Il "salto di qualità" di Foggia: l'università che verrà disegnata dal nuovo Rettore, dai cantieri per il futuro a un corso di laurea ogni anno

Entro dicembre verrà scritto il 'futuro prossimo' dell'Università di Foggia, ovvero verrà pianificato tutto ciò che orienterà (e condizionerà) i prossimi 6 anni di UniFg. Tutti i progetti nel 'cantiere' del rettore Limone

Il rettore UniFg, Pierpaolo Limone

In carica dal 1° novembre, il rettore dell’Università di Foggia, Pierpaolo Limone, è nel pieno della progettazione strategica. Una fase delicatissima, in cui non ci si può permettere il lusso di sbagliare: tutto ciò che verrà definito in questo momento orienterà (e condizionerà) i prossimi 6 anni della vita dell’UniFg. “A dicembre apriamo i cantieri per il futuro, spiega con entusiasmo, aprendo uno spiraglio sulla sua visione di ateneo. Ovvero, una università dinamica, competitiva e consapevole dei propri mezzi; un ateneo che, forte delle sue eccellenze, sia in grado di competere con le realtà europee, ‘liberando’ l’intero territorio dall’isolamento che ‘imprigiona’ le città del meridione d’Italia. Risultati che intende raggiungere spingendo il piede sull’acceleratore (“E’ il momento di un salto di qualità”, spiega), a partire dall’ampliamento dell’offerta formativa (e quindi della ricerca): “Il mio obiettivo è attivare un nuovo corso di laurea ogni anno accademico”.

Magnifico, come si sente in questi ‘nuovi abiti’ da rettore?

Mi sento a mio agio. Sono abiti che richiedono un grande senso di responsabilità. Soprattutto in questi giorni scanditi da un lavoro di programmazione intenso, ma straordinariamente creativo: siamo nel pieno della progettazione strategica, ovvero stiamo immaginando il futuro dell’ateneo. Sono momenti di grande creatività: possiamo (e dobbiamo) immaginare i nuovi corsi di studio, i nuovi laboratori di ricerca, l’ampliamento dell’offerta d’ateneo e l’impatto che questo avrà sul territorio. Sono momenti di incontro e consultazione con le varie parti sociali. Un momento interessante, bello, stimolante.

Parlando di futuro prossimo, qual è la visione dell’UniFg del rettore più giovane d’Italia?

Una università accogliente e sostenibile. Vorrei dare un’identità forte e chiara all’ateneo. Vorrei tirar fuori dai nodi di eccellenza che abbiamo – e, mi creda, ne abbiamo tanti - una immagine che sia facilmente rappresentabile (ma anche riconoscibile) all’esterno.

Mi faccia un esempio…

Abbiamo eccellenze evidenti e riconosciute in alcuni settori (Agraria, Medicina, Beni Culturali, solo per citarne alcuni). Questo deve essere chiaro e visibile a tutti. E per fare ciò è necessario un ripensamento della nostra comunicazione.

Quali sono le sfide o le opportunità che in questa fase non ci si può permettere di perdere?

Il lavoro fatto da chi mi ha preceduto mi ha consegnato un ateneo in perfetta salute dal punto di vista di bilanci e che ci permette di guardare con serenità al futuro.

Il che non è poco…

Assolutamente. A maggior ragione per un ateneo del sud. Adesso dobbiamo intercettare tutti quei finanziamenti che fino ad ora siamo riusciti solo marginalmente a cogliere. Mi riferisco ai grossi finanziamenti europei - Horizont e European Research Council (Erc) - che sono estremamente competitivi, ma in grado di qualificare l’università. Faremo investimenti ad hoc per creare un ufficio di progettazione europea che faciliterà la stesura delle proposte per docenti, studenti e per le aziende del territorio, che potranno trovare nell’ateneo un 'consulente' per partecipare, e auspicabilmente vincere, bandi di questa natura. Inoltre, dobbiamo costruire ‘reti’ di alto livello tra università (European University Alliance). Parlo di alleanze stabili e non episodiche (legate cioè al singolo progetto) che permettano di condividere l’offerta formativa con altri atenei, scambiare studenti, docenti, progetti e risorse. Un moltiplicatore dei nostri sforzi.

