Lettera del GADD sul Silos granario di via Manfredonia

Tommaso Palermo de "Gli Amici della Domenica" scrive alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici della Puglia. "Che possa essere memoria solida per i foggiani che verranno"

Lettera del Gadd sul caso del Silos granario di via Manfredonia

"Spettabile dottoressa Di Capua,

Questa lettera nasce dall’unione di tante sensibilità, dalla voce di tanti foggiani che hanno deciso di sollevare la propria voce prima che si sollevi il rumore di una ruspa.

Siamo noi del GADD, noi “Amici della domenica”, figli e sostenitori di questa città. Conosciamo le tante difficoltà di Foggia, sempre in corsa verso l’espansione e la modernità, una città che spesso si dimentica il passato e non vuole pensarsi come contenitore culturale. Però crediamo nella forza delle parole e crediamo anche che un’ istituzione come la vostra possa significare un sostegno importante per il nostro intento, quello di accendere una luce, se non si può accendere la speranza, sul grande silos granario di via Manfredonia, oggi spettrale scheletro architettonico che rischia di scomparire nel silenzio dell’incuria, del disinteresse e, peggio ancora, in quello del cemento.

Il silos di Foggia rappresenta ancora oggi, nonostante il suo volto sfigurato dall’incuria e dall’abbandono, un riferimento storico e culturale preciso, specchio di una identità antica legata in maniera radicale all’economia del grano.

Negli anni ’20, la meccanizzazione agraria spostò il cuore della Foggia granaria dal Piano delle Fosse verso nuove zone. Il decennio successivo, con la grande industrializzazione della città, vide nascere i due grandi centri moderni della cartiera e del silos granario; fu nel ’37 che le fosse granarie chiusero definitivamente i loro alvei fecondi, quando si eresse il possente silos, il più grande d’Europa. Nel 1943, l’anno del “martirio dauno”, il cuore meccanico del silos cessò di battere; è da allora che uno dei motivi di orgoglio della città sopravvive in maniera ignobile fra i fumi di scarico, deturpato e svuotato di ogni dignità: un vero esempio di architettura industriale, icona del passato foggiano che rischia seriamente di scomparire.

Noi crediamo che un simbolo così importante per la città non debba cancellarsi, vogliamo che rimanga a guardia della nostra identità perché crediamo che possa parlare al nostro futuro, che possa essere memoria solida per i foggiani che verranno. Può, la Soprintendenza, attivarsi per capire le ragioni di un tale abbandono? Si possono inquadrare in una cornice di certezza: il proprietario del sito, la possibile esistenza di un vincolo o la possibilità di una sua proposta?

Il GADD si rivolge alla vostra esperienza, alle vostre risorse, per poter schiarire il denso banco di nebbia che si infittisce sulla realtà del silos e sui suoi destini. In questi ultimi mesi il silos ha subìto la rimozione della quasi totalità delle proprie finestre, alcuni ingressi chiusi sono stati sfondati, la lettura del maestoso rudere si fa sempre più sconcertante. Ogni giorno che avanza fa eco ad un silenzio insostenibile sul destino del silos.

Noi lanciamo questo messaggio, fiduciosi in una risposta, speranzosi in precisi riscontri e, come sempre, sognatori in una Foggia migliore".

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