Criminalità ko: sul Gargano la 'Squadra Stato' si fa sentire, condannati per il "piano diabolico" con cui volevano piegare un imprenditore

La condanna, inflitta a seguito di rito abbreviato dal Tribunale di Foggia, a 12 mesi dall'arresto. La "Squadra Stato dà un nuovo importante segnale sul Gargano

Immagine di repertorio

È arrivata martedì scorso la condanna, inflitta a seguito di rito abbreviato dal Tribunale di Foggia agli imputati Gianluigi Troiano, cl.’93, e Vincenzo Langi, cl.’78, entrambi viestani, per il reato di tentata estorsione in concorso. Al primo, condannato anche per ricettazione di un’autovettura rubata e danneggiamento, sono stati inflitti tre anni di reclusione, al secondo, a causa della recidività, quattro mesi in più.

Le immagini video della cattura

Le pene comminate sono il risultato delle articolate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia, condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia e dalla Tenenza di Vieste, iniziate nel mese di dicembre 2017 e culminate nell’arresto dei due malviventi il 20 marzo 2018, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

All’epoca le attività avevano preso avvio dalla denuncia di un imprenditore di Vieste, che aveva trovato un cero votivo lasciato acceso a bordo di un mezzo di lavoro, all'interno di un cantiere nel quale stava lavorando la sua impresa di costruzioni. In breve tempo le investigazioni avevano permesso di accertare che Troiano e Langi stavano realizzando un diabolico piano per estorcere del denaro all’imprenditore, impegnato in diversi lavori edili a Vieste, magari anche attraverso l'imposizione di un "servizio" di guardiania su mezzi e cantieri.

Il video dell'arresto

I due, infatti, avevano pianificato e posto in essere una serie di atti intimidatori volti a far cadere la vittima in un stato di soggezione tale da crollare e cedere al ricatto, pur di poter lavorare. Nel corso delle indagini si erano verificati anche altre gravi intimidazioni e, anche in questi casi, le indagini avevano permesso di evidenziare la responsabilità dei due condannati. In particolare Troiano, utilizzando come "ariete" un’autovettura, poi risultata rubata, una notte si era scagliato contro il cancello dell’abitazione dell’imprenditore, danneggiandolo seriamente, per poi abbandonare il mezzo sul posto.

In un’altra occasione i due arrestati, Langi alla guida e Troiano a fianco, a bordo di un’autovettura si erano divertiti a spaventare la loro vittima, sorpresa a passeggiare per Vieste con un amico, sfiorandolo in velocità alla schiena con lo specchietto retrovisore dell'auto. Ed ancora, i due si erano presentati più volte nei pressi dell’abitazione dell’imprenditore, stazionandovi in bella vista, al fine di intimorire lo stesso e i suoi familiari. E poi di nuovo, un altro cero votivo uguale al primo era stato collocato nei pressi dell’abitazione di un dipendente della stessa impresa, ed erano state danneggiate tre macchine operatrici di una cooperativa che stava effettuando dei lavori di manutenzione della rete idrica in Vieste, parcheggiate però all’interno di un piazzale di proprietà dello stesso imprenditore vessato.

Le risultanze investigative prodotte dai Carabinieri erano immediatamente state valutate dal Pubblico Ministero di Foggia che ne aveva colto, grazie all’approfondita conoscenza delle dinamiche criminali del territorio, tutta la pericolosità, ed insieme la necessità di porvi un freno, richiedendo al GIP l’emissione dell’ordinanza. Si ricorda che tutto questo era avvenuto prima del tentativo di omicidio nei confronti di Marco Raduano, che aveva ulteriormente infiammato la guerra di mafia già in corso, innescando una serie di "botta e risposta" che avevano in un brevissimo lasso di tempo portato alla morte di Giambattista Notarangelo, il 06.04.2018, poi di Antonio Fabbiano, la sera del 25.04.2018, ed infine di Gianmarco Pecorelli, il 19.06.2018.

Anche in questo caso l’importante risultato raggiunto con queste condanne è l’esito della straordinaria sinergia tra l’Autorità Giudiziaria e la Polizia Giudiziaria, nello specifico l'Arma dei Carabinieri, ma anche del crescente rapporto di fiducia della popolazione verso le Istituzioni, a Foggia particolarmente coese in un’unica “squadra Stato”, che ha dato la forza alla vittima di ribellarsi, denunciando finalmente quello che nel corso delle indagini è purtroppo apparso come un autentico "sistema", ma che queste condanne confermano come assolutamente debellabile.

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