Un modo per superare l’isolamento patito dagli atenei del sud…

Esattamente. Oggi siamo consapevoli che se non saliamo sui treni giusti della progettazione europea restiamo isolati in una periferia d’Italia. Noi, invece, possiamo essere il centro di una progettazione mediterranea, ma solo se riusciamo a proporci come avanguardia, come catalizzatore di iniziative progettuali. Solo così potremo attrarre risorse europee e fare in modo che gli studenti scelgano Foggia perché ne riconoscono le eccellenze.

Uno dei problemi dell’università italiana, mi corregga se sbaglio, è la sua distanza dal territorio. Come rendere l'UniFg la voce narrante del territorio?

Sono fermamente convinto che non ci debba essere alcuna distanza. La riprova è presto detta: a dicembre (precisamente 11, 12 e 12 dicembre, ndr) apriremo i ‘cantieri’ per la costruzione del nostro progetto di università, per ripensarla insieme al territorio. Una sorta di ‘piano industriale’ su cosa vogliamo fare nei prossimi anni. Questa conferenza di ateneo sarà composta (e aperta) a docenti, studenti, autorità e agenti del territorio: tutti possono offrire qualcosa per ridefinire la missione e l’identità UniFg.

A proposito di agenti del territorio, qual è la loro percezione circa il ruolo e il peso dell’ateneo nello scacchiere di Capitanata?

Direi buona. Anzi, ci viene riconosciuto un ruolo chiave in termini di sviluppo e azione di trasformazione sociale, una responsabilità di cui noi ci facciamo carico con piacere.

Quale sarà, invece, il ruolo degli studenti in questo percorso?

L’università è loro, sono loro. Vogliamo aprire l’UniFg alle iniziative degli studenti, vogliamo essere dei loro  ‘agevolatori’: sono certo che se lasciamo loro il giusto spazio sono in grado di immaginare e disegnare una università migliore di quella che potremmo fare noi.

Le recenti classifiche piazzano l’Università di Foggia in ottime posizioni. E’ il secondo in Italia tra i piccoli atenei (vedremo, il prossimo anno, come verrà valutato tra quelli di medie dimensioni). Ma qual è la sua personale classifica? Analizzando i vari indicatori, dove non si è fatto abbastanza e dove, invece, essere davvero orgogliosi?

Non mi adagio sugli allori, questo è un sistema che si muove rapidamente. Siamo consapevoli degli sforzi da fare per incontrare il favore degli studenti e aumentare il numero degli iscritti (magari richiamando sempre più studenti da altre regioni d’Italia). Le rispondo in modo diverso: le classifiche fotografano una buona realtà accademica, noi possiamo fare molto ancora per offrire le tre cose che mancano per portarci ancora più in alto nelle classifiche: migliori servizi agli studenti (dalle residenze alla digitalizzazione dei servizi di accompagnamento alla carriera), l’ampliamento dell’offerta formativa e l’internazionalizzazione. Sono parole-chiave sulle quali lavorare.

Glielo chiedo in modo diverso: quali sono stati gli aspetti che, a suo avviso, non sono stati adeguatamente valorizzati o presi in considerazione in questi anni?

E’ difficile dirlo, perché all’epoca di chi mi ha preceduto c’era una enorme scarsità di risorse. Mantenere vivo l’ateneo e raggiungere questi risultati è stato difficilissimo, sicuramente a discapito di qualche politica di incentivazione del personale o di welfare, che pure è stata fatta ma con risorse limitate.

Quindi, sostanzialmente, approva le politiche adottate in passato?

Direi di sì. Probabilmente io mi sarei mosso diversamente, ma solo perché ognuno segue la propria sensibilità (e comunque avrei scontentato qualcuno).

Del prossimo corso di laurea in Lingue Straniere si è già detto in corso di campagna elettorale. Ma quali sono gli altri progetti da realizzare nell’immediato?

L’obiettivo è quello di attivare un nuovo corso di laurea ogni anno. Sei anni, sei nuovi indirizzi di studio. Su quali corsi puntare? Vorrei che lo stabilisse il territorio. Attiviamo Lingue perché è stata una richiesta avanzata a più livelli. Sicuramente punteremo su un nuovo corso di Ingegneria, poi si vedrà.

Qual è l’obiettivo più alto che intende perseguire in veste di magnifico rettore dell’Università di Foggia?

Ce ne sono davvero tanti, in realtà! Ma per l’affetto che nutro per gli studenti, se ci fosse un ranking del gradimento degli atenei dal loro punto di vista, mi piacerebbe vedere Foggia ai primi posti. Insomma, vorrei  una università davvero amata dagli studenti.

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