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"Quell'uomo mi ha trascinata nel suo degrado": la terribile storia di Incoronata, una donna ed un sogno distrutti da cinque anni di violenze

Incoronata Turzo, titolare della Asd Energy Club, ha chiuso la sua attività nel giugno scorso dopo cinque anni di stalking. Imputato e rinviato a giudizio è il vicino di casa

 

Anni ed anni di violenze, insulti, tentativi di aggressioni fisiche, di urla sguaiate per la strada. Anni di “put…a”, “tr..a”, di aggettivi sessuali sputati con veemenza all’indirizzo di una donna che oggi, a guardarla, porta dentro le immense ferite che una storia del genere ti scava dentro. E’ una storia di stalking e di degrado, di violenze e di umiliazioni, di un sogno di un vita distrutto e di un investimento economico buttato alle ortiche. Siamo a San Nicandro Garganico, lei è Incoronata Turzo, avvocato e appassionata di fitness. Nel 2012, dopo anni passati a studiare e a formarsi, decide di abbandonare la professione di avvocato e di aprire la sua palestra, la “Asd Energy Club”. Lo fa nei locali di una famiglia che abita nella sua zona, con regolare contratto di affitto. Per qualche anno le cose vanno benissimo, Incoronata è serena, la sua creatura cresce, i clienti si moltiplicano. Poi tutto cambia. Nel 2014 il buio. Si materializza in zona il figlio del proprietario dei locali (oggi è rinviato a giudizio ai sensi dell’art. 612 bis cp). 

E da quel momento comincia un calvario fatto inizialmente di tentativi di approccio,  quindi, al diniego, di aggressioni verbali, di urla sguaiate, di un’immagine pubblica percossa e umiliata di giorno e di notte, di blitz nella palestra con spavento e terrore degli avventori, di ripetuti interventi dei Carabinieri, di una “discesa negli abissi del suo degrado, è lì che ci ha trascinati” ci racconta con gli occhi umidi Incoronata, che aveva iniziata ad indossare la taglia XL, per coprirsi, per nascondere il suo corpo così malamente insultato e vessato. Nel vortice della violenza ci finiscono anche marito e figlia, una ragazzina che oggi ha 14 anni ma che agli inizi di questa terribile vicenda non ne aveva neanche dieci.

Cinque anni di delirio, di paura, di violenza. Fino al punto di decidere di chiuderla quella palestra, di consegnare le chiavi, di distruggere il sogno di una vita e di buttare all’aria i soldi spesi. Qualche settimana fa, a giugno, terminate le annualità di coloro che avevano pagato, Incoronata ha detto basta e ha cominciato a distruggere quella creatura con le sue stesse mani. A mani nude ha cominciato a tirar via la pavimentazione, ferendosi. La prima udienza dibattimentale ci sarà il prossimo dicembre. Incoronata oggi vuole parlare, raccontare la sua storia, “perché la gente ha visto e non ci ha aiutato, perché i Carabinieri sono intervenuti ma più di tanto pare non potessero fare, perché le leggi esistenti non tutelano le donne perché non sono tempestive: se io chiedo aiuto, ne ho bisogno in quel momento, non quando sono stata sfregiata o uccisa”. E invece son passati cinque anni. Incoronata ha ceduto. “Ma nessun’altra deve più cedere, voglio che la mia storia suoni come un grido di aiuto”. Possibilmente prima di finire sulle pagine dei giornali.

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