Guerra con la mafia foggiana non può essere a due, la 'Commissione' striglia la società civile: "Dove siete?"

E’ stato un incontro lungo, articolato, complesso così come complesse e articolate sono le dinamiche delle mafie attive e radicate in terra di Capitanata e, di conseguenza, i temi affrontati dalla Commissione parlamentare antimafia quest’oggi a Foggia.

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Prima del vertice in Prefettura, una breve visita ai parenti e alle vedove dei fratelli Luciani, vittime innocenti della sanguinosa guerra di mafia garganica, e una passeggiata lungo il centro storico di Foggia e via Arpi, dove è emerso chiaro, lampante, l’impoverimento e la mortificazione economica di un'intera città. E' questa la conseguenza più evidente del racket.

“E’ chiaro - ha spiegato il presidente della Commissione, Nicola Morra - che la ‘quarta mafia’ sta sottraendo sovranità allo Stato” in quella guerra Stato-Mafia che non può più essere una battaglia a due. “E’ fondamentale la collaborazione dei cittadini, è importante che alzino la testa e reagiscano. Basta stare a guardare, basta attendere l’intervento dall’alto dello Stato. E’ arrivato il momento di uno scatto d’orgoglio”, continua. Certo, ribatte poco oltre, “è necessario anche rendere più efficiente l’intervento del governo in queste dinamiche”. E il pensiero torna nuovamente ai familiari dei fratelli Luciani: “è inammissibile che loro padre, un uomo di ormai 80 anni, sia dovuto tornare a lavoro, un lavoro faticoso come solo l’agricoltura sa essere, per farsi carico degli orfani”.

Tra gli obiettivi più alla portata da centrare, vi è sicuramente la necessità di una maggiore e più capillare dotazione di telecamere per la videosorveglianza nei comuni e delle zone che ne risultino ancora scoperte. Una necessità sollevata recentemente anche dal procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro. In merito all’insediamento delle Commissioni antimafia nei Comuni di Cerignola e Manfredonia e sullo scioglimento dei Consigli di amministrazione di Monte Sant’Angelo prima e Mattinata poi, Morra taglia corto: “Possiamo definirli interventi tardivi perché altro non sono che la constatazione di un fallimento”, ovvero la penetrazione di particelle mafiose negli ingranaggi delle macchine amministrative. “Ma è anche vero che la Squadra Stato sta mettendo in campo le migliori risorse per fronteggiare questa come altre emergenze”.

Poi pungolano ancora la società civile, con parole che hanno allo stesso tempo la valenza di un rimprovero e di uno sprone. Ciò che sembra mancare in questo momento a Foggia, ribadiscono Morra e i colleghi della commissione (presenti Gino Vitali, Marco Pellegrini, Teresa Bellanova e Paolo Lattanzio), è proprio la società civile ("Dov'è il mondo associativo? Dove erano le associazioni al nostro arrivo? Quali sono le loro proposte?" chiedono con una punta di polemica). Manca cioè quell’anello di sostegno e ‘corpo intermedio’ tra le vittime di estorsione (e reati in genere) e forze dell’ordine. “Chi denuncia non deve sentirsi solo” | IL VIDEO

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