della Fiera del Levante, ammettendo implicitamente ritardi, in particolar modo nel settore delle infrastrutture, quelle che poi rappresenterebbero il “core” del Patto: 14 interventi in fase di progettazione, disse, solo sei in procinto di essere banditi. E nessuno di questi era allocato in Capitanata. Ancora oggi siamo a livelli imbarazzanti di progettazione preliminare, solo a tratti “avanzata”. Né aiuterebbe la Regione: gli enti, infatti, come è noto, hanno difficoltà a reperire fondi per le progettazioni (che spesso, da sole, valgono milioni di euro) ed è per questo che via Capruzzi aveva istituito un fondo di rotazione da 20 milioni di euro. E' stato utilizzato? In verità no. A distanza di tempo, infatti, mancherebbe ancora il regolamento, il che significa che il fondo è inutilizzabile. Lo è nell'ambito del Patto per la Puglia, lo è nell'ambito di tutti quegli interventi a valere sui fondi comunitari  che necessitano di progetti.

Intanto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in un recente incontro col ministro Lezzi ci ha detto che “per il Patto per il sud abbiamo bisogno di altri due miliardi, perché la Puglia spende bene, spende tutti i soldi a disposizione. Abbiamo detto alla ministra che questi fondi erano pochi, come io avevo già detto a Renzi ed era la ragione per la quale ero riottoso a firmare il patto per il Sud, perché sapevo che avevamo capacità di spesa superiori. Ci mancano un paio di miliardi che se fossero disponibili, saremmo in grado di spendere”. In teoria, la pratica sembra diversa.

“Non possiamo perdere questa occasione” diceva il presidente Miglio qualche mese fa, sollecitato per l’ennesima volta dalla stampa a fare il punto della situazione. Salvo poi registrare mesi dopo le dure critiche sullo stallo del presidente della Camera di Commercio, Fabio Porreca, e le rogne amministrative in Asi per Angelo Riccardi, nel mirino dell’Anac per il doppio incarico di presidente del Consorzio e sindaco (allo stato attuale dimissionario) di Manfredonia. “Anche questa storia, va chiarita subito, non possiamo muoverci come vorremmo” lamentano dal cda del Consorzio, dove, tra le crepe del Pd, comincia a sussurrarsi una distanza siderale ormai tra Riccardi e il suo partito dem e anche qualche nome per la successione (pare ambisca il consigliere comunale del Pd di San Severo, Dino Marino, che si sarebbe, sul punto, anche confrontato con l’assessore regionale Raffaele Piemontese). Al momento, tuttavia, le bocche sono cucite. La matassa politica è delicata, altrettanto la rete di relazioni e di interessi che si rischia di compromettere. Si temporeggia. E le opere sono lì, a far fa sfondo.

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