Tabaccaio vittima delle angherie del fratello, Caino e Abele del terzo millennio a Foggia

Quattro anni inferno, tra minacce di morte, richieste ulteriori di denaro, e atti intimidatori. Moglie finisce in cura da uno psicologo, vittima sconfigge un cancro e poi denuncia il fratello

Aula del Tribunale di Foggia

La storia che vi raccontiamo non gode di contenuti piacevoli, né vi offrirà un lieto fine. O meglio in quello si spera, ma per ora si sono registrate soltanto situazioni molto tristi.  E’ una storia che parla di estorsione, di minacce di morte, di denunce e terrore. E’ la storia di Roberto che ha estorto denaro al proprio fratello, il quale inizialmente ha ceduto per paura, per preservare la propria famiglia, fino a quando non ha deciso di dire basta.

Tutto ha inizio nella seconda metà del 2009. Christian, titolare insieme a sua moglie di una tabaccheria di Foggia, ha un fratello, Roberto, noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti penali, che gli chiede la consegna di 50mila euro, necessari a suo dire per la chiusura di una pratica di finanziamento con una banca.

La richiesta, quasi subito, acquisisce i crismi della pretesa, corroborata dalle insistenze di Roberto, e dai toni sempre più minacciosi. Per intimidire suo fratello, Roberto assicura di avere contatti con la malavita, preconizzandogli, qualora non si fosse affrettato a pagare, la distruzione della tabaccheria e conseguenze gravi per i suoi familiari.

Christian inizialmente resiste, fino a quando un altro evento non sconvolge la vita sua e della sua famiglia: gli viene diagnosticato un cancro, che necessita di un intervento chirurgico. Nel constatare la totale indifferenza del fratello – “Dei tuoi problemi di salute non me ne frega” dirà – che reitera le minacce, decide di pagare. Non sa come andrà il suo intervento, subentra la paura di non farcela, ma ancor più il timore per l’incolumità di sua moglie e delle figlie. La prima tranche di 10mila euro la consegna il 3 ottobre, sette giorni dopo la seconda somma di 40mila.

Si ricovera il 2 novembre, l’operazione ha esito positivo. Comincia il suo percorso riabilitativo, pur tra mille sofferenze. L’incubo però non è finito. Il fratello torna all’attacco, stavolta pretende 200mila euro. E’ da poco iniziato il 2010.

Il 23 gennaio si ripresenta presso la tabaccheria (il luogo nel quale erano avvenuti i due pagamenti, ndr), per estorcere la somma alla moglie, attraverso denaro liquido o a mezzo di titoli di credito. Ma lei non ci sta e si ribella, minacciando di denunciarlo. Il cognato desiste, ma è solo un’apparenza. Non tornerà lì, ma cominceranno a verificarsi nuovamente episodi spiacevoli, il frutto di subdoli mind games, azionati con il preciso scopo di far cedere nuovamente il fratello.  

Passano infatti due mesi, e Christian presenta una denuncia ai Carabinieri contro ignoti, per il danneggiamento dell’automobile di sua moglie. Qualche mese dopo, anche la seconda auto va a fuoco. Analoga sorte la subirà anche il veicolo del suo avvocato, pochi giorni dopo le intimidazioni ricevute nel proprio studio legale da Roberto. Il legale fa presente alla vittima della pericolosità del fratello, teme per la sua incolumità e decide di non seguire più il caso del suo assistito. 

Si tratta di episodi per i quali non ci sono prove tangibili che attestino la colpevolezza di Roberto, ma le numerose coincidenze alimentano gioco forza i sospetti. Quella di Roberto è una vera e propria persecuzione.  Christian viene addirittura pedinato dal fratello, che sembra conoscere ogni suo movimento. Si arriva al 3 aprile del 2012, quando il tabaccaio decide di dire basta, e denuncia il fratello per estorsione.

Sarà la prima di 4 denunce. Le altre tre saranno tutte per minacce di morte, sputi e ingiurie, di cui Christian è vittima, ogniqualvolta ha la sfortuna di incontrare il fratello. Nonostante la denuncia, la sua vita resta un inferno. Insieme alla moglie è costretto a cambiare abitudini, orari di uscita. C’è bisogno di pianificare tutto, anche orario e luogo per fare la spesa. Tutto, pur non di non incrociarlo per strada. Le figlie non sono più a Foggia, ma continuano a vivere nell’angoscia e nella preoccupazione per i propri genitori, mentre la moglie di Christian per lo stress, finisce in cura da uno psicologo.

Siamo arrivati al 2013. Il presunto estorsore viene rinviato a giudizio - forse consigliato dal suo avvocato nella speranza di ottenere le attenuanti - e riconsegna i 50mila euro al fratello. Le intimidazioni proseguono tuttora, tanto da spingere Christian a non costituirsi parte civile nel procedimento penale.

La vita dei coniugi prosegue tra la routine familiare e il lavoro in tabaccheria. Attendono fiduciosi che il Giudice si pronunci. Con loro c’è sempre la paura, sgradita compagna di vita da oltre quattro anni. Ma anche una buona dose di speranza, di uscirne fuori per sempre, insieme ad una grande forza d’animo. Quella che li ha aiutati a superare i momenti più duri, e che li aiuterà a lottare e a non cedere.   

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