FLAI: togliere i finanziamenti a chi sfrutta i lavoratori e viola le regole

Arriveranno oltre 35 mln di euro alle imprese agricole foggiane dal PSR della Regione. La Federazione lavoro agroindustria chiede che maggiori controlli

Arriveranno oltre 35 milioni di euro alle imprese agricole foggiane dal PSR della Regione. FLAI di Capitanta chiede alla Regione Puglia e a tutti gli organismi preposti di vigilare affinché non alimentino ulteriore sfruttamento del lavoro e violazione dei diritti, richiamando i contenuti della legge regionale 28 del 2006 in materia di contrasto al lavoro nero.

Come Flai Cgil abbiamo sostenuto e plaudito alla legge 28 del 2006 della Regione Puglia, che prevede azioni di contrasto al lavoro nero e per l’emersione – commenta Daniele Calamita, segretario generale della Federazione dei lavoratori dell’agroalimentare di Capitanata - Proprio all’articolo 1 c’è scritto che l’erogazione di qualunque agevolazione o finanziamento, ad ogni titolo o ragione erogato dalla Regione Puglia, sia riservata ai soggetti che dimostrino di essere in regola con gli obblighi di legge in materia previdenziale e che applichino ai lavoratori dipendenti trattamenti economici e normativi non inferiori a quelli previsti dagli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”.

"Un obbligo che va rispettato per tutta la durata del beneficio, sino all’approvazione della rendicontazione ed eventuali infrazioni accertate dagli organi ispettivi – ricorda Calamita – comporta sanzioni la riduzione parziale o totale del finanziamento. Chiediamo che si dia seguito a questa norma, garantendo il territorio e i lavoratori che fondi pubblici sostengano un vero e sano sviluppo e non sfruttamento, violazioni, concorrenza sleale tra imprese”.

Allo stesso modo la Flai provinciale chiede alle associazioni datoriali un impegno fattivo affinché l’agroalimentare, che per incidenza sul prodotto interno lordo è il settore più importante per l’economia provinciale, sia caratterizzato da dinamiche di legalità e innovazione. "E’ insostenibile che in Capitanata si sia costretti a lavorare in agricoltura alle stesse condizioni di cinquanta anni fa, sfruttando il bisogno di un lavoro a qualunque costo. Soprattutto pensando di poter competere su un mercato globale non attraverso la qualità delle produzioni – che pure è presente nel nostro territorio – ma speculando sui diritti, violando i contratti”.

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