Progetti finiti nell'inchiesta della GdF, ma il Dare dell'Uni Fg vince la causa contro il Miur (che dovrà liquidare 7,2 milioni)

Il Tribunale di Roma dispone decreto ingiuntivo (con provvisoria esecuzione) per oltre 7,2 milioni, lo Stato dovrà liquidare al Distretto Tecnologico Agroalimentare i soldi dei progetti oggetto di indagine delle Fiamme Gialle

La GdF ad Agraria nell'aprile 2018

Un anno fa la Guardia di Finanza irrompeva nel dipartimento di Agraria dell'Università di Foggia in merito all'indagine coordinata dalla Procura locale per truffa e abuso di ufficio in relazione alla gestione e alla rendicontazione di fondi derivanti da progetti finanziati dal Ministero dell'Istruzione, ovvero al Pon 'Ricerca e competività 2007/2013' ottenuto dai gruppi afferrenti al Distretto Tecnologico Alimentare fondato all'Università di Foggia.

A circa un anno dall'operazione delle Fiamme Gialle il Dare ha vinto la causa amministrativa contro il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, intrapresa per ottenere la liquidazione dei fondi relativi a tre progetti di ricerca banditi dal Miur nel 2010 e che si sono conclusi nel 2015.

Con dispositivo del 6 marzo scorso la II Sezione civile del tribubale ordinario di Roma ha autorizzato la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo" presentato dal Dare nei confronti del Miur per la somma di oltre 7,2 milioni di euro. 

Il mancato incasso di quei fondi ha visto l' attività scientifica e amministrativa ridursi progressivamente fino a rischiare la definitiva chiusura. I progetti che il Tribunale di Roma ha ordinato di liquidare in favore del Distretto risalgono come detto al 2010, quando il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca li bandì insieme a una serie di altre iniziative a carattere scientifico. Il DARe se ne aggiudicò, tra gli altri, tre in particolare: “Proinnobit” dell’importo complessivo di quasi 6,5 milioni di euro; “Simisa” dell’importo superiore ai 6,5 milioni; “Infopack” per un finanziamento di 5,5 milioni. Una parte di essi venne regolarmente liquidata dal MIUR in favore del DARe, ma un’altra parte non venne mai liquidata causando una serie di disagi e contenziosi che ricaddero inevitabilmente sulle Università socie del DARe ((Foggia, Bari, Salento, Politecnico, LUM) e soprattutto sulle aziende che anticiparono fondi e altre risorse materiali in attesa di recuperale.

Questo saldo non è mai avvenuto. Fino a quando il 10 luglio 2018 lo studio legale Follieri ha presentato ricorso per decreto ingiuntivo al Tribunale di Roma, intimando al MIUR il saldo immediato delle cifre non corrisposte, il pagamento della mora maturata e quello delle spese legali sostenute. Il MIUR si è opposto al primo parere (già favorevole) espresso dal Tribunale di Roma il 10 agosto 2018, ma un mese fa è arrivato il dispositivo con cui lo stesso Tribunale ha “autorizzato la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo per un totale di oltre 7,2 milioni di euro”. 

Un risultato che mette fine a una querelle che durava da anni e in cui il DARe è stata solo parte lesa; sia perché si potranno restituire le somme anticipate dalle aziende socie del Distretto per la messa a punto delle ricerche e dei progetti vinti ormai quasi dieci anni. Senza contare che questo risarcimento potrebbe fare scuola, ovvero aprire una breccia nei molti contenziosi amministrativi che lo Stato si trova a fronteggiare sapendo di essere debitore nei confronti di legittimi partner e committenti, che sempre più spesso sono università pubbliche o enti di ricerca.

I tre progetti (“Proinnobit”, “Simisa” e “Infopack”) fanno infatti parte dei progetti finiti nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza su richiesta della Procura di Foggia, per diverse ipotesi di reato tutte ancora al vaglio degli inquirenti. Dunque per per gli stessi progetti, a distanza di un anno dal blitz che portò al sequestro di molte attrezzature e computer da parte della Guardia di Finanza, arriva il primo responso amministrativo della giustizia, che intima allo Stato (cioè al MIUR) di pagare quei progetti perché il DARe ne rivendica legittimamente la liquidazione. 

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