Attendere un istante: stiamo caricando il video...
Attendere un istante: stiamo caricando il video...

VIDEO | La mafia foggiana: dal vertice di Cutolo all'hotel 'Florio' al clan Agnelli-Carella

 

Nell'ambito del terzo incontro di 'Terra, solchi di verità e giustizia,100 passi verso il 21 marzo', organizzato dall'Università di Foggia, venerdì 9 Antonio Laronga, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, ha raccontato le genesi della mafia pugliese e foggiana nel corso del suo intervento 'Origine ed evoluzione della criminalità organizzata operante nella provincia di Foggia'.

Il progetto di Raffaele Cutolo

Tutto parte alla fine degli anni ’70, più precisamente tra il 1977 e il 1978, quando nelle carceri foggiane cominciarono a giungere i detenuti campani appartenenti alla Nuova Camorra Organizzata, l’associazione fondata da Raffaele Cutolo, in piena lotta con la Camorra ‘tradizionale’ composta da Michele Zaza, dai fratelli Nuvoletta e da Antonio Bardellino. Il pericolo che quei conflitti si proiettassero anche nelle carceri, spinse i magistrati a smistare i detenuti fuori dai confini regionali.

Come spiega Laronga, in Puglia i camorristi imposero presto la leadership, attraverso le richieste di denaro in cambio di protezione e affiliazioni di malavitosi locali. Il progetto di Cutolo, mirava a oltrepassare i confini regionali, e il carcere fu il luogo perfetto per il reclutamento degli affiliati. In Puglia si crearono piccole formazioni che operavano autonomamente nei territori: secondo il Rapporto del Comando Generale dei Carabinieri, Foggia era sotto il controllo di Giosuè Rizzi e Giuseppe Iannelli, quest’ultimo tra i maggiori rappresentanti della ‘Ndrangheta, morto suicida nel carcere di Bari. A Cerignola c’era Cosimo Cappellari, a Taranto i fratelli Modeo, mentre a Brindisi Giuseppe Rogoli, originario di Mesagne, collegato alla cosca calabrese dei Bellocco, che qualche anno dopo fondo la Sacra Corona Unita.

Affiliazioni

Il progetto di Cutolo assunse i crismi dell’ufficialità il 5 gennaio del 1979, in un vertice tenutosi presso l’Hotel Florio, sulla Statale 16 tra Foggia e San Severo, al quale partecipò egli stesso, dopo essere evaso dal carcere di Ascoli Piceno. L’incontro suggellò l’affiliazione di ben 40 pugliesi. Nel 1981 la nuova Camorra pugliese era attiva su tutto il territorio, agiva autonomamente ma sotto il controllo della Camorra campana, alla quale versava il 40-50% dei proventi illeciti.

Il declino di Cutolo

L’esperienza durò poco, perché sia dentro (con le richieste di mantenimento degli affiliati) che fuori dalle carceri, il controllo dei campani era divenuto opprimente. In Campania, intanto, si assiste al tramonto di Cutolo, sconfitto dai clan rivali affiliatisi anche ai corleonesi. Il declino de ‘O professore’ spianò la strada all’autonomia della malavita pugliese. Cominciarono i brindisini e i leccesi, seguiti da foggiani e tarantini.

Dalla Sacra Corona Unita all’autonomia

Come detto, Rogoli fondò tra il 1981 e il 1983 una nuova organizzazione criminale, anche se soltanto una sentenza della Corte d’Appello nel 1990, riconobbe ufficialmente la Sacra Corona Unita come associazione mafiosa. Rogoli puntava a una federazione nella quale la la cartina geografica della malavita pugliese venisse suddivisa in province. Foggia sarebbe stata una costola della SCO, ma il desiderio di autonomia e gli atteggiamenti di Rogoli fecero naufragare il progetto di unità. Sono gli anni in cui comincia a plasmarsi una creatura a sé stante. Agli inizi degli anni ’80 Foggia è divisa tra due fazioni che si scontravano ferocemente: da una parte Giuseppe Ciliberti, dall’altra Michele Carella. Tra l’83 e l’84, però, uno degli esponenti emergenti del primo clan, Gerardo Agnelli, passò a quello rivale sposando una nipote di Carella, che nel frattempo fu arrestato negli Usa per droga. Fu Agnelli ad assumere il comando, mentre Ciliberti venne ucciso il 3 ottobre del 1984. Al clan Agnelli-Carella, si allearono presto esponenti di spicco della malavita foggiana, come Bonalumi, Ciccone, Delli Muti e Gaetano Moffa. Si arrivò così al 1986, un anno di fuoco.

Guarda qui la seconda parte
 

Potrebbe Interessarti

Torna su
FoggiaToday è in caricamento