Colpito il tesoro di Raduano: sequestrati terreni, conti correnti, ville e auto di lusso del boss di Vieste

Attualmente detenuto, è considerato al vertice dell’omonimo clan, nonché soggetto di spicco della criminalità organizzata del Gargano

Marco Raduano

Nella mattinata odierna i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro anticipato dei beni, emesso ai sensi del Codice antimafia, nei confronti di Marco Raduano, attualmente detenuto e considerato al vertice dell’omonimo clan, nonché soggetto di spicco della criminalità organizzata del Gargano.

A seguito di complesse indagini, infatti, la Direzione Distrettuale Antimafia costituita in seno alla Procura della Repubblica barese e i Carabinieri del Nucleo Investigativo – 3^ Sezione “Misure di Prevenzione” hanno ricostruito il patrimonio del boss viestano.

Il solido impianto accusatorio sostenuto dalla Procura della Repubblica di Bari sulla base di un difficile lavoro di ricostruzione del compendio patrimoniale del proposto operato dai Carabinieri, che hanno a tal fine sfruttato anche intercettazioni e attività di indagini pregresse, è stato integralmente accolto dalla Terza Sezione del Tribunale di Bari, in funzione di Tribunale della Prevenzione. I Giudici hanno ritenuto fondata la richiesta di procedere al sequestro, non solo dei beni direttamente intestati al Raduano, ma anche quelli di cui, pur essendo formalmente intestati a terzi, disponeva come fossero propri.

Sono così stati sottratti beni alla criminalità organizzata e ai suoi fiancheggiatori per un valore complessivo di circa 700mila euro, consistenti in quattro unità immobiliari, terreni per circa quattro ettari in zona adiacente al Parco Nazionale del Gargano, due autovetture di grossa cilindrata e un conto corrente bancario, oltre agli arredi e ad ogni altro oggetto di valore rinvenuto presso l’abitazione del pregiudicato.

Le immagini video del sequestro


I beni sequestrati a Raduano

Nel dettaglio, i sequestri hanno avuto ad oggetto una lussuosa villetta con giardino situata in prossimità del lungomare di Vieste; nel medesimo comprensorio, sono stati apposti i sigilli anche ad un capannone intestato a soggetto terzo, ma di cui il Raduano disponeva, tanto da possederne in via esclusiva le chiavi e di avervi installato un sistema di videosorveglianza. Inoltre, un appezzamento di terreno con relativa abitazione rurale, situato in zona particolarmente pregiata dell’agro viestano: qui il proposto ed alcuni suoi sodali – fra i quali il cognato Vincenzo Vescera, assassinato in agguato di chiaro stampo mafioso nel gennaio di due anni fa – aveva realizzato il quartier generale di una associazione per delinquere, finalizzata alla coltivazione di marijuana. Tra i beni oggetto del sequestro, anche un conto corrente bancario e due lussuose autovetture, di cui una utilizzata per compiere azioni delittuose e che veniva custodita all’interno di un’area, anch’essa posta sotto sequestro, situata nel centro di Vieste ed appartenuta al defunto boss Angelo Notarangelo, prima del suo brutale assassinio nel 2015. E proprio il vuoto seguito alla morte di Cintaridd, infatti, aveva aperto la lunga scia di omicidi e agguati, che si sono susseguiti negli ultimi anni tra i sodali delle fazioni rivali: quella capeggiata da Raduano e quella, contrapposta, capeggiata da Girolamo Perna.

Magistratura e Carabinieri, azione di contrasto

Il compendio di beni sequestrati dai Carabinieri, certamente rilevante sotto il profilo economico, assume un rilievo ancora maggiore se inserito nel più articolato disegno messo a punto dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia. L’azione intrapresa in tal senso è tesa a sgretolare le organizzazioni criminali della “quarta mafia”, non solo mediante le tradizionali operazioni di polizia giudiziaria, ma anche con l’aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti.

Nel caso di specie, Marco Raduano, che può già “vantare” un curriculum criminale di spiccato spessore e, conseguentemente, un’elevatissima pericolosità sociale, ha accumulato un patrimonio non indifferente, ampiamente sperequato rispetto alla propria capacità reddituale. Al fine di salvaguardare questi beni, peraltro in alcuni casi strumentali alle attività delinquenziali, aveva adottato numerose precauzioni, come le fittizie intestazioni a soggetti terzi, che tuttavia, in fin dei conti, si sono dimostrate del tutto vane.

